Primo e Secondo Libro delle Cronache

Il regno di Davide 1Cr 9,35-29,30

 

Per leggere una breve Introduzione teologica al periodo che riguarda il libro delle Cronache vai alla presentazione della quarta  tappa :

 

Quarta tappa. Le prime letture della Quarta Domenica di Quaresima e la quarta lettura della Veglia Pasquale riguardano i racconti della monarchia, focalizzati sulla figura di Davide e sul tema della terra, con la sua capitale davidica: la città di Gerusalemme, fondata sulla giustizia (Quarta lettura della Veglia pasquale), la scelta di Davide (Prima lettura della quarta domenica di Quaresima Anno A), la scacciata dalla terra (Anno B). la prima pasqua nella terra (Anno C).

Riassumiamo questa tappa sotto il titolo:
La Monarchia. I profeti giudicano una libertà perduta.

Israele come popolo "libero"?

 

tenendo conto anche della quinta tappa:

Quinta tappa. Le prime letture della Quinta Domenica di Quaresima, con la quinta e sesta lettura della Veglia Pasquale, riguardano le riflessioni profetiche circa il tempo del post-esilio, il sorgere del giudaismo e le tensioni dell'ellenismo:  Voi tutti assetati, venite... (Quinta lettura della Veglia pasquale), Perché?... Impara, ritorna... (Sesta lettura della Veglia pasquale),  Rivivrete... (Prima lettura della quinta domenica di Quaresima Anno A), L'alleanza nuova, la legge nel cuore (Anno B), Il nuovo supera l'antico (Anno C).

Riassumiamo questa tappa sotto il titolo:

Esilio-Epoca persiana (Giudaismo) - Ellenismo. Dal buio più profondo una luce.
In
attesa di uomini nuovi.
Israele come "resto"  

 

Editoriale introduttivo alla lettura delle Cronache sul n. 6 del Rimedio, Vita Nostra n. 20 del 2 giugno 2002

 

Sua madre custodiva tutti questi fatti

nel suo cuore

 

Percorso della Guida di lettura biblica nella Grande Novena Mariana

 

 

1. La frase del vangelo di Luca “la madre custodiva tutti questi fatti nel suo cuore” fa seguito a una frase precedente in cui di Maria e di Giuseppe si diceva che essi “non compressero” ciò che Gesù aveva detto loro (Lc 2,50). “Custodire” significa dunque ripensare, cercare di capire. Come sempre, è meglio non isolare la frase. Immediatamente prima, si dice che Gesù “scese con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso”, e immediatamente dopo si dice che Gesù “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,51-52). Tutte queste frasi sono in greco collegate dalla congiunzione “e”. Possiamo pensare che tra esse ci sia un collegamento logico? La catena sarebbe “obbedire - custodire - crescere”. Se Gesù cresce “in sapienza”, sarà forse senza un legame con il “custodire” di Maria, cioè con il “cercare” di capire quanto Giuseppe e Maria non avevano ancora compreso? Forse Gesù cresce perché obbedisce a chi non ha capito ma cerca di capire? In questo caso, Gesù a Nazaret non avrebbe cambiato di attività rispetto a quanto aveva detto nel Tempio: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49). Forse, allora, non è importante se si è nel Tempio o nella falegnameria. Ciò che conta e ciò che fa crescere “in sapienza” è ciò che si cerca.

 

