Primo e Secondo Libro di Samuele

 

Per leggere una breve Introduzione alla lettura delle pagine che riguardano i racconti di Abramo vai a:

 

Quarta tappa. Le prime letture della Quarta Domenica di Quaresima e la quarta lettura della Veglia Pasquale riguardano i racconti della monarchia, focalizzati sulla figura di Davide e sul tema della terra, con la sua capitale davidica: la città di Gerusalemme, fondata sulla giustizia (Quarta lettura della Veglia pasquale), la scelta di Davide (Prima lettura della quarta domenica di Quaresima Anno A), la scacciata dalla terra (Anno B). la prima pasqua nella terra (Anno C).

Riassumiamo questa tappa sotto il titolo:
La Monarchia. I profeti giudicano una libertà perduta.

Israele come popolo "libero"?

Collegamento per il Salmo 89

Guida per la lettura continua dei Libri di Samuele

 

Guida alla lettura dei libri di Samuele

 

1 Sam 1,1-4,1a. La crisi interna.

 

Storicamente, all'inizio dei libri di Samuele, Israele è in una profonda situazione di crisi esterna e interna. I Filistei che vogliono espandersi dalla costa verso l'interno trovano facilitato il loro intento dalla divisione delle tribù israelitiche e dalla crisi delle istituzione religiose yahvistiche. Questa situazione sarà completamente rovesciata alla fine, quando Israele apparirà trasformato socialmente, politicamente e anche religiosamente, attraverso la monarchia davidica ormai consolidata nella sua funzione di centralizzare il potere politico e economico, e insieme dare nuova forza alle tradizioni religiose yahvistiche che fondano l'alleanza e l'unione delle tribù.

Tuttavia, il Primo Libro di Samuele non parte parlando astrattamente di questa situazione, ma ci introduce direttamente nel vivo dei problemi, facendoci ascoltare la storia di una donna, di nome Anna (1Sam 1,1-28), sterile, che prega il Signore e fa un voto per avere un figlio (1,11). Il Signore esaudirà il suo voto (1,19). In questo modo, la storia di Anna senza figli apre la storia di un Israele che si presenta senza un futuro. Samuele, il figlio che Dio concede ad Anna, guiderà Israele in questo tempo di crisi e di grandi trasformazioni, lo aiuterà a "passare il guado" dal tempo delle tribù divise a quello di una nazione unificata. Il "cantico di Anna" (2,1-10) loda un Dio che apre un futuro in mezzo a drammatiche "rivoluzioni"  (2,8 "Solleva dalla polvere il misero, innalza il povero dalle immondizie, per farli sedere insieme con i capi del popolo e assegnar loro un seggio di gloria") e fa intravedere l'emergere di Davide come punto culminante di questa storia (2,10 "darà forza al suo re ed eleverà la potenza del suo messia").

Il "cantico di Anna" dà così fin dall'inizio la chiave teologica di tutta la storia dei libri di Samuele, e trova risposta simmetrica, alla fine del Secondo Libro di Samuele, prima in un salmo (2 Sam 22,1-51, molto simile al Sal 18) messo in bocca a Davide "quando il Signore lo liberò dalle mani di tutti i suoi nemici" (v. 1), e  subito dopo nel "testamento di Davide" (2Sam 23,1-7), che riconosce il Signore come il vero fondamento del suo regno: "Così è stabile la mia casa davanti a Dio, perché ha stabilito con me un'alleanza eterna, in tutto regolata e garantita" (v. 5).  

Il seguito di questa prima sezione del Primo Libro di Samuele descrive la corruzione della casa sacerdotale di Eli a Shilo (2,11-36), e sul suo sfondo si svolge la nascita, la crescita, la chiamata e la legittimazione di Samuele  (3,1-4,1a) come il profeta che guiderà Israele nel passaggio verso la monarchia.

 

1Sam 4,1b-7,1. La crisi esterna.

