Quinta tappa. Le prime letture della Quinta Domenica di Quaresima, con la quinta e sesta lettura della Veglia Pasquale, riguardano le riflessioni profetiche circa il tempo del post-esilio, il sorgere del giudaismo e le tensioni dell'ellenismo:  Voi tutti assetati, venite... (Quinta lettura della Veglia pasquale), Perché?... Impara, ritorna... (Sesta lettura della Veglia pasquale),  Rivivrete... (Prima lettura della quinta domenica di Quaresima Anno A), L'alleanza nuova, la legge nel cuore (Anno B), Il nuovo supera l'antico (Anno C).

Riassumiamo questa tappa sotto il titolo:


Esilio-Epoca persiana (Giudaismo) - Ellenismo. Dal buio più profondo una luce.
In
attesa di uomini nuovi.

Israele come "resto"  

 
Quinta tappa. Il periodo ellenistico e i Maccabei

 DAL BUIO PIÙ PROFONDO UNA LUCE

 

La storia della Bibbia è la storia di una speranza mai smentita. Nei momenti  più bui ed oscuri, tale speranza ha camminato sulle spalle dei profeti e dei  "poveri di Yhwh". Nei momenti in cui il popolo sembrava ormai senza futuro,  essi scommettono sul suo "avvenire" e proclamano che esso non dipende dall'A­vere o dal Potere, ma dall'Amore creatore di Dio e dall'uomo che lo accoglie e  si fa suo collaboratore.

Nel II secolo a.C., Israele è ricaduto in una nuova schiavitù: quella dei suc­cessori di Alessandro ad Antiochia. L'oppressione è politica, ma più ancora  culturale e religiosa. E' la prima volta che Israele subisce il giogo di una  potenza veramente totalitaria che vuole imporre non solo le sue leggi, ma an­che la sua cultura e la sua religione. La famiglia dei Maccabei si rivolta e  con le armi riesce ad ottenere la liberazione. Ma questa degenera abbastanza  presto: i discendenti dei primi Maccabei dimenticano l'alleanza con Dio e sci­volano di nuovo nell'ingiustizia.

Gli autori delle Apocalissi, l'autore del Libro di Daniele soprattutto, ricor­dano allora al popolo che la vera liberazione non è possibile se non viene da  Dio. Essi annunciano cieli nuovi e terra nuova, dove non ci saranno più grida  né lacrime né guerre, dove regneranno pace e giustizia. Questo ideale è tal­mente perfetto che essi vedono lo vedono possibile solo alla fine dei tempi.  La liberazione definitiva resta sempre "davanti".

Quasi contemporaneamente, in mezzo a un'oppressione che continua e accanto  alla speranza collettiva della nazione scelta da Dio, si fa strada una speranza più personale. La liberazione non dovrà essere solo dall'ingiustizia e  dall'oppressione; i giusti che hanno dato la vita lottando per essa non posso­no essere dichiarati sconfitti dalla morte: la liberazione promessa dal Dio  dell'Alleanza e dell'Esodo deve essere anche una liberazione dalla morte. Il  libro della Sapienza dà voce a questa speranza: "I giusti perseguitati comanderanno sulle nazioni e governeranno i popoli, e il Signore regnerà su di loro  per sempre", "la loro speranza è piena di immortalità". Si trattava di una  speranza certa.

Ma quando avrebbe cominciato a realizzarsi?

 

Il popolo credente di allora non poteva immaginare che questa "utopia" riman­data alla fine dei tempi sarebbe presto apparsa nella storia, nella persona di  Gesù. Noi sappiamo e crediamo che in Gesù, nella sua vita, morte e risurrezio­ne, Dio compie la speranza dei tempi. Gesù è vivo.

 

Introduzione alla sesta lettura della veglia pasquale

Guida: DAL LIBRO DEL PROFETA BARUCH (3-4)

La riflessione sulla storia ha insegnato al popolo dell'alleanza che ogni  liberazione politica, collettiva e concreta, può essere duratura solo se fon­data su una reale, intima e profonda liberazione delle persone che lo compon­gono.

In Gesù, uomo che vive di fronte a Dio una completa libertà di figlio "amato  dal Padre", in Gesù Dio fa splendere nel buio del mondo una luce: per guidare  gli uomini ancora in cammino verso la terra promessa della loro piena libera­zione, per illuminarli della stessa dignità di figli.