Educare

Educare significa trarre fuori dalla persona ciò che c’è di più vitale e personale, l’essenza e la ricchezza che sono già bagaglio dell’anima. Risorse fondamentali che vanno non solo portate alla luce ma anche formate secondo un modello chiaro e vero. È il metodo che Dio usa con noi e che Maria ci rivela.

Educare e formare sono due aspetti della stessa medaglia, l’uno necessario all’altro. Ma facciamo un passo previo: bisogna sapere chi si è per educare. Maria sa chi è, ha un’identità chiara e stabile. Posta di fronte alla grande scelta della vita – l’opzione fondamentale – e cioè se affidarsi o meno a Dio, la sua risposta è scolpita per sempre: ecco la serva del Signore. Nessun servilismo, nel senso di sottomissione interessata o impaurita ma rispetto e fiducia. Maria ha una visione limpida di se stessa: ecco perché può educare Gesù. A lui infatti offre quei modi di essere in cui lei per prima crede affinché strutturino la sua personalità di bimbo e poi di ragazzo. Da un lato quindi, permette a suo figlio di fare le sue esperienze e di tirare fuori quello che è, dall’altro però gli propone con fermezza un modello capace di dare forma a tutta questa ricchezza personale. Una madre né opprimente né permissiva, ma equilibrata e premurosa.

Tra spontaneità e regole

Alcuni momenti chiave in cui emerge l’identità di Maria, sono gli episodi lucani circa la sua vita di preghiera. La sua osservanza della legge non è esteriore come quella dei farisei ma è autentica, nasce dal bisogno di tenere viva la relazione col Padre. Proprio all’interno di un tempo di preghiera particolare – la salita al Tempio per la Pasqua – avviene il famoso episodio dello smarrimento e ritrovamento di Gesù. Questa “svista” di Maria nasce dal fatto che ha dato fiducia a suo figlio, al punto da stare tranquilla e pensarlo nella comitiva con il resto dei parenti. Da questo si vede come gli dia l’opportunità di essere se stesso, di muoversi nei suoi spazi e di trovare sue modalità di relazione col mondo. Però, quando questa libertà porta Gesù a un eccesso di autonomia, Maria interviene, facendola rientrare dentro i binari sicuri della giusta dipendenza dai genitori. Gesù infatti tornò subito con loro a Nazaret e, aggiunge Luca, «stava loro sottomesso», quasi voglia sottolineare questa svolta educativa di Maria e Giuseppe che riequilibrano le forze in campo.

Dio PEDAGOGO DEL NOSTRO CUORE

Nel nostro cammino spirituale avviene una dinamica simile. Dio, che è il grande pedagogo dell’anima umana, ci traccia attorno un cerchio e ci dà il comando, come ai nostri progenitori, di essere noi stessi, muovendoci in questo Eden pieno di bei doni con tutta la libertà che abbiamo. In questo senso nessuna via come quella cristiana consente al cuore umano di liberare la sua creatività, e di espandersi fin dove è possibile. Dio crea un habitat vitale in cui sappiamo di poter stabilire con noi stessi e col resto del mondo un rapporto armonioso. Lì ci sentiamo amati e perciò siamo liberi. Quello che a noi crea talvolta qualche problema è questa circonferenza che delimita la nostra libertà. Non ci è lecito fare tutto quello che possiamo. Quella linea che demarca lo spazio è la forma che Dio intende dare alla nostra personalità. Se per sbaglio e per ignoranza andiamo fuori del cerchio, il Signore ci richiama gradualmente all’interno. Non si stanca di educarci e formarci così come Maria non si è mai stancata né di farsi formare dallo Spirito né di formare a sua volta sia Gesù sia tutti i figli che il Signore ha voluto affidarle.

Fonte: Missione Maria, 4/2016, articolo di Monica Reale

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