 

Dopo la crisi interna illustrata nei cc. 1-3, questa sezione parla del pericolo esterno proveniente dalla pressione espansionistica dei Filistei. Israele è sconfitto, l'arca dell'alleanza è catturata, il sacerdote Eli muore a Shilo quando gliene portano l'annuncio (1 Sam 4). Tuttavia, i Filistei non arrivano alla vittoria finale. La stessa arca catturata mostra la presenza operante del Signore a sfavore del dio Dagon, nel cui tempio è stata introdotta, e a sfavore degli abitanti della città filistea di Ashdod. Atterriti dalle sciagure che accompagnano i trasferimenti dell'arca, i Filistei la rinviano agli Israeliti, insieme con un tributo in ammenda da parte di ognuna delle loro cinque città (1Sam 5-6). Si noterà che in queste storie dell'arca la figura di Samuele è assente. Ciò arriva a significare anzitutto che Dio stesso, senza l'aiuto del suo profeta, opera in modo proporzionato al pericolo mortale per Israele, e in secondo luogo che non c'è nessun motivo che renda opportuna e urgente la richiesta per un re, richiesta che il popolo si appresta a fare nella sezione seguente.

1Sam 7,2-17. Sanuele, giudice e liberatore. Il racconto riprende venti anni dopo questi episodi dell'arca, e riappare Samuele che fa fronte a un ulteriore attacco dei Filistei. Questo avviene però non con un'azione militare, ma con la preghiera che il Signore esaudisce, avendo ottenuto la conversione del popolo dai culti cananei (2 Sam 7,2-14). Dopo la vittoria, Samuele è presentato nell'esercizio della sua funzione di "giudice d'Israele", facendo ogni anno il giro di tutte le città (2Sam 7,16-17).

 

1Sam 8,1-15,35.

 

Istituzione della Monarchia e Regno di Saul. Questa sezione parla dell'istituzione della monarchia in Israele e di Saul come primo re. I processi socio-politici che hanno portato a questa evoluzione sono stati certo più complessi del pericolo militare filisteo, ma di essi la narrazione biblica non parla. Essa si limita a dire che la situazione di crisi interna ed esterna porta una parte del popolo a domandare un re che li organizzi in una nazione capace di difendersi. I capitoli riportano un'opinione divisa: da una parte si considera una tale richiesta in modo negativo, come un male tollerato da un Dio indulgente (1Sam 8 e 12), da un'altra parte si vede la scelta di Saul e della monarchia come un atto della provvidenza di Dio (1Sam 9,1-10.16; 11,1-15). Questo giudizio contrastante sembra davvero riportare una reale opposizione alla nascita della monarchia nei primi tempi di Israele e insieme la ricerca di un giusto rapporto fra potere umano e riconoscimento della sovranità di Dio. Nel mentre che pressioni politiche ed evoluzioni sociali richiedono nuovi modelli di guida istituzionale, è inevitabile che ci si interroghi su come preservare l'obbedienza all'alleanza e l'autorità divina di fornte a un potere umano che diventa sempre più centralizzato e articolato.

Il profeta Samuele gioca un ruolo di primo piano nel rappresentare l'iniziativa di Dio: opera l'unzione che consacra re Saul (10,1), ricorda le esigenze dell'alleanza al popolo e al re (ultimo discorso di addio in 1 Sam 12), mette Saul di fronte alle sue responsabilità (rigetto di Saul, 13,8-15; 15,1-35). Questa rilevanza del ruolo profetico si ripeterà anche nella storia di Davide.

Da sempre la figura di Saul, su cui ruotano i capitoli di questa sezione, ha attirato l'attenzione dei commentatori e degli artisti, che ne hanno fatto una figura tragica, destinata al fallimento. In effetti, i racconti si mostrano fin da principio consapevoli che il vero punto di arrivo dei processi di cambiamento in corso in Israele non è Saul, ma Davide. Al di là dei suoi meriti e delle sue colpe, la sua storia è fin dall'inizio la preparazione della storia di Davide. Quando questa comincerà, il racconto riserverà a Saul e al suo figlio Gionata un tributo pieno di compassione (2 Sam 1).

