Seconda tappa. Le prime letture della Seconda Domenica di Quaresima e la seconda lettura della Veglia Pasquale riguardano i racconti cosiddetti patriarcali, focalizzati liturgicamente sulla figura di Abramo: il sacrificio di Abramo (Seconda lettura della Veglia), la vocazione di Abramo (Prima lettura della seconda domenica di Quaresima anno A), di nuovo il sacrificio di Abramo (Anno B), l'alleanza (Anno C).

Riassumiamo questa tappa sotto il titolo:
I PATRIARCHI. Possono gli uomini essere fratelli? Una speranza contro ogni speranza.

L'umanità come una famiglia.
 

 
Seconda tappa. Abramo, i patriarchi e le promesse

 

POSSONO GLI UOMINI ESSERE FRATELLI?

UNA SPERANZA OLTRE OGNI SPERANZA

 

La storia di Abramo è come una seconda tappa nella storia biblica di salvezza  e di liberazione.

Il racconto della torre di Babele, che precede l'inizio dei racconti su Abramo, ci presenta il ritratto sempre attuale di una umanità alla ricerca di un  suo futuro, di una sua unità, di un suo "nome". Ricerca sempre contemporanea  all'uomo e sempre esposta alla delusione.

La storia di Abramo ci dice che tale speranza dell'uomo non è un desiderio impossibile, ma che anzi è destinato a compiersi al di là di ogni previsione.

Il protagonista del racconto del cap. 22 della Genesi è Isacco: egli è il figlio promesso da Dio: in lui è racchiuso e garantito tutto ciò che Dio ha detto di voler fare per la salvezza. Isacco è per Abramo non soltanto un figlio,  ma è soprattutto il figlio della promessa. Eppure Dio gliene chiede la restituzione.

Abramo è completamente solo, ignora di essere messo da Dio solamente a una  prova. Il racconto esprime perciò una drammatica esperienza di fede: quella di  Dio che sembra contraddirsi, che si comporta come se volesse strappare di nuovo alla storia quella salvezza a cui egli stesso ha dato inizio.

Abramo avrebbe potuto contestare a Dio la sua incoerenza: prima promette e poi  toglie. Ed è qui il significato del racconto: Isacco è la speranza di Abramo,  il futuro che Dio gli ha promesso. Abramo deve riconoscere che nemmeno la promessa di Dio diventa diritto. Nelle sue mani è il suo futuro: esse però non  devono essere le mani di un avaro, chiuse su quanto ha ricevuto, le mani di un  accaparratore. Le sue, e perciò anche le mani di ogni credente, devono essere  mani aperte nel gesto di chi perennemente riceve e perennemente offre, le mani  di uno che "ringrazia". E chi ringrazia sinceramente è anche sinceramente disposto a restituire. Il ringraziamento diventa offerta, eucaristia.

Con questo atteggiamento di fronte a Dio l'umanità può costruirsi come popolo  unito in una "unica discendenza".

Sarà l'atteggiamento di Gesù sul Calvario: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai  abbandonato?... A te affido la mia vita". E poiché ha offerto la sua vita a  Dio, da Dio la vita gli viene restituita, e per sempre. Lui, il Cristo, di­scendenza di Abramo, primogenito tra molti fratelli, primizia di un popolo  salvato.

 

Introduzione alla seconda lettura della veglia pasquale

Guida: DAL LIBRO DELLA GENESI (22,1-18)

Isacco è per Abramo il figlio che Dio ha promesso, è la sua speranza e il  suo futuro. Abramo, nell'oscurità della prova, riconosce che il dono di Dio  non può essere reclamato come diritto, ma deve essere accolto con sentimenti  di ringraziamento e di offerta. Sarà l'atteggiamento di Gesù sul Calvario: il Cristo, discendenza di Abramo,  offre la sua vita e diventa il primogenito di molti fratelli.