2. Nella Guida alla lettura continua dei testi biblici abbiamo seguito una traccia storica di tipo narrativo e cronologico, Abbiamo cominciato dagli “inizi” del libro della Genesi, letto attraverso la successione di “dieci generazioni” fondanti, siamo passati poi per gli avvenimenti dell’Esodo che generano un popolo “libero” ma nel “servizio” del Signore, e abbiamo osservato infine le vicissitudini di questa libertà nella storia della monarchia davidica e dei regni divisi del nord e del sud, attraverso la lettura dei due Libri di Samuele e dei due Libri dei Re, affiancata anche dalla lettura di un salmo (Sal 89), che trasformava in preghiera il senso salvifico di questa storia complessa, passata dalla gloria di Davide e Salomone al fallimento e alla profonda delusione dell’esilio. Prima di proseguire nello sviluppo storico, preferiamo ancora attardarci nella riflessione suscitata dall’esperienza drammatica dell’esilio, attraverso la lettura dei due Libri delle Cronache. Lo facciamo per due motivi. Il primo è che essi sono molto poco conosciuti dai cristiani: la lettura da 2Cr 36 nella Quarta Domenica di Quaresima (anno B) è una delle pochissime proposte dal Lezionario. Il secondo motivo è che i libri delle Cronache, letti nel loro insieme e non a pagine isolate, aiutano a comprendere come la spiritualità ebraica (e quindi anche cristiana) nasce e si approfondisce sempre a partire da una riflessione continuamente ripresa e “aggiornata” sul significato di salvezza contenuto nei fatti della storia. È vero che non abbiamo proposto finora la lettura di pagine tolte dai libri dei profeti.  I libri delle Cronache, tuttavia, possono considerarsi il frutto maturo dell’incontro tra il messaggio dei profeti e la riflessione sapienziale sulla storia. Da questo punto di vista, la lettura delle Cronache non solo prepara ad affrontare gli avvenimenti drammatici dell’epoca ellenistica (persecuzioni e riscossa al tempo dei Maccabei) e romana (tempo in cui visse Gesù Cristo), ma anche può guidare il lettore cristiano a saper leggere i “segni dei tempi” e vivere una spiritualità “incarnata” e sempre “riattualizzata” nella concretezza dei fatti storici.

Antonio Pinna

 

Introduzione alla letttura del libro delle Cronache

Queste parti sono qui più ampie rispetto a quanto pubblicato sull'inserto del Rimedio

 

Della seconda sezione, riguardante i regni di Davide e di Salomone, si propone qui la prima parte, sul regno di Davide.

 

II.      1Cr 9,35-2Cr 9,31: I regni di Davide e di Salomone

 

Il Cronista evidenziò i regni di Davide e Salomone come un periodo chiave di storia teologica. Durante quel periodo, ci fu una speciale manifestazione della bontà dell'alleanza del Signore e una rivelazione delle linee guida per il futuro di Israele. Il Cronista collocò questo periodo all'interno della sua cornice letteraria, che serve a isolarlo dalla relativa profanità della storia precedente e seguente. La cornice appare al momento del passaggio da Saul a Davide, in 1Cr 10,14: "per questo il Signore lo fece morire e trasferì il regno a Davide figlio di Iesse" e al momento del passaggio da Salomone a Roboamo, in 2Cr 10,15: "Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione divina che il Signore attuasse la parola che aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebàt, per mezzo di Achia di Silo". Questi due punti di svolta nella storia sacra, alla fine del regno di Saul e all'inizio del regno di Roboamo, attirano l'attenzione sui due regni inclusi di Davide e Salomone come un periodo in cui la volontà di Dio per Israele era realizzata in modo sublime. I capitoli da 1Cr 11 a 2Cr 9, con la prefazione di 1Cr 9,35-10,14,  costituiscono una singola arcata narrativa e quasi la metà dell'intera opera. Bisogna fare grande attenzione alla presentazione del duplice regno, se si vuole afferrare il suo messaggio.

 

2.1    1Cr 9,35-29,30 Il regno di Davide

 

Il resoconto del regno di Davide è dominato da due imprese religiose: lo spostamento dell'arca a Gerusalemme (cc.13-16) e i suoi preparativi per la costruzione del Tempio, dove l'arca troverà dimora (23-29). Il compimento di ciascuna di esse è segnato da un ringraziamento pubblico a Dio (16,7-36; 29,10-19).
I cc. 17-22 sono introdotti da un oracolo profetico al c. 17. Esso stabilisce il programma divino per i regni di Davide e Salomone, il ruolo preparatorio di Davide come re guerriero e quello di Salomone come costruttore del Tempio, e annuncia la dinastia davidica. Il ruolo di Davide è illustrato nei cc. 18-20, mentre i cc. 21-22 riguardano il sito del Tempio, strettamente collegato alla misericordia di Dio, e il duplice mandato a Salomone come costruttore del Tempio e garante della dinastia. Questi ultimi temi sono rivistati al  c. 28.