 

1Sam 16,1-2Sam 5,10. Salita di Davide al trono, declino di Saul. 

 

L'attenzione ora si rivolge a Davide. Molti studiosi ritengono che questi capitoli formassero all'origine una storia autonoma circa "la salita al trono" di Davide. Essi sono però da leggere ora nell'attuale contesto e non in modo isolato. Notiamo così che riappare in questi racconti il tema del cantico di Anna. Dio è all'opera  nei rovesciamenti della storia, umilia ed esalta. In 1Sam 16 (letto nella IV domenica di Quaresima dell'Anno A), noi veniamo a conoscere, insieme con la sopresa del veggente Samuele, l'ottavo figlio di un'oscura famiglia, che fa il pastore. In 2Sam 5,3 questo "pastore" di pecore è diventato invece "pastore" del popolo di Dio. Il ruolo di Dio è reso esplicito alla conclusione della storia: "Davide andava sempre crescendo in potenza e il Signore Dio degli eserciti era con lui" (2Sam 5,10).

La presenza di Dio con Davide è un tema centrale in questa sezione (1Sam 16,18; 17,37; 18,12.14.28; 20,13). Egli stesso è ritratto come uomo di pietà e preghiera, e insieme come uomo guida e valoroso in guerra (1Sam 17,45-47; 23,1-5). Il testo ha certo anche l'intenzione di legittimare il suo regno e rispondere alle obiezioni che potevano essere portate contro il suo accesso al trono. Tra queste, il suo spirito di arrivismo nei confronti di Saul e il suo essere stato fuorilegge (1Sam 21,11-23,28) e mercenario "signore della guerra" presso i Filistei  (1Sam 27,1-29,11), l'essere stato sospettato di complicità nella morte di Abner (2Sam 3) e di Ishbaal (2Sam 4). Accanto a questo intento apologetico, c'è un crescendo di testimonianze positive sul suo diritto ad essere re in Israele: Gionata, Michal, i servi di Achish, Achimelech, Abigail, e infine lo stesso Saul (1Sam 24,20). Dopo la morte di Saul (1Sam 31; 2Sam 1), Davide è riconosciuto re prima dalle trbù del sud (2Sam 2,1-4), e dopo da quelle del nord  (2Sam 5,3), in seguito a una serie complicata di eventi che includono la morte di Abner e Ishbaal, figlio di Saul.

Nell'episodio finale di questa "salita al trono", Davide prende Gerusalemme e ne fa la sua capitale personale (2Sam 5,6-9). Davide e Gerusalemme segnano ormai il futuro che Dio ha scelto per Israele.

 

2Sam 5,11-8,18. Davide consolida il suo regno.  

 

L'attenzione resta su Davide, ma il tono passa dalla celebrazione alla burocrazia. Si passa dalle realtà tribali a quelle regali: da una genealogia familiare (2Sam 8,13-16) a un elenco di ufficiali di corte (2Sam 8,15-18); dalla guerra contro i Filistei (2Sam 5,17-25) a guerre di espansione imperiale (2Sam 8,1-14). L'arca, il simbolo centrale della allenaza fra le tribù, è portata a Gerusalemme (2Sam 6,1-20) e diventa ormai secondaria rispetto all'annuncio di una nuova allenaza di Dio con Davide portato dal profeta di corte, Natan (2Sam 7,1-29). Tutto ciò riflette il fatto che il centro della vita di Israele è ormai cambiato.

 

2Sam 9,1-20,26. La famiglia di Davide e la successione al trono.

 

Questa sezione viene sovente chiamata con il nome di "racconto della successione", e un tempo la si considerava continuare in 1Re 1-2, capitoli che oggi invece ne sono esclusi.

