Primo e Secondo Libro delle Cronache

Il regno diviso:  2Cr 10,1-28,27

Per leggere una breve Introduzione teologica al periodo che riguarda il libro delle Cronache vai alla presentazione della quarta  tappa :

 

Quarta tappa. Le prime letture della Quarta Domenica di Quaresima e la quarta lettura della Veglia Pasquale riguardano i racconti della monarchia, focalizzati sulla figura di Davide e sul tema della terra, con la sua capitale davidica: la città di Gerusalemme, fondata sulla giustizia (Quarta lettura della Veglia pasquale), la scelta di Davide (Prima lettura della quarta domenica di Quaresima Anno A), la scacciata dalla terra (Anno B). la prima pasqua nella terra (Anno C).

Riassumiamo questa tappa sotto il titolo:
La Monarchia. I profeti giudicano una libertà perduta.

Israele come popolo "libero"?

 

tenendo conto anche della quinta tappa:

Quinta tappa. Le prime letture della Quinta Domenica di Quaresima, con la quinta e sesta lettura della Veglia Pasquale, riguardano le riflessioni profetiche circa il tempo del post-esilio, il sorgere del giudaismo e le tensioni dell'ellenismo:  Voi tutti assetati, venite... (Quinta lettura della Veglia pasquale), Perché?... Impara, ritorna... (Sesta lettura della Veglia pasquale),  Rivivrete... (Prima lettura della quinta domenica di Quaresima Anno A), L'alleanza nuova, la legge nel cuore (Anno B), Il nuovo supera l'antico (Anno C).

Riassumiamo questa tappa sotto il titolo:

Esilio-Epoca persiana (Giudaismo) - Ellenismo. Dal buio più profondo una luce.
In
attesa di uomini nuovi.
Israele come "resto"  

 

Editoriale introduttivo alla lettura delle Cronache sul n. 6 del Rimedio, Vita Nostra n. 20 del 2 giugno 2002

 

Sua madre custodiva tutti questi fatti

nel suo cuore

 

Percorso della Guida di lettura biblica nella Grande Novena Mariana

 

 

1. La frase del vangelo di Luca “la madre custodiva tutti questi fatti nel suo cuore” fa seguito a una frase precedente in cui di Maria e di Giuseppe si diceva che essi “non compressero” ciò che Gesù aveva detto loro (Lc 2,50). “Custodire” significa dunque ripensare, cercare di capire. Come sempre, è meglio non isolare la frase. Immediatamente prima, si dice che Gesù “scese con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso”, e immediatamente dopo si dice che Gesù “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,51-52). Tutte queste frasi sono in greco collegate dalla congiunzione “e”. Possiamo pensare che tra esse ci sia un collegamento logico? La catena sarebbe “obbedire - custodire - crescere”. Se Gesù cresce “in sapienza”, sarà forse senza un legame con il “custodire” di Maria, cioè con il “cercare” di capire quanto Giuseppe e Maria non avevano ancora compreso? Forse Gesù cresce perché obbedisce a chi non ha capito ma cerca di capire? In questo caso, Gesù a Nazaret non avrebbe cambiato di attività rispetto a quanto aveva detto nel Tempio: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49). Forse, allora, non è importante se si è nel Tempio o nella falegnameria. Ciò che conta e ciò che fa crescere “in sapienza” è ciò che si cerca.

 

