Salmo 89

 

Per leggere una breve Introduzione alla lettura delle pagine che riguardano i racconti di Abramo vai a:

 

Quarta tappa. Le prime letture della Quarta Domenica di Quaresima e la quarta lettura della Veglia Pasquale riguardano i racconti della monarchia, focalizzati sulla figura di Davide e sul tema della terra, con la sua capitale davidica: la città di Gerusalemme, fondata sulla giustizia (Quarta lettura della Veglia pasquale), la scelta di Davide (Prima lettura della quarta domenica di Quaresima Anno A), la scacciata dalla terra (Anno B). la prima pasqua nella terra (Anno C).

Riassumiamo questa tappa sotto il titolo:
La Monarchia. I profeti giudicano una libertà perduta.

Israele come popolo "libero"?

 

Guida per la lettura del Salmo 89

 

* Sviluppo e Struttura del Salmo
* Traduzione più letterale in modo da evidenziare parole chiave e richiami interni
* Commento

Salmo 89

Sviluppo e Struttura

 

1-5: introduzione di tutti i temi: l'amore fedele di Dio (2-3)  fonda il trono di Davide (4-5). Gli stessi termini chiave (amore fedele-grazia, fedeltà) sono usati sia per Dio sia per il regno davidico. Le due parti saranno sviluppate: 2-3 in 6-15; 4-5 in 20-38. Il tema dell'eletto sarà ripreso al v. 20; il giuramento al v. 36; il mio servo Davide al v. 21 (al 51 “servi” al plurale); i verbi "fondare/ stabilire" ai vv. 15.22.38; "discendenza”  ai vv. 31 e 37. Il termine “trono” conclude i versi tematici (riferito a Davide, v. 5), conclude  lo sviluppo sulla sovranità di Dio (trono di Dio, v. 15),  lo sviluppo sulla sovranità di Davide  (20-38: trono di Davide, ai vv. 30 e 37), la riflessione amara sul fallimento della monarchia (39-46: trono al v. 45), prima della preghiera finale. I vv. 16-19 della "beatitudine" per il popolo si concludono con i termini "nostro scudo" e "nostro re".

6-15: 6-9: la sovranità di Dio su tutti gli esseri celesti (contesto politeistico); 10-15: la sovranità di Dio nel creato e  nella storia. Punto culminante: il trono di Dio (v. 15).

16-19: "Beatitudine" per il popolo che riconosce la sovranità di Dio e che Dio difende e governa (Dio scudo e re)

20-38: la promessa a Davide e ai suoi discendenti: 20-21: ricordo della scelta di Davide, della sua unzione come re; 22-28: ricordo della profezia di Natan (2Sam 7); 29-38: la discendenza davidica e il popolo. Punto culminante il trono di Davide (v. 37).

39-53: 39-46 : l'impensabile fallimento del regno davidico e il suo significato di rigetto da parte di Dio; 47-53: preghiera del re. Al v. 50 si usano per la settima volta le parole chiave "amore fedele/ grazia e fedeltà" e si tratta della domanda culmine di tutto il Salmo.

 

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Testo del Salmo

in una traduzione più letterale

 

 1 Maskil. Di Etan l'Ezraita.

 2 Le lealtà del Signore in eterno canterò,

 di generazione in generazione annunzierò la tua fedeltà  con la mia bocca.

 3 Perché ho detto: «In eterno è edificata la tua lealtà»;

 i cieli, tu fondi la tua fedeltà in essi».

 4 «Ho stretto un'alleanza con il mio eletto,

 ho giurato a Davide mio servo:

 5 fonderò per sempre la tua discendenza,

 edificherò di generazione in generazione un tuo trono».

 

 6 Lodino i cieli le tue meraviglie, Signore,

 la tua fedeltà nell'assemblea dei santi.

 7 Poiché chi sulle nubi è uguale al Signore,

 chi è simile al Signore tra i figli di Dio?

 8 Dio è tremendo nel consiglio dei santi,

 grande e terribile per quanti lo circondano.

 9 Signore, Dio degli eserciti, chi come te ?

 potenza, Signore, e fedeltà ti circondano.

 10 Proprio tu domini l'orgoglio del mare,

 nel sollevarsi dei suoi flutti tu li plachi.

 11 Proprio tu hai calpestato come un ferito Rahab,

 con la forza del tuo braccio hai disperso i tuoi nemici.

 12 Tuoi sono i cieli, tua è la terra,

 il mondo e quanto contiene proprio tu lo hai fondato;

 13 il Saphon e l’Amanus proprio tu li hai creati,

 il Tabor e l'Ermon nel nome tuo esultano.

 14 Tu hai un braccio valoroso,

 è forte la tua mano, è innalzata la tua destra.

 15 Giustizia e diritto fondamento del tuo trono,

 lealtà e fedeltà precedono il tuo volto.

 16 Beato il popolo che conosce il (tuo) grido,

 o Signore, alla luce del tuo volto camminano:

 17 nel tuo nome gioiscono tutto il giorno,

 nella tua giustizia si innalzano.

