| Basilica. |
| Dalle
cinque del mattino migliaia di persone nel santuario per sciogliere
un voto o chiedere una grazia |
 |
| Rimedio,
nel tempio dei pellegrini |
| Festa
della Vergine, un esercito di fedeli in marcia da tutta l’isola |
 |
|
Oggi è festa. Per gli oristanesi festa di fede,
di preghiera ai piedi della Vergine del Rimedio. Qui nella Basilica
che ha antiche radici, il popolo degli Arborea da cento e passa anni
puntualmente si ritrova per ringraziare la Madonna che ogni giorno
stende la sua mano santa sugli umili, sui sofferenti, e su chi spera
in un pezzo di pane.
Questa del Rimedio è veramente una festa religiosa, solo ed
esclusivamente tale. Le bancarelle, i torronai e i questuanti sono
contorno, cornice di una tela che sembra dipinta da Leonardo.
Migliaia e migliaia di persone dalle cinque del mattino fino a sera
tarda si recheranno al santuario per sciogliere un voto, per
pregare. Chi per chiedere una grazia, chi per sperare in un aiuto,
in una intercessione. La Chiesa non ha un centimetro di parete
libera dagli ex voto: una guarigione, un lavoro, la pace o la salute
ritrovata. Oristano da sempre deposita le sue ansie, le sue paure, i
suoi desideri e le sue speranze, ai piedi della Vergine del Rimedio.
L’ha pregata e invocata durante la guerra, nel corso delle sue
mortali carestie, ai suoi piedi è sempre accorsa la gente che prega
e che spera.
Gli oristanesi combattuti ma mai vinti, spinti e sorretti nel
sacrosanto diritto alla vita e alla vita dignitosa nella umiltà
hanno trovato nella Madonna del Rimedio la risposta che si
aspettavano. Un raggio di sole dopo i temporali, i segnali del
cambiamento quando ormai la fede stava quasi per cedere il passo
all’umano raziocinio. Tutti gli anni puntualmente, il popolo della
provincia e non solo, visto che tanti arrivano anche dalle altre,
l’otto settembre, spacchi il sole le pietre o il temporale scassi
l’aria, rispetta, devoto e umile, la sua santa patrona.
Per una giorno questo popolo oristanese così tanto accusato di
pigrizia, di scarsi slanci e di pigre emozioni, si trasforma:
accorre, partecipa, prega, invoca. E piange. Anche questo è un
miracolo, che annualmente si rinnova e si ripete.
Oristano in tutti questi anni ha perso parecchio, ha quasi smarrito
la sua identità, è riuscito ad abbattere porte e monumenti ma ha
sempre salvato e rispettato come sacro il piedistallo della vergine
del Rimedio. Ha quasi distrutto la festa di santa Croce, persino
dimenticato e in alcuni casi purtroppo chiuso luoghi sacri, di
culto, ma l’otto settembre è sempre rimasto un santo vincolo, un
testamento da onorare e tramandare nel tempo.
La festa del Rimedio è festa di tutti, agricoltori e pastori,
impiegati e professionisti, di santi e diavoli. “Alcanzadenos,
Segnora Rimedio pro dogni male”. Aiutaci, Signora, Rimedio,
da ogni male. Mille e ancora mille occhi asciugati dagli anni, vinti
dal dolore, visi di bambini innocenti, di peccatori pentiti, facce
bruciate dal sole e dal mare, ripetono l’invocazione che i
Monsignori oristanesi hanno scritto a lettere di bronzo nella
cappella della Vergine.
L’hanno cantata e ripetute cento volte duranti gli anni di guerra
le madri in attesa del ritorno dei figli, o per curare gli invalidi,
i malati, i sofferenti. Ma anche l’uomo dal nome illustre che ha
perso la strada maestra, che non sa più da che parte sta la sua
verità. Tutti, indistintamente, si sono rivolti a Lei. La Madonna
del Rimedio da sempre stende la sua mano santa sul popolo degli
Arborea e il popolo la ringrazia nel giorno santo dell’otto
settembre. Quando gli agricoltori preparavano i terreni per la
semina e i pastori accarezzavano il primo ciuffo d’erba dopo la
siccità dell’estate. Quando i pescatori rimettevano le reti a
terra e tiravano le somme. La Madonna del Rimedio ha fatto miracoli
per questo popolo e continuerà a farli. E questo popolo continuerà
ad invocare la sua Madonna, quella che è sempre stata vicina
soprattutto nei momenti difficili, che ha steso la sua mano
caritatevole a tutti, indistintamente.
Dolce e benigna benedirà quanti nei secoli e nei secoli ancora la
invocheranno con fede e speranza: “Segnora,
rimedio pro dogni male”.
Antonio Masala
|
|