2. Nella Guida alla lettura continua dei testi biblici abbiamo seguito una traccia storica di tipo narrativo e cronologico, Abbiamo cominciato dagli “inizi” del libro della Genesi, letto attraverso la successione di “dieci generazioni” fondanti, siamo passati poi per gli avvenimenti dell’Esodo che generano un popolo “libero” ma nel “servizio” del Signore, e abbiamo osservato infine le vicissitudini di questa libertà nella storia della monarchia davidica e dei regni divisi del nord e del sud, attraverso la lettura dei due Libri di Samuele e dei due Libri dei Re, affiancata anche dalla lettura di un salmo (Sal 89), che trasformava in preghiera il senso salvifico di questa storia complessa, passata dalla gloria di Davide e Salomone al fallimento e alla profonda delusione dell’esilio. Prima di proseguire nello sviluppo storico, preferiamo ancora attardarci nella riflessione suscitata dall’esperienza drammatica dell’esilio, attraverso la lettura dei due Libri delle Cronache. Lo facciamo per due motivi. Il primo è che essi sono molto poco conosciuti dai cristiani: la lettura da 2Cr 36 nella Quarta Domenica di Quaresima (anno B) è una delle pochissime proposte dal Lezionario. Il secondo motivo è che i libri delle Cronache, letti nel loro insieme e non a pagine isolate, aiutano a comprendere come la spiritualità ebraica (e quindi anche cristiana) nasce e si approfondisce sempre a partire da una riflessione continuamente ripresa e “aggiornata” sul significato di salvezza contenuto nei fatti della storia. È vero che non abbiamo proposto finora la lettura di pagine tolte dai libri dei profeti.  I libri delle Cronache, tuttavia, possono considerarsi il frutto maturo dell’incontro tra il messaggio dei profeti e la riflessione sapienziale sulla storia. Da questo punto di vista, la lettura delle Cronache non solo prepara ad affrontare gli avvenimenti drammatici dell’epoca ellenistica (persecuzioni e riscossa al tempo dei Maccabei) e romana (tempo in cui visse Gesù Cristo), ma anche può guidare il lettore cristiano a saper leggere i “segni dei tempi” e vivere una spiritualità “incarnata” e sempre “riattualizzata” nella concretezza dei fatti storici.

Antonio Pinna

 

Introduzione alla letttura del libro delle Cronache

Queste parti sono qui più ampie rispetto a quanto pubblicato sull'inserto del Rimedio

 

Questa terza sezione del Libro delle Cronache riguarda i regni divisi del nord e del sud

 

III. 2Cr 10,1-28,27: Il regno diviso

 

Con i regni di Davide e di Salomone era era stata inaugurata una nuova, segnata da una dinastia permanente e da un culto nel Tempio: "Il ventitrè del settimo mese Salomone congedò il popolo perché tornasse alle sue case contento e con la gioia nel cuore per il bene concesso dal Signore a Davide, a Salomone e a Israele suo popolo" (2Cr 7,10). Il permanere di questi privilegi divini nel regno del sud e la loro perdita da parte del regno del nord sono affermate nel discorso del re Abia in 13,5-12. Il privilegio dinastico è riaffermato in un momento significativo di minaccia in 21,7, a causa della cattiva condotta del re Ioram: "ma il Signore non volle distruggere la casa di Davide a causa dell'alleanza che aveva conclusa con Davide e della promessa fattagli di lasciargli sempre una lampada, per lui e per i suoi figli".  Il passato pericolo viene celebrato in 23,3: "Tutta l'assemblea concluse un'alleanza con il re nel tempio di Dio. Ioiadà disse loro: «Ecco il figlio del re. Deve regnare come ha promesso il Signore ai figli di Davide".

Appare chiaro come i regni di Davide e Salomone funzionano come modelli: "Così rafforzarono il regno di Giuda e sostennero Roboamo figlio di Salomone, per tre anni, perché per tre anni egli imitò la condotta di Davide e di Salomone" (2Cr 11,17). I regni dei re di Giuda sono usati in questo blocco letterario per illustrare il principio spirituale proposto a Salomone da Davide, il principio di cercare e non abbandonare il Signore: "Tu, Salomone figlio mio, riconosci il Dio di tuo padre, servilo con cuore perfetto e con animo volenteroso, perché il Signore scruta i cuori e penetra ogni intimo pensiero; se lo ricercherai, ti si farà trovare; se invece l'abbandonerai, egli ti rigetterà per sempre", e che trova piena espressione in 1Cr 15,1-2: "Lo spirito di Dio investì Azaria, figlio di Obed. 2 Costui, uscito incontro ad Asa, gli disse: «Asa e voi tutti di Giuda e di Beniamino, ascoltatemi! Il Signore sarà con voi, se voi sarete con lui; se lo ricercherete, si lascerà trovare da voi, ma se lo abbandonerete, vi abbandonerà".  Questa spiritualità normativa è applicata in riferimento sia al Tempio, nella cura del suo culto e della sua struttura, sia alla Legge, nel compimento delle sue linee guide. Queste obbligazioni, in modo conforme alle due condizioni per il permanere della dinastia, operano adesso come criteri per la benedizione o per la disgrazia dei successivi re di Giuda. La benedizione appare nel dono dei figli, nelle imprese di costruzione e nella vittoria contro gli invasori, mentre la sconfitta militare, la malattia e la morte prematura sono il raccolto dei peccatori.

