Dall'Osservatore Romano del 29 Ottobre 1997

La catechesi mariana di Giovanni Paolo II

Il genuino culto mariano

Con la catechesi di mercoledì 15 ottobre scorso, il Papa, dopo molteplici riflessioni sui privilegi, doni, carismi da Dio concessi alla Beata Vergine Maria e dopo le catechesi sulla funzione da Maria svolta nell'ambito dell'economia della salvezza, quale madre del Redentore in tutto associata alla persona e alla missione del Figlio, ci ha spiegato l'origine del culto mariano, le sue prime espressioni ed il successivo sviluppo. Il discorso è stato ripreso con la catechesi n. 67 di mercoledì 22 ottobre, per precisare la natura del culto mariano.

Come per le precedenti catechesi, anche in quest'ultima il Papa inizia con una citazione del Concilio Vaticano II, che gli consente di precisare subito la differenza che intercorre tra il culto prestato al Verbo incarnato e quello che viene reso alla Vergine. Sebbene questo sia "del tutto singolare" differisce però essenzialmente da quello, che è di adorazione a Cristo, vero Dio, oltreché vero uomo, e che è pertanto identico al culto che la Chiesa presta al Padre e allo Spirito Santo (cfr LG 66). Certamente il culto a Maria è superiore al culto rivolto ai santi perché anzitutto è attribuito a colei che è la madre del Signore; ed inoltre perché essendo stata ricolma di grazia, la Vergine praticò tutte le virtù e tutte in grado eroico, "in modo tale, dice san Tommaso, che gli altri santi sono stati eccellenti in qualche virtù particolare, ma la Beata Vergine è stata in tutte eccellente e in tutte le virtù ci è stata data per esempio (citato da s. Alfonso, in Le glorie di Maria, PSS Roma 1921, .p. 332). C'è però l'esigenza di garantire il primato assoluto di Cristo nella fede e nel culto della comunità cristiana, con la conseguenza di precisare il giusto posto che nell'economia della salvezza occupa la Vergine e quale venerazione la Chiesa deve prestare alla madre del Redentore, al quale, ancorché madre, Maria è totalmente e sotto ogni aspetto subordinata. A Dio solo, e non anche alla Madre di Dio, si deve il culto di adorazione. Questo è il culto che la creatura umana deve a Dio, perché Dio è l'unico Creatore e Signore dell'universo, e che il cristiano, illuminato dalla divina rivelazione, adora "in spirito e verità" (Gv 4,23) quale Padre, e con il Padre adora Cristo e lo Spirito Santo. Professiamo questo culto con la recita del "Simbolo Niceno-Costantinopolitano, quando diciamo: "... lo Spirito Santo, che con il Padre e il Figlio è adorato e glorifica

La differenza tra il culto di adorazione alla Trinità e quello mariano è di "essenza" dice il Concilio ("differisce essenzialmente") e di distanza "infinita" afferma il Papa. Pertanto quando i fedeli invocano Malia come Madre di Dio, contemplano in Lei la più alta dignità conferita da Dio ad una creatura, ma non le attribuiscono un culto uguale a quello dovuto alle Persone Divine. Come pure differisce l'amore che nutriamo per Maria da quello che dobbiamo a Dio: quello è, sul piano spirituale, l'affetto dei figli verso la madre; l'altro è l'amore che per divino precetto e per la nostra condizione di creature dobbiamo a Dio amato sopra ogni cosa con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente (cfr Mt 22,37).

Probabilmente qualcuno si chiederà la ragione di queste spiegazioni, pensando quasi che Concilio e Papa abbiano qualche timore a motivo della costante e diffusissima grande devozione del popolo cristiano verso la Vergine Maria, come se questa costituisca o diventi impedimento all'adorazione dovuta a Dio. Nulla di tutto ciò. Anzi proprio dal Vaticano Il e da Giovanni Paolo Il viene esaltato, lodato,sollecitato e caldamente raccomandato ai fedeli. E ne danno le motivazioni bibliche e patristiche, teologiche e pastorali, liturgiche e ascetiche.

Infatti, Vaticano II e Giovanni Paolo II riconoscono spiegano che, quando i fedeli invocano Maria come Madre di Dio contemplano in Lei la più alta dignità conferita ad una creatura.

Inoltre, a togliere ogni sospetto e ad eliminare timori e paure di deleterie confusioni, Concilio e Papa ricordano che l'onore reso a Maria si traduce in un culto ordinato che conduce all'adorazione della Santissima Trinità. E lo specificano in relazione alle tre Divine Persone, dicendo che la venerazione dei cristiani per la Vergine "singolarmente promuove" il culto prestato al Verbo incarnato, al Padre e allo Spirito Santo.