I capitoli iniziali di questa sezione, cc. 9-12, con il resoconto della fine disastrosa di Saul e l'inizio del regno benedetto di Davide, pone in contrasto i motivi dell'esilio spirituale e della restaurazione, cominciata con l'incoronazione di Davide e la sua occupazione di Gerusalemme.

 

2.1.1                  1Cr 9,35-12,40 Un cambiamento decisivo di re, dall'«esilio» di  Saul alla «restaurazione» di Davide

 

                         9,35-10,14              Infedeltà e morte di Saul

                         11,1-12,40              Davide incoronato re da tutto Israele

 

Nelle Cronache, Saul e Davide sono come la notte e il giorno. Essi funzionano come modelli del giusto e dello sbagliato, della sconfitta e della vittoria. Il Cronista ha inserito un indicatore del loro significato tipologico parlando chiaramente di Giuda come primo infedele a Dio e perciò esiliato, e poi di nuovo di ritorno per vivere nelle proprie città, specialmente Gerusalemme (9,1-3, dopo una prima presentazione della famiglia di Saul). Ora, Saul,  infedele, muore e i suoi sudditi sono dispersi dalle loro residenze, ma Davide viene suscitato come nuovo re di un popolo unito e viene ad abitare a Gerusalemme. Così Davide diventa garanzia che l'esilio sarà lasciato dietro al popolo di Dio e che una piena restaurazione un giorno arriverà, se soltanto essi vorrano seguire le orme di Davide e non quelle di Saul.

 

2.1.2                  1Cr 13,1-16,43 Dare lode e posto a Dio

 

                         13,1-14                   Davide cerca di spostare l'Arca

                         14,1-17                   Dio onora le intenzioni di Davide

                         15,1-63                   Davide sposta l'Arca

                         16,4-43                   La lode e il culto inaugurati

 

I due tentativi di Davide di installare l'arca a Gerusalemme, il primo senza successo e il secondo invece riuscito, sono la cornice narrativa che lega insieme questi capitoli. La sezione è unita strutturalmente da due serie di termini ebraici ripetuti, il verbo paratz "aprire una breccia" e il verbo darash "cercare". Il primo verbo ricorre per la prima volta in 13,2 (lett. "se il Signore apre una strada", Cei "se il Signore lo consente"), la seconda volta in 13,11 nel nome della località Peretz-Uzza, nome che è spiegato con la frase "il Signore si era aperta una strada (paratz) con ira (be'uzza) contro Uzza", e la terza volta in 14,11, nel nome della località Ba'al Peratzim ("il Signore delle breccie") dove Davide sconfigge i Filistei. Questo gioco di parole ripreso quattro volte da una parte serve a compensare l'ira di Dio contro Uzza in 13,11 e dall'altra serve per mostrare Davide in sintonia con il Signore che "apre la strada": la condizione iniziale richiamata da Davide in 13,2 è alla fine soddisfatta dal Signore stesso che  "apre una strada" in favore di lui contro i Filistei in 14,11.

Il secondo gruppo di ripetizioni è giocato su verbo darash "cercare".  Si tratta di un verbo chiave del Cronista, ed era stato usato per due volte precedentemente in 10,13-14, dove si diceva che Saul aveva "cercato" (Cei "consultato) uno spirito e non aveva "cercato'' il Signore. In questa sezione ricorre tre volte. In 16,11 c'è un invito a cercare il Singore: "Cercate il Signore e la sua forza, cercate sempre il suo volto", ed esso riecheggia i due riferimenti alla "ricerca" dell'arca  in 13,3: "Così riporteremo l'arca del nostro Dio qui presso di noi, perché non ce ne siamo più curati (eb. lett. "non l'abbiamo più cercata") dal tempo di Saul" e in 15,13: "il Signore nostro Dio si irritò con noi; non c'eravamo infatti rivolti a voi (l'ebraico però dice "non lo  avevamo cercato"), come conveniva".

