Ester 5,1-6,11

Nella traccia di sviluppo storico-liturgico che stiamo seguendo, la lettura del libro di Ester è da situare sullo sfondo delle problematiche del periodo post-esilico e anche del periodo ellenistico, per quanto riguarda il rapporto di Israele con gli altri popoli. Su questi periodi vedi il sommario storico-teologici relativo indicato nel riquadro.

 

Quinta tappa. Le prime letture della Quinta Domenica di Quaresima, con la quinta e sesta lettura della Veglia Pasquale, riguardano le riflessioni profetiche circa il tempo del post-esilio, il sorgere del giudaismo e le tensioni dell'ellenismo:  Voi tutti assetati, venite... (Quinta lettura della Veglia pasquale), Perché?... Impara, ritorna... (Sesta lettura della Veglia pasquale),  Rivivrete... (Prima lettura della quinta domenica di Quaresima Anno A), L'alleanza nuova, la legge nel cuore (Anno B), Il nuovo supera l'antico (Anno C).

Riassumiamo questa tappa sotto il titolo:

Esilio-Epoca persiana (Giudaismo) - Ellenismo. Dal buio più profondo una luce.
In
attesa di uomini nuovi.
Israele come "resto"  

 

Introduzione al Libro di Ester

 

Premessa sul testo

 

Il libro di Ester ci giunge in tre forme: Testo Masoretico (TM), Testo Alfa (AT), Settanta (LXX).

Il TM, scritto in ebraico forse nel III sec. a.C., usa come fonte una storia popolare su Ester e Mardocheo, alla quale aggiunge la spiegazione della festa di Purim. Non nomina mai Dio nè alcun altro aspetto esplicitamente religioso. È parte del canonce ebraico.

Il Testo Alfa (AT = Alpha Text) è la traduzione in greco di un testo ebraico simile, ma non identico al TM (circa del 20% più corto). Non ha il complotto che Mardocheo denuncia in 2,21-23 e le leggi persiane non sono presentate come irrevocabili (due punti importanti nella trama del TM). Non fa menzione della festa di Purim e, soprattutto, introduce alcune menzioni esplicite di Dio. Diffuso soprattutto in Egitto, non godette però dello stesso statuto canonico del TM.

La LXX è la traduzione in greco del TM, risalente al II sec. a.C. Contiene sei lunghi passaggi e diverse altre brevi varianti non presenti nel TM, aggiunte o al momento della traduzione o più tardi. Le integrazioni provvedono soprattutto a esplicitare la valenza religiosa del libro (Dio vi è nominato cinquanta volte) e a presentare i protagonisti Ester e Mardocheo come dei giudei osservanti. In tal modo, però, come vedremo, le aggiunte cambiano radicalmente la natura del libro, tanto da poter considerare Ester greco come un'opera diversa da Ester ebraico.

La LXX fa parte dei libri canonici delle Chiese Ortodosse e dei libri deuterocanonici della Chiesa Cattolica (La traduzione della Vulgata le aggiunge alla fine della sua traduzione del TM, continuando però una numerazione progressiva da 11,1 a 16,24).

Nelle edizioni protestanti della Bibbia le aggiunte sovente appaiono separate, nella sezione contenente i Libri Apocrifi.

Queste parti integrative della LXX furono successivamente aggiunte anche al Testo Alfa, per omologare le due versioni greche. Inoltre, esistono altre traduzioni sia del TM sia della LXX, come la Vetus Latina,  due traduzioni targumiche in aramaico di tipo molto libero, e infine una versione a parafrasi da parte di Giuseppe Flavio che sembra conoscere le diverse versioni diffuse al suo tempo

Nella edizione della Bibbia Cei (contenuta ad esempio nella Bibbia di Gerusalemme) queste parti aggiunte non sono sempre chiaramente distinte e quelle più brevi non sono indicate. Esse sono riconoscibili perché indicate a fianco con la numerazione della volgata e nel testo con una numerazione letterale alfabetica (a-z) affiancata al numero del versetto del TM da cui parte l'aggiunta. Nelle edizioni moderne di studio tali aggiunte maggiori sono indicate con le lettere maiuscole A-F e una numerazione autonoma, talvolta inserite all'interno stesso del testo, talvolta inserite in due  presentazioni distinte del libro, del TM prima e della LXX dopo (scelta più indicata)..

Nel presente commento noi ci limiteremo a presentare anzitutto il Testo Masoretico, indicando le aggiunte della LXX, ma lasciando la loro presentazione completa a una distinta lettura.