Nella prospettiva cristologica Vaticano Il e Giovanni Paolo Il abbondano in riferimenti esplicativi della leggittimità e peculiare fecondità apostolica propria ed esclusiva del culto mariano. Nel n. 66 della Lumen Gentium, mentre vengono riconosciute spiritualmente fruttuose le varie forme di devozione mariana che la comunità ecclesiale esprime e vive entro i limiti di una dottrina sana e ortodossa, se ne sottolinea il valore cristologico, poiché per la loro intrinseca bontà e sicura efficacia religiosa e pastorale fanno si che il Figlio "sia debitamente conosciuto, amato, glorificato e siano osservati i suoi comandamenti Ciò è accaduto subito nella Chiesa, poiché è storicamente documentato che crescendo il culto mariano cresceva nei fedeli l'adorazione a Cristo. Venerare la Madre non ha mai significato nella vita della Chiesa una diminuzione della fede e dell'amore al Figlio. Anzi, tutt'altro, come fu già con Concilio di Efeso, la cui proclamazione della Theotokos fu una conferma della fede in Cristo, vero Dio. Ne è una conferma l'antico inno Akathistos che celebra l'incarnazione del Verbo con la dedicazione (oltre alla città di Costantinopoli) di ogni anima umana alla Madre di Dio. Delle 24 stanze di cui è composto, 12 sono rivolte al Verbo incarnato e 12 alla Madre di Dio. Maria è cantata come la prima creatura, "piena di grazia", nella quale il mistero dell'unione fra Dio e la natura umana è totale. Ad una simile creatura come non attribuire un culto "del tutto singolare" e "superiore al culto rivolto agli altri santi"? Non è la Tuttasanta?! E non la salutò così già san Giovanni Battista vivente ancora nel grembo materno, esprimendole venerazione e culto? "Tenendo Dio / racchiuso nel suo grembo / corse la Vergine / da Elisabetta. / Il bambino di costei avvertì subito il suo saluto, fu invaso da gioia e con salti di danza come canti d'esultanza alla Madre di Dio esclamò: / Ave, ramo di pianta che non dissecca / Ave, promessa di frutto che non marcisce / ... Ave propiziatrice di perdono per il mondo intero. / Ave, compiacenza di Dio per gli uomini / Ave, mediatrice degli uomini presso Dio / Ave, o Sposa semprevergine" (Parte prima, 5, a cura di G. Ferrari, Ed . Vivere In 1976) p. 13). Il culto mariano evidenziando con le sue espressioni autentiche la divina maternità di Maria, il suo comportamento e le sue azioni è sempre finalizzato alla glorificazione del Verbo incarnato: nell'annunciazione nella visita a s. Elisabetta, a Cana, dove Gesù diede inizio ai suoi miracoli e manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui (Gv 2, 11).

E un culto che favorisce altresì nella sua genuina estrinsecazione l’adorazione al Padre. I credenti, riconoscono il valore della maternità di maria, mentrela venerano e le prestano culto, secondo lo spirito della Chiesa,scoprono "una manifestazione speciale della tenerezza di Dio Padre". Nella Messa di "Maria Vergine Regina e MaDRE DELLA Misericordia" preghiamo: "Dio di bontà infinita concedi ai tuoi figli per intercessione della beata Vergine Maria, madre di misericordia, di sperimentare sulla terra la tua clemenza". La Vergine è celebrata come la profetessa che esalta la misericordia dell'eterno Padre (cfr Lc 1, 39-55). Per questo i fedeli desiderano vivamente "magnificare con Maria la bontà infinita" di Dio. È la Donna esperta della benevolenza di Dio. Nell'Enciclica Dives in misericordia Giovanni Paolo Il ha scritto che "Maria... in modo particolare ed eccezionale - come nessun altro - ha sperimentato la misericordia avendo fatto esperienza della misericordia in una maniera straordinaria" (AAS 72, 1980, n. 9, pp. 1208-1209).

Lo stesso culto, mentre evidenzia il mistero della Vergine che concepì e partorì rimanendo sempre vergine, pur essendo divenuta madre, pone in risalto l'azione dello Spirito Santo che operò nel di lei grembo il concepimento del bambino e che continuò a guidare la sua vita. Gli stessi titoli di Consolatrice, Avvocata, Ausiliatrice, che teologicamente appartengono all'azione dello Spirito Santo, attribuiti a Maria dalla pietà del popolo cristiano, non solo non offuscano l'opera del Consolatore, del Paraclito ma l'esaltano e dispongono i credenti all'azione benefica del divino Spirito e a riceverne i doni.

Se sant'Alfonso Maria de' Liguori ha potuto scrivere nel secondo volume delle Glorie di Maria che "convenne a Dio e a tutte tre le divine Persone di preservare questa Vergine dalla colpa originale... al Padre come sua Figlia, al Figliuolo come a sua Madre, allo Spirito Santo come sua Sposa", è ben giusto che a una sì sublime Donna, alla Donna, alla Nuova Eva si attribuisca un culto "del tutto singolare", che differisce sì - dice il Concilio - dalla adorazione dovuta a Dio, ma è ben "superiore al culto rivolto agli altri santi", a motivo - soggiunge il Papa - di "una sua peculiarità irripetibile, perché si riferisce ad una persona unica per la sua perfezione personale e per la sua missione. Ne segue, e sul piano teologico come in quello pastorale ed ascetico, che quando Maria riceve da noi tale culto contemporaneamente noi lodiamo e ringraziamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e diventiamo più cristiani, come ebbe a dire Paolo VI durante la visita al Santuario mariano di Bonaria

A Maria, pertanto, ha fatto sempre ricorso il popolo cristiano, animato da filiale fiducia e confidenza, e ne ha invocata la materna protezione ed intercessione per ottenere quella salus animarum che è il bene di tutta la Chiesa e di ciascun membro che in essa, corpo mistico di Cristo, è inserito.

Occorre però impegnarci di più e meglio, con la catechesi, con le celebrazioni liturgiche ben condotte e con la testimonianza di fedeltà a Cristo e alla Chiesa, per rendere il culto mariano in tutta la comunità ecclesiale genuino, solido e sempre teso al conseguimento del supremo finale obiettivo dello stesso culto che e con quello della salvezza eterna la glorificazione di Dio (cfr MC 39).

V.C.F.