Da tutto ciò appare che cercare Dio e farlo nel modo più appropriato costituisce il messaggio di questa sezione.

 

2.1.3                  1Cr 17,1-20,8 Il regno arriva

 

                         17,1-27                   Il programma di Dio per Davide e Salomone

                         18,1-20,8                Un posto per il popolo di Dio. Le vittorie di Davide

 

Questa sezione presenta il programma divino per i regni di Davide e di Salomone.  Anzitutto, nel c. 17 il profeta annuncia che Davide dovrà giocare la parte del re guerriero. Egli porterà stabilità e così provvederà il popolo di Israele di un posto di libertà e di sicurezza. In secondo luogo, Salomone (ancora non nominato) potrà compiere la sua opera, costruire il Tempio a Gerusalemme. Il compito portato a termine da Salomone procurerà una benedizione duratura da parte del Signore, l'istituzione di una dinastia permanente, che costituirà la manifestazione inaugurale del regno di Dio.

Nei cc. 18-20 Davide adempie come fedelmente il ruolo assegnatogli, in accordo con la promessa che Dio "umilierà tutti i suoi nemici" (17,10). Il verbo "umiliare" (hikni'a, nella forma hiph'il) diventa una parola chiave della sezione. Esso riecheggia all 'inizio della prima e della terza sottosezione nei cc. 18-20. In 18,1 Davide "umilia" (Cei "li piegò") i Filistei, e in 20,4 essi "sono umiliati" di nuovo.

 

2.1.4                   1Cr 21,1-22,19 Annuncio del luogo del Tempio e del suo costruttore

 

                         21,1-22,1                Scoperta del luogo per misericordia

                         22,2-19                   Mandato per costruire a Salomone

 

I cc. 17-29 riguardavano tutti il Tempio. Lo scopo del c. 21 è quello di designare il sito del Tempio, e quello del c. 22 è di specificare Salomone come il figlio di Davide che lo costruirà (cf 17,11-12.14). Il nome di Salomone è menzionato a questo proposito per la prima volta. Entrambi i capitoli usano nella loro conclusione il termine chiave per la spiritualità del Cronista: "cercare" (darash: 21,30 Cei "consultare"; 22,19: "Ora perciò dedicatevi con tutto il cuore e con tutta l'anima alla ricerca del Signore vostro Dio. Su, costruite il santuario del Signore vostro Dio, per introdurre l'arca dell'alleanza del Signore e gli oggetti consacrati a Dio nel tempio che sarà eretto al nome del Signore". 

In questa nuova era, il Signore sarà cercato nel Tempio, che sta per essere costruito a Gerusalemme. Entrambi i capitoli mostrano il fallimento o la debolezza umana (i fatti del censimento di Davide) come occasione di evidenziare il ruolo di Dio e portargli lode.

 

2.1.5   1Cr 23,1-29,30 Preparare il personale per il Tempio

 

                         23,1-32                   Organizzazione e compiti dei Leviti

                         24,1-31                   Le suddivisioni di Sacerdoti e Leviti

                         25,1-31                   I Musicisti del Tempio

                         26,1-32                   Sicurezza del Tempio e compiti profani

                         27,1-34                   I capi laici

                         28,1-21                   Mandato rinnovato a Salomone per costruire il Tempio

                         29,1-30                   Appello pubblico di Davide e preghiera di lode

 

