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Quarta tappa. Le prime letture della Quarta Domenica di Quaresima e la quarta
lettura della Veglia Pasquale riguardano i racconti della monarchia,
focalizzati sulla figura di Davide e sul tema della terra, con la sua capitale
davidica: la città di Gerusalemme, fondata sulla giustizia (Quarta lettura
della Veglia pasquale), la scelta di Davide (Prima lettura della quarta domenica
di Quaresima Anno A), la scacciata dalla terra (Anno B). la prima pasqua nella
terra (Anno C). Riassumiamo questa tappa sotto il titolo: |
Le
letture dei Profeti commentano una quarta tappa della storia biblica della
liberazione dell'uomo e ne annunciano una più completa.
Per
assicurarsi la libertà acquistata con l'esodo, Israele si era scelto una
forma di governo monarchico: in quel tempo, nell'ambiente orientale, era la
migliore e la più diffusa garanzia di difesa e di sopravvivenza di un popolo.
L'espressione più efficiente in Israele fu il regno di Davide e di Salomone.
Non
durò molto: i profeti e i libri delle Cronache ne danno la spiegazione: i
capi, i re, non si sono mantenuti fedeli nel "servizio del Signore":
essi, invece di assicurare la libertà del popolo, sono diventati i suoi nuovi
oppressori: hanno approfittato della loro situazione per i propri interessi.
Il popolo stesso, però, aveva moltiplicato le sue infedeltà all'alleanza con
il Dio di Abramo, d'Isacco e di Giacobbe.
"Quindi
i suoi nemici incendiarono il tempio, demolirono le mura di Gerusalemme,
diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutte le cose più
eleganti. Il re deportò in Babilonia gli scampati alla spada, che divennero
schiavi suoi e dei suoi figli, fino all'avvento del regno persiano".
Gli
avvenimenti della storia non seguono un destino cieco, seguono le responsabilità
degli uomini. Libero politicamente, Israele era diventato schiavo dei suoi
interessi. Ed eccolo di nuovo deportato. L'esilio traduceva sul piano
geografico ed esteriore quello che il popolo era diventato dentro di sé: alienato e
schiavo.
Ma
l'esilio non è stato solo l'occasione per scoprire l'infedeltà del popolo:
è stata anche l'occasione per riaffermare la fedeltà di Dio. Questa volta, diversamente
dall'esodo, strumento della liberazione del popolo non è un profeta come
Mosè, ma Ciro, re di Persia. Se i profeti indicano in un re pagano un
collaboratore di Dio, lo fanno perché, da uomini liberi, hanno compreso che il
Dio di Israele non si lascia imprigionare dalle etichette distribuite fra gli
uomini, nemmeno se queste si rifanno alla fede. E il popolo credente del Signore,
dietro l'invito dei profeti, riceve la libertà per le mani di un uomo che proprio
in questo Dio non credeva, ma vede contemporaneamente questa liberazione
"nuova" come il dono della misericordia del suo Dio, il solo vero
Signore della storia, il solo salvatore.
I
profeti annunciano come una definitiva libertà può solo passare per una piena
liberazione interiore, una giustizia vissuta fino in fondo, un "servizio di
Dio" esercitato fedelmente.
Quando in Gesù, pieno dello Spirito di Dio, queste condizioni saranno realizzate, una nuova libertà camminerà nella storia, "già donata" da Dio ma "ancora da conquistare", giorno per giorno, da parte dell'uomo.
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Guida:
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA (54,5-14) Israele,
libero politicamente, era diventato schiavo di nuovi interessi e di nuovi
idoli. Ed eccolo di nuovo deportato, questa volta in Babilonia. I profeti
annunciano come una definitiva libertà può solo passare attraverso una
piena liberazione interiore, una giustizia vissuta fino in fondo, un servizio
di Dio esercitato fedelmente. Quando in Gesù, pieno dello Spirito di Dio, tutte queste condizioni saranno realizzate, una nuova libertà camminerà nella storia, già donata da Dio, ma ancora da conquistare da parte dell'uomo, giorno per giorno. |