In questi capitoli, il ritratto di Davide subisce un brusco cambiamento, soprattutto in seguito ai fatti narrati in 2Sam 11-12: il suo adulterio con Betsabea, l'omicidio del marito Uria, l'atto di accusa del profeta Natan. Davide si pente e gli è risparmiata la vita, ma la violenza si diffonde nella famiglia del re: Amnon violenta la sua sorella Tamar (2Sam 13,1-22), Absalom uccide il fratello Amnon e deve fuggire (2Sam 13,23-39), Absalom si ribella e Davide umiliato fugge da Gerusalemme (2Sam 14-17), Absalom è sconfitto e muore, e Davide lo piange (2Sam 18-19), la ribellione continua nel regno (2 Sam 20).

Lo stile e il tono seguono il cambiamento dei contenuti: in queste storie, al posto della precedente  esuberanza narrativa e della sicurezza ideologica della regalità vengono in primo piano l'umanità e la vulnerabilità di Davide, che vediamo in una fase di declino e di sofferenza. L'attenzione si porta sugli attori umani del dramma familiare, e tuttavia, sia pure in modo discreto, si fa capire che la provvidenza divina abbraccia anche questi momenti difficili (cf 2Sam 11,27b; 17,14b).

 

2Sam 21,1-24,25. Un “finale” per le tradizioni di Davide.

 

Sovente questi capitoli sono considerati come delle appendici ai libri di Samuele, aggiunte da una mano un po' rozza prima di raccontare la morte di Davide in 1Re 1-2.

Tuttavia, un certo modo simmetrico di ordinare i racconti fa intravedere una probabile intenzione da parte del redattore. Ci sono due racconti di espiazione, uno di una colpa di Saul (2Sam 21,1-14) e uno di una colpa di Davide (2Sam 24,1-25). Ci sono due liste di eroi e delle loro gesta (2Sam 21,15-22; 23,8-39). Al cuore di questa sezione, infine, ci sono due canti: un ringraziamento di Davide per la liberazione del Signore (2Sam 22,1-51, parallelo al Sal 18), e un canto che celebra la promessa di Dio a Davide (2Sam 23,1-7).

Questo ordinamento ricorda quello riconosciuto nella sezione 2Sam 5,11-8,18, immediatamente successiva all'acceso al trono, e porta a pensare che il passaggio che lì avveniva dalle realtà tribali a quelle monarchiche viene ora rovesciato in queste "appendici", per riaffermare le prospettive dell'antica alleanza.

In qualche modo, l'ideologia del potere regale viene smontato dal racconto del peccato di Davide verso Betsabea e il marito Uria e dei tragici eventi che lo seguono. Tuttavia, alla fine del cap. 20 il potere di Davide è ricostituito contro la ribellione del figlio Absalom. Senza queste "aggiunte", la storia sarebbe continuata in 1Re 1-2 narrando le vendette di Davide e i bagni di sangue di Salomone. Questo materiale dei capitoli 21-24 mitiga la ricostruzione di un potere assolutista. Essi ricordano al lettore che, anche quando Davide si sente al colmo del potere, egli è soggetto a forze più grandi di lui (l'esecuzione dei discendenti di Saul al cap. 21, il censimento al cap. 24). La lista degli eroi ricorda che Davide non è mai il solo personaggio attraverso il quale Dio prepara il futuro di Israele, ma che egli è la guida di una comunità in cui altri "eroi" fanno la loro parte. I due inni mettono in bocca a Davide il riconoscimento del potere di Dio che opera attraverso di lui. Nonostante il precedente peccato e giudizio, questi canti ritrovano la figura di Davide anticipata nel canto di Anna all'inizio del libro di Samuele. È il Signore che "umilia ed esalta" e che "esalta il potere del suo consacrato" (1Sam 2,7b,10b). Come il Signore aveva ascoltato la preghiera di Anna (1Sam 1,19) per aprire la storia della monarchia in Israele, così ancora la storia si conclude con il Signore che ascolta la preghiera di Davide (2Sam 24,25).