 18 Perché lo splendore della sua forza sei proprio tu,

 e con il tuo favore innalzi la nostra potenza.

 19 Perché del Signore è il nostro scudo,

 del Santo d'Israele è il nostro re.

 

 20 Allora parlasti in visione ai tuoi leali dicendo:

 «Ho portato aiuto a un prode

    [Ho posto un giovane invece che un prode],

 ho innalzato un eletto dal popolo.

 21 Ho trovato Davide, mio servo,

 con il mio santo olio l'ho consacrato;

 22 la mia mano è fondamento per lui,

 il mio braccio lo renderà saldo.

 23 Non trionferà il nemico su di lui,

 i figli dell’iniquità non l’opprimeranno.

 24 Annienterò davanti a lui i suoi avversari,

 e colpirò quelli che lo odiano.

 25 La mia fedeltà e le mie lealtà saranno con lui

 e nel mio nome si innalzerà la sua potenza.

 26 Stenderò fino al Mare la sua mano

 e sino ai Fiumi la sua destra.

 27 Egli mi invocherà: Mio padre tu sei,

 mio Dio e Roccia della mia salvezza.

 28 Io lo costituirò mio primogenito,

 il più alto tra i re della terra.

 29 In eterno conserverò per lui la mia lealtà,

 la mia alleanza gli sarà fedele.

 30 Stabilirò per sempre la sua discendenza,

 e il suo trono come i giorni del cielo.

 31 Se abbandoneranno i suoi figli la mia legge

 e nei miei decreti non cammineranno,

 32 se i miei statuti profaneranno

 e i miei comandi non osserveranno,

 33 punirò con scettro il loro peccato

 e con piaghe la loro colpa.

 34 Ma la mia lealtà non toglierò da lui,

 e non sarò falso nella mia fedeltà.

 35 Non profanerò la mia alleanza,

 quanto è uscito dalla mia bocca non muterò.

 36 Una volta per tutte ho giurato nella mia santità:

 certo a Davide non mentirò.

 37 La sua discendenza in eterno durerà,

 il suo trono come il sole davanti a me,

 38 come la luna sarà fondato per sempre,

 testimone fedele tra le nubi».

 

 39 E proprio tu lo hai respinto e ripudiato,

 ti sei adirato contro il tuo consacrato;

 40 hai rotto l'alleanza con il tuo servo,

 hai profanato nel fango la sua corona.

 41 Hai sbrecciato tutte le sue mura

 e diroccato le sue fortezze;

 42 lo saccheggia chiunque passa per strada,

 è divenuto insulto dei suoi vicini.

 43 Hai innalzato la destra dei suoi avversari,

 hai fatto gioire tutti i suoi nemici.

 44 Hai fatto ripiegare la lama della sua spada

 e non l'hai fatto stare in piedi nella battaglia.

 45 Hai posto fine al suo splendore,

 e il suo trono  a terra hai rovesciato.

 46 Hai abbreviato i giorni della sua giovinezza

 e hai vestito sopra dilui vergogna.

 47 Fino a quando, Signore,

 ti nasconderai a lungo,

 arderà come fuoco la tua ira?

 48 Ricorda, io quanto duro?

 Per quale inutilità hai creato ogni figlio d’uomo?

 49 Quale eroe vivrà e non vedrà la morte,

 sfuggirà la sua vita dalla mano degli inferi?

 50 Dove sono le tue lealtà di un primo tempo, signore mio,

 che hai giurato a Davide nella tua fedeltà ?

 51 Ricorda, Signore mio, l'insulto ai tuoi servi,

 che porto in seno da tutta la moltitudine di popoli,

 52 con il quale insultano i tuoi nemici, Signore,

 con il quale insultano le orme del tuo consacrato.

 53 Benedetto il Signore in eterno.  Amen e amen.

 

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Commento

 

La riflessione del popolo ebraico sulla distruzione di Gerusalemme nel 587 si fa preghiera nel Salmo 89. Nello stesso tempo, esso è un invito anche al lettore di oggi perché si interroghi sulla natura del regno di Dio a partire dai fallimenti dei suoi rappresentanti.

Il Salmo 89 termina con una domanda senza risposta. Il lettore è dunque invitato a cercarla nei salmi seguenti, che costituiscono i libri IV-V del Salterio. Soprattutto i Salmi del IV libro (90-106; cf Sal 93; 95-99) conterranno l’afffermazione che “il Signore regna”, ma in un contesto che sarà meno davidico e più mosaico. Si ripete in qualche modo il movimento a ritroso di 2Sam 21-24, verso la prospettiva dell’antica  alleanza anteriore all’apparire della monarchia (vedi a fianco, p. II). L’immediatamente successivo Salmo 90 è così l’unico salmo attribuito a Mosè, il fondatore e il profeta che ha affermato il “regno” di Dio prima che esistesse una monarchia, un regno, un tempio e anche una  terra.