Il Tempio era costruito non solo per il culto ma anche per la preghiera in tempo di pericolo. I re di Giuda, come ogni credente, avevano bisogno del tipo di aiuto di cui parlava il Signore nella seconda teofania a Salomone: "se il mio popolo, sul quale è stato invocato il mio nome, si umilierà, pregherà e ricercherà il mio volto, perdonerò il suo peccato e risanerò il suo paese" (2Cr 7,14). L'aiuto di Dio viene descritto nei cc. 12; 15 (almeno per un momento); 20, e sorprendentemente nel c. 28 per il regno del nord contro il regno di Giuda, dove la vittoria degli Israeliti è seguita dall'invito del profeta Oded a non infierire sui loro fratelli e dalla bella scena della liberazione e della restaurazione dei prigionieri.  Tuttavia, una appropriata umana umiltà è tragicamente assente nell'orgoglio esibito nei cc. 25-26.

I vari livelli di virtù e di vizio registrati nelle vite dei re sembrano funzionare come versione regale degli scenari descritti in Ez 18: un re buono, un re infedele, un re buono che degenera, un re cattivo che si converte. Il principio, attestato da Ezechiele, che ogni generazione sta in piedi o cade per la sua sola responsabilità, trova esplicita illustrazione in questi capitoli, segnati dalla frase del Cronista "il Dio dei suoi padri".

L'idea ecumenica e inclusiva cara al Cronista appare particolarmente evidente sia all'inizio sia alla fine di questa sezione. Lo stato dei regni come "fratelli" di fronte al Signore è affermato nei cc. 11 e 28. Tuttavia, i loro ruoli vengono scompigliati. Il popolo del nord, la pecorella smarrita della famiglia di Dio nel c. 13, diventa modello di restaurazione e di riconciliazione nel c. 28. A rovescio, il popolo del sud, colonna dell'ortodossia nel c. 13, degenera in apostasia religiosa nel c. 28. Questa simmetria era il modo con cui il Cronista sfidava il separatismo della Giudea del postesilio.

L'intera sezione è suddivisa in sei sottosezioni, come segue.

 

3.1    2Cr 10,1-12,16 Il regno movimentato di Roboamo

 

                         10,1-19                   Il re che non avrebbe ascoltato

                         11,1-23                   La forza che viene dall'ascolto

                         12,1-16                   Fallimento e nuovo inizio

 

Il regno di Roboamo è presentato come una montagna russa dello spirito. Dapprima, egli sprofonda nel fallimento. La sua immatura insipienza e quella dei giovani cui dà ascolto (2Cr 10,8-11) è responsabile per la perdita della maggior parte del regno. In seguito, l'ascolto di un'altra rivelazione profetica (2Cr 11,2-4) diventa la base di un felice periodo di benedizione (2Cr 11,5-17).

Ancora, egli cade nell'apostasia (2Cr 12,1) e sperimenta una perdita ulteriore per mano del faraone egiziano (2Cr 12,2-4). Un terzo intervento profetico è di nuovo ascoltato e si evita così un disastro che poteva essere peggiore, giungendo di nuovo tempi felici in Giuda (2Cr 12,5-12). È chiaro il ruolo che viene attribuito al profeta nel racconto del regno di Roboamo. Lo stesso messaggio profetico era rivolto ai contemporanei dal Cronista: essi erano invitati ad ascoltare la rivelazione profetica scritta e ad applicare alla loro vita il suo invito e la sua minaccia come alternativa al dover sperimentare il suo castigo.

