Dall' Unione Sarda del 8 settembre 2000

Basilica.
Dalle cinque del mattino migliaia di persone nel santuario per sciogliere un voto o chiedere una grazia
Rimedio, nel tempio dei pellegrini
Festa della Vergine, un esercito di fedeli in marcia da tutta l’isola

Oggi è festa. Per gli oristanesi festa di fede, di preghiera ai piedi della Vergine del Rimedio. Qui nella Basilica che ha antiche radici, il popolo degli Arborea da cento e passa anni puntualmente si ritrova per ringraziare la Madonna che ogni giorno stende la sua mano santa sugli umili, sui sofferenti, e su chi spera in un pezzo di pane.
Questa del Rimedio è veramente una festa religiosa, solo ed esclusivamente tale. Le bancarelle, i torronai e i questuanti sono contorno, cornice di una tela che sembra dipinta da Leonardo.
Migliaia e migliaia di persone dalle cinque del mattino fino a sera tarda si recheranno al santuario per sciogliere un voto, per pregare. Chi per chiedere una grazia, chi per sperare in un aiuto, in una intercessione. La Chiesa non ha un centimetro di parete libera dagli ex voto: una guarigione, un lavoro, la pace o la salute ritrovata. Oristano da sempre deposita le sue ansie, le sue paure, i suoi desideri e le sue speranze, ai piedi della Vergine del Rimedio. L’ha pregata e invocata durante la guerra, nel corso delle sue mortali carestie, ai suoi piedi è sempre accorsa la gente che prega e che spera.
Gli oristanesi combattuti ma mai vinti, spinti e sorretti nel sacrosanto diritto alla vita e alla vita dignitosa nella umiltà hanno trovato nella Madonna del Rimedio la risposta che si aspettavano. Un raggio di sole dopo i temporali, i segnali del cambiamento quando ormai la fede stava quasi per cedere il passo all’umano raziocinio. Tutti gli anni puntualmente, il popolo della provincia e non solo, visto che tanti arrivano anche dalle altre, l’otto settembre, spacchi il sole le pietre o il temporale scassi l’aria, rispetta, devoto e umile, la sua santa patrona.
Per una giorno questo popolo oristanese così tanto accusato di pigrizia, di scarsi slanci e di pigre emozioni, si trasforma: accorre, partecipa, prega, invoca. E piange. Anche questo è un miracolo, che annualmente si rinnova e si ripete.
Oristano in tutti questi anni ha perso parecchio, ha quasi smarrito la sua identità, è riuscito ad abbattere porte e monumenti ma ha sempre salvato e rispettato come sacro il piedistallo della vergine del Rimedio. Ha quasi distrutto la festa di santa Croce, persino dimenticato e in alcuni casi purtroppo chiuso luoghi sacri, di culto, ma l’otto settembre è sempre rimasto un santo vincolo, un testamento da onorare e tramandare nel tempo.
La festa del Rimedio è festa di tutti, agricoltori e pastori, impiegati e professionisti, di santi e diavoli. “Alcanzadenos, Segnora Rimedio pro dogni male”. Aiutaci, Signora, Rimedio, da ogni male. Mille e ancora mille occhi asciugati dagli anni, vinti dal dolore, visi di bambini innocenti, di peccatori pentiti, facce bruciate dal sole e dal mare, ripetono l’invocazione che i Monsignori oristanesi hanno scritto a lettere di bronzo nella cappella della Vergine.
L’hanno cantata e ripetute cento volte duranti gli anni di guerra le madri in attesa del ritorno dei figli, o per curare gli invalidi, i malati, i sofferenti. Ma anche l’uomo dal nome illustre che ha perso la strada maestra, che non sa più da che parte sta la sua verità. Tutti, indistintamente, si sono rivolti a Lei. La Madonna del Rimedio da sempre stende la sua mano santa sul popolo degli Arborea e il popolo la ringrazia nel giorno santo dell’otto settembre. Quando gli agricoltori preparavano i terreni per la semina e i pastori accarezzavano il primo ciuffo d’erba dopo la siccità dell’estate. Quando i pescatori rimettevano le reti a terra e tiravano le somme. La Madonna del Rimedio ha fatto miracoli per questo popolo e continuerà a farli. E questo popolo continuerà ad invocare la sua Madonna, quella che è sempre stata vicina soprattutto nei momenti difficili, che ha steso la sua mano caritatevole a tutti, indistintamente.
Dolce e benigna benedirà quanti nei secoli e nei secoli ancora la invocheranno con fede e speranza: Segnora, rimedio pro dogni male”.

Antonio Masala