Se l’esperienza del fallimento del regno davidico non porta quindi ad abbandonare la convinzione che “Dio regna in eterno e per sempre”, obbliga tuttavia a capire questa affermazione di fede in senso escatologico. Che cosa vuol dire? Vuol dire che Dio regna, ma in situazioni tali che Dio non appare affatto regnare.   È significativo che i Salmi 73-74, i primi due salmi del Libro III del Salterio (concluso da questo  salmo  89), parlino proprio dell’incongruenza tra la sovranità di Dio e il benessere dei malvagi e subito dopo parlino della distruzione di Gerusalem-me e del tempio. Inizio e fine del Libro III del Salterio si corrispondono dunque in modo simmetrico nella medesima riflessione e preghiera circa il fallimento della monarchia davidica.

La riflessione diventa problematica e drammatica per il fatto che il “regno di Davide” è strettamente collegato al “regno di Dio” (cf sopra circa i vv. 2-5 e i richiami dei vv. 20-30 alla profezia fondante di Natan in 2Sam 7,4-17). Certo, 1Sam 8-12 (cf a fianco, pag. II) mantiene il ricordo che in Israele non tutti erano stati d’accordo sull’opportunità di far nascere una monarchia, ma questa fu alla fine accettata e fatta propria da Dio (cf 1Sam 16 e 2Sam 7) tanto che il re fu considerato “il figlio di Dio” per eccellenza (cf Sal 2). In modo positivo, la monarchia rappresentò la via  di realizzare in modo concreto (“incarnato”!) la “volontà” di Dio a favore della libertà in politica internazionale e della giustiza in politica interna. E pertanto i disordini interni del regno o della stessa famiglia di Davide, da una parte, e  la sconfitta e l’esilio, dall’altra, mostravano che la monarchia aveva fallito su tutti e due i fronti.

Tuttavia, se l’esilio segna una pratica scomparsa della monarchia davidica, il linguaggio “regale” fu mantenuto a significare  che questo modo di parlare del “re terreno” aveva espresso in modo chiaro e profondo l’intenzionalità del “re divino”. Parlare di re in assenza di re obbligava però a intendersi su ciò che si voleva dire. Una reinterpretazione del linguaggio “davidico” era necessaria, e in realtà ci furono e ci sono tuttora diverse reinterpretazioni.

In alcuni “movimenti”, i privilegi e le responsabilità del re furono semplicemente trasferite a tutto il popolo, in una specie di “democratizzazione” dell’idea davidica (cf in questo stesso salmo i vv. 16-19 tutti centrati sul popolo che è dichiarato “beato”, e anche l’alternanza tra singolare e plurale soprattutto nel testo ebraico e che qualche volta la LXX mantiene: cf v. 4 “ho stretto un’alleanza con i miei eletti”; cf anche Sal 144,9-15; 149,6-9; Is 55,3-5; 61,1-3).

Qualche gruppo, invece, sperò in una restaurazione della monarchia come istituzione politica vera e propria e cercò in diverse circostanze un “messia” che operasse una simile restaurazione. Alcuni la aspettanto e la sperano ancora. 

Alcuni altri intendono questa attesa messianica in modo meno letterale, e vedono il popolo ebraico come un intermediario della sovranità divina, impegnandosi al compimento della volontà di Dio per affrettare la venuta dei tempi messianici.

I cristiani, dal canto loro, hanno applicato il lignuaggio e il contenuto della monarchia davidica a Gesù di Nazaret, salutato e proclamato come “Cristo”, equivalente greco del termine ebraico “Messia”. I cristiani vedono nel trionfo dei nemici  (vv. 41-42), nella sofferenza del re (v. 45), negli insulti degli altri (vv. 50-51) alcuni aspetti essenziali dell’opera del Messia, tanto che hanno raccontato la passione di Gesù riprendendo questi versetti, qualificati ora come “messianici”. Per i cristiani, dunque, Gesù rappresenta la risposta “incarnata” alla domanda aperta del Sal 89. Il Salmo è così un testo per l’Avvento (IV Domenica Anno B; Vigilia di Natale; S. Giuseppe) e per la Pasqua (Messa del crisma).

Tuttavia, anche se i cristiani vedono in Cristo la risposta alla domanda finale del Sal 89, è possibile e opportuno  anche continuare a leggere questo salmo nella concretezza drammatica della sua origine storica. Esso, interrogandosi sul fallimento della monarchia  davidica, testimonia e interroga «sulla difficoltà di incarnare concretamente nello spazio e nel tempo la libertà e la giustizia che Dio vuole per il mondo. In questo senso, il Salmo 89 funziona come una chiamata all’umiltà, poiché la Chiesa, il corpo di Cristo, sovente ha operato/opera non meglio di quanto fece la monarchia davidica nel seguire la volontà di Dio nel mondo e per il mondo. Così anche la Chiesa è una istituzione temporanea, almeno nel senso che essa vive non per propria sufficienza o merito ma per  la “grazia e fedeltà” di Dio. Come nel Salmo 89, queste realtà fondamentali noi, nello stesso tempo, le celebriamo (vv. 1-2) e le aspettiamo (v. 49)» [J. Clinton McCann, Jr.., The Book of Psalms. Introduction, Commentary, and Reflections, The New Interpreter’s Bible, vol IV, p. 1038].

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