 

Guida per la lettura continua di 5,1-6,11

 

Est 5,1-8,2 Il piano di Haman è sventato

 

5,1-2 (Bibbia di Gerusalemme solo in nota).3-8 Ester prende l'iniziativa: si presenta al re e lo invita a un primo banchetto (il sesto del libro)

 

Chi legge la Bibbia di Gerusalemme farà attenzione che il testo ebraico dei vv. 5,1-2 è, diversamente dal solito, posto soltanto in nota. Esso, in modo coerente con il resto, non fa menzione del termine della preghiera di Ester, ma solo della fine del digiuno al terzo giorno e si limita ad una descrizione esterna delle azioni, senza introdurre analisi introspettive come fa il testo greco.

Come nelle precedenti espressioni simili (2,9.15), Ester "si guadagna" (la forma verbale è attiva) la simpatia del re, il quale comprende che una ragione importante deve aver mosso la regina a un passo così rischioso e gliene domanda la ragione. Il lettore si aspetterebbe ora che Ester prostata ai piedi del re invochi misericordia per il suo popolo, ed invece in modo sorprendente Ester si limita a invitare il re a venire insieme con Haman a un banchetto che lei stessa ha preparato. In modo ancor più sorprendente, una volta che si trovano al banchetto, alla nuova domanda del re (che dunque si è ben reso conto che la regina aveva intenzione di chiedere ben altro che la sua presenza a un banchetto!), Ester risponde invitando il re a venire sempre con Haman a un secondo banchetto che lei preparerà per il giorno dopo.

Oltre alla sorpresa e alla suspense narrativa che così viene introdotta, il comportamento di Ester fa parte di uno stratagemma ben congegnato. Nelle società orientali, ieri come oggi, una richiesta più importante si fa soltanto dopo aver preparato la strada con richieste minori la cui accettazione è garantita. Ugualmente strategica è l'estensione dell'invito anche ad Haman in compagnia del re: da una parte Ester controlla il nemico portandolo nel suo territorio e creando con lui dei legami di cortesia, da un'altra lo illude ancora di più sulla sua potenza (cf 5,9 "Haman uscì lieto e con il cuore contento"), preparando per lui una più cocente disillusione e per gli ascoltatori ebrei interessati alla storia una più divertita rivincita.

Una osservazione è opportuna circa i vv. 5,7-8.  Una traduzione letterale lascerebbe intravedere una frase non compiuta: "La mia domanda e la mia richiesta... ". Sembra quasi che Ester stia esitando. D'altra parte, il suo modo di parlare subito dopo si fa elaborato, per tre volte afferma la sua totale dipendenza dal re, tanto da far sembrare che debba chiedere una grazia grandissima, e poi invece conclude ripetendo l'invito ad un secondo banchetto. È del tutto fuori luogo pensare, come fa sovente l'esegesi storico-critica, a un doppione conseguente a una duplice fonte o tradizione. Ester sta invece procedendo e parlando in modo tale da rendere impossibile al re di non esaudire alla sua vera richiesta, quando sarà giunto il momento giusto per farla. Dapprima Ester si dice dipendente dal favore del re: "Se ho trovato grazia agli occhi del re" (ma il testo ci ha detto prima che lei la grazia del re se la sa conquistare); in secondo luogo si affida al suo giudizio: "se al re sembra bene dare quello che domando e fare quello che chiedo"; e infine, una volta che il re dimostrerà il suo favore venendo al secondo banchetto, ella afferma che "farà come il re dice" (il tono ironico per antifrasi, dal momento che ormai sarà il re a fare quello che Ester dice, è del tutto perso nella traduzione Cei "risponderò alla domanda del re"). A questo punto, Ester ha i due uomini in suo potere: il re perché lo ha portato a fare quello che lei gli chiederà, Haman perché ubbidisce al re.

Riflessione. Per la prima volta, vediamo il potere esercitato da un personaggio giudeo e a partire da tre condizioni di svantaggio: Ester era una donna, una giudea, un'orfana. Di nuovo, Dio non è nemmeno qui nominato, ma per il lettore della Bibbia non costituisce una novità che Dio si serva di donne senza potere per portare avanti piani provvidenziali per il suo popolo. Si ricordi Rut, Deborah, Giuditta per i tempi anteriori o più o meno contemporanei a quelli del racconto. Il lettore del Nuovo Testamento non farà difficoltà a ricordare le parole del canto di Maria: "Ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata".