Due frasi in parte parallele racchiudono questi capitoli. La prima, in 23,1: "Davide, ormai vecchio e sazio di giorni, nominò re su Israele suo figlio Salomone", e la seconda in 29,28: "Morì molto vecchio, sazio di giorni (Cei "di anni"), di ricchezza e di gloria. Al suo posto divenne re il figlio Salomone" . Nel c. 28 Davide incarica pubblicamente Salomone della costruzione del Tempio (28,3 "ascoltatemi, miei fratelli e mio popolo"), mentre al c. 22 si era trattato di una cerimonia privata (22,7 "Davide disse a Salomone"). L'insieme del c. 29 culmina con una preghiera di lode di Davide. Questa preghiera è formalmente parallela al salmo di domanda e di lode del c. 16. I due grandi eventi religiosi della vita di Davide, l'installazione dell'arca a Gerusalemme e la preparazione per il Tempio, sono entrambi conclusi da una lode appropriata a Dio (16,8-36; 20,10-22).

La presentazione dell'incarico privato di Salomone come costruttore del Tempio al c. 22 era strettamente associata con i preparativi materiali di Davide per il Tempio. Questo motivo ricompare in 29,2-5. Ugualmente, un po' prima Davide presenta a Salomone un insieme di piani per il Tempio e il suo arredamento (28,11-19) come anche i piani per  il personale (28,13; cf 28,21). I capitoli precedenti di questa sezione (cc. 23-26.27) avevano preparato la via per questa ultima affermazione, riportando fino a Davide la complessa organizzazione dei Leviti così come era al tempo del Cronista. Leggendo in 28,13 la consegna dei piani per i sacerdoti e dei leviti si comprende perché il Cronista aveva inserito nei cc. 23-27 l'organizzazione dei leviti e dei sacerdoti secondo le loro classi al momento dell'investitura privata di Salomone. Nello stesso tempo, il lettore era stato preparato verso un tale complessivo ordinamento dal racconto degli incarichi dati da Davide ai sacerdoti e ai leviti, musici cantori e portieri responsabili della sicurezza, al momento della processione dell'arca (15,16-24) e della sua installazione in Gerusalemme (16,4-7), così anche a proposito del permanere di un luogo di culto a Gabaon (16,37-42).

Il c. 27 è un'aggiunta non compresa nella "scaletta" sui leviti che il Cronista aveva annunciata in 23,4-5, e provvede a tramandare quattro liste "profane", non riguardanti il Tempio, due riguardanti le tribù di Israele (27,1-15.16-24) e due invece i re (27,25-31.32-34). Tuttavia, le prime due liste mantengono un legame con gli interessi sacerdotali del Cronista. La prima, infatti, pur essendo una lista amministrativa, riflette un influsso della suddivisione in ventiquattro classi sacerdotali secondo 24,1-19, e così Israele appare camminare "a passo sacerdotale", come i Leviti dei precedenti capitoli. La seconda, poi, che riguarda i capi delle tribù, oltre a confermare l'interesse dell'opera per un Israele "inclusivo" di tutte le tribù (elenca le tribù del sud e del nord), manifesta ancora un interesse sacerdotale con l'inserimento di Zadoc come capo della casa di Aronne (27,17). L'elenco delle tribù risulta così modificato per adattarsi alla situazione storica del tempo: oltre all'inserimento di Aronne (Levi viene a rappresentare dunque il ramo non sacerdotale della tribù),  inserisce anche come tribù distinte i figli di Giuseppe, Efraim e le due mezze tribù di Manasse. Di conseguenza ignora Gad e Aser per mantenere il numero simbolico di dodici.

Si noterà anche come in questa aggiunta arriva a termine la rilettura del censimento di Davide: attribuito a un'ispirazione della 'collera del Signore' in 2Sam 24,1-9, il resoconto del Cronista in 1Cr 21,1-6 lo attribuiva invece a un ispirazione del satana, pur mantenendo la colpa di Davide e la resistenza di Joab incaricato del censimento. In questa aggiunta, Davide viene del tutto scagionato, in quanto egli aveva comandato il censimento solo di quelli superiori ai venti anni (secondo la disposizione di Num 1,3), mentre la colpa viene passata a Joab, interpretando come una colpa il suo non completo censimento (in 1Cr 21,6 si diceva che per timore del Signore egli non aveva censito le tribù di Levi e di Beniamino).