 

5,9-14    Haman costruisce il patibolo per Mardocheo

 

Il v. 5,9, diversamente dal solito stile del testo ebraico, ci dà una visione introspettiva  dei sentimenti di Haman, e ce lo mostra consapevole di aver raggiunto l'apice del suo potere. Tanto più appare incerto il destino di Mardocheo, che continua impeterrito nella sua ormai sconsiderata provocazione dell'orgoglio di Haman. Di fatto, anche la famiglia di Haman è coinvolta nell'affrettare la morte di Mardocheo, distinta da quella degli altri ebrei. Un palo è preparato per Mardocheo nel cortile di Haman.

Si  noterà che il consiglio decisivo ad Haman viene dato da un nuovo personaggio, la moglie Zeresh, il cui parere è seguito anche dagli altri consiglieri maschi. Al lettore che non ha dimenticato il primo decreto del re "perché ogni marito fosse padrone in casa sua" non sfuggirà la sottile ironia del testo.

Riflessione.  Soprattuto in questo capitolo, il personaggio di Ester appare incarnare i comportamenti ideali della "sapienza", mentre Haman quelli contrari della "follia". Nel momento cruciale della storia, il comportamento di Ester ricorda che anche quando Dio sembra assente (e nemmeno menzionato per nome), egli resta quanto mai presente e all'opera per mezzo delle azioni degli uomini di buona volontà.

 

6,1-11    Haman umiliato e Mardocheo onorato

 

Come pensava Mardocheo (cf 4,14!), le coincidenze fortunate non sono finite. Il testo ebraico lascia aperta se l'insonnia del re al v. 6,1 sia un puro caso o atto provvidenziale di Dio. Al solito le versioni greche e Giuseppe Flavio esplicitano invece che è Dio a togliere il sonno al re. Ma non basta: è proprio solo un caso che fra le tante memorie presenti in un archivio regale si va proprio a leggere dell'azione non ricompensata di Mardocheo? Ma non basta ancora: è proprio un caso che alla domanda del re "Chi c'è nell'atrio?" si scopra che di buon mattino proprio Haman sia già arrivato per chiedere la morte di Mardocheo?

Comincia ora una serie che è stata chiamata dei "silenzi multipli". Il re non rivela chi deve essere onorato; Haman non sa che è Mardocheo; il re non sa che Haman e Mardocheo sono nemici personali; Haman non dice al re la reale situazione. Si aggiunga che Ester non ha rivelato al re né la sua identità giudaica né la sua parentela con Mardocheo, e Haman è pronto a cadere nella trappola che egli stesso continua a costruire.

Si noti che il testo mette ben quattro volte in bocca ad Haman l'espressione "l'uomo che il re vuole onorare". In più, la prima volta, la frase nel testo ebraico suona come nominale e interrotta, quasi che Haman se la ripeta assaporando gli onori che egli sta per includervi: "L'uomo che il re vuole onorare... Si prenda la veste...". La sospensione è simile a quella usata da Ester in 5,7. La differenza è però notevole: Ester usa la pausa per evidenziare le sue espressioni di umiltà, mentre la pausa di Haman è seguita dal suo progetto grandioso di gloria,  dove si immagina praticamente uguale al re stesso.  

Il re, come sua consuetudine, segue senza discutere i consigli appena ricevuti da Haman, che si trova così a rendere personalmente al "giudeo Mardocheo" (proprio così lo indica ora il re) tutti gli onori che egli aveva sognato per sé. Come al solito, il testo ebraico si limita a dare una descrizione esterna della scena, mentre i testi greci provvedono a esplicitare i sentimenti di Haman, In più,le tradizioni rabbiniche aggiungono una nota di colore: quando la figlia di Haman vede passare la coppia per strada, immaginando che Haman sia la persona onorata in sella al cavallo e Mardocheo sia invece colui che a piedi guida il cavallo, vuota il suo vaso da notte sulla testa del padre. Quando poi scopre la verità, si uccide buttandosi dal tetto. Esplicitazioni e aggiunte che fanno risaltare la sobrietà artistica e letteraria del testo ebraico.

Riflessione. L'autore ha disseminato questo capitolo 6 di numerose coincidenze, senza mai dire chiaramente che esse non sono soltanto coincidenze,ma fatti dietro cui vedere l'opera provvidenziale di Dio. Fra i personaggi, Haman il folle non è sicuramente in grado di intravedere la differenza, Ester è assente in questo momento, e Mardocheo non  esterna nessun sentimento di fronte alla sua improvvisa salita nelle considerazione del re. Solo il lettore è pensato in grado di poter vedere nella successione degli avvenimenti molto più che semplici coincidenze, ma il narratore non si esprime su questo punto. «La mano di Dio negli eventi resta ambigua; una persona deve agire pur senza averne una sicura conoscenza» (Sidnie W. Crawford, op.cit., p. 915).