 

3.2    2Cr 13,1-16,14 Confidare in Dio nei tempi di crisi

 

                         13,1-14,1a              La fiducia leale di Abia premiata

                         14,1b-15,19            La fiducia valorosa di Asa premiata

                         16,1-14                   La falsa fiducia di Asa punita

 

I racconti dei regni di Abia e Asa sono caratterizzati dal tema della "fiducia" in Dio. Il termine chiave nish'an ricorre cinque volte in questi capitoli e mai altrove, anche se il tema generale del rivolgersi a Dio in momenti di difficoltà è comune anche altrove. La ripetizione crea una unità letteraria con tre sottosezioni.

La prima volta ricorre in 13,18 e aiuta a individuare la prima sottosezione in 13,1-23, in cui la fiducia del re Abia e di Giuda nel Signore ha la meglio sull'infedeltà di Geroboamo e del popolo del nord: "In quel tempo furono umiliati gli Israeliti, mentre si rafforzarono quelli di Giuda, perché avevano confidato nel Signore, Dio dei loro padri".

La seconda occorrenza in 14,10 si trova all'interno della sottosezione 14,1-15,19, in cui trova giustizia la fiducia iniziale di Asa: "Signore, fuori di te, nessuno può soccorrere nella lotta fra il potente e chi è senza forza; soccorrici, Signore nostro Dio, perché noi confidiamo in te e nel tuo nome marciamo contro questa moltitudine; Signore, tu sei nostro Dio; un uomo non prevalga su di te!".

Le restanti tre occorrenze in 16,7-8 si trovano nella terza sottosezione di 16,1-14, dove invece Asa non rinnova la sua fiducia e muore prematuramente: "In quel tempo il veggente Canàni si presentò ad Asa re di Giuda e gli disse: «Poiché ti sei appoggiato - niš`aºnTä  -  al re di Aram e non al Signore tuo Dio, l'esercito del re di Aram è sfuggito al tuo potere. 8 Etiopi e Libi non costituivano forse un grande esercito, con numerosissimi carri e cavalli? Poiché ti appoggiasti - ûbühiššä|`enkä -  al Signore, egli non li consegnò forse in tuo potere?".

Il Cronista usa i due regni per predicare una serie di sermoni che sono delle variazioni su un unico tema: la fiducia in Dio. In più, se la fiducia nel Signore è il filo principale che scorre attraverso questi capitoli, essa è intrecciato con altri due fili presi dal vocabolario religioso generale del Cronista: "abbandonare Dio" (13,10-11) e il suo opposto polare "cercare Dio" (14,4.7; 15,2.4.12.15; 16,12).  Inoltre, nelle primne due sottosezioni il Cronista fa riferimento al Signore due volte come "il Signore dei vostri/loro padri"  (13,12.18; 14,3; 15,3).

 

3.3    2Cr 17,1-21,1a. Giosafat sceglie e perde la presenza di Dio

 

                         17,1-19                   Trovare Dio nell'obbedienza e nella benedizione: Giosafat re di Giuda

                         18,1-19,3                Collusione con un re del nord: Giosafat e Acab

                         19,4-11                   Trovare Dio nella riforma sociale: Giosafato nomina i giudici

                         20,1-30                   Trovare Dio nella fiducia e nella liberazione: Gisafat sconfigge Moab e Ammon

                         20,31-21,1a            Collusione con un altro re del nord: Ioram sposa una figlia di Acab

 

I quattro capitoli dedicati a Giosafat ne indicano l'importanza agli occhi del Cronista. Egli aveva usato il motivo della presenza divina, esprimendola per mezzo della preposizione "con" ( 'im ), per descrivere i regni di Davide (1Cr 11,9; 17,2.8) e Salomone (1Cr 22,11.16; 28,20; 2Cr 1,1). Questa preposizione "con" era riapparsa in passi importanti (13,12; 15,2.9; cf 13,8). Adesso essa prende una funzione strutturale in relazione al regno di Giosafat. Egli e i suoi sudditi hanno occasioni per godere della presenza del Signore nella benedizione che segue all'obbedienza (17,3: "Il Signore fu con Giòsafat, perché egli seguì la primitiva condotta di suo padre e non ricercò i Baal, 4 ma piuttosto ricercò il Dio di suo padre e ne seguì i comandi, senza imitare Israele"), nel mantenimento della giustizia sociale (19,6.11: "Ai giudici egli raccomandò: «Guardate a quello che fate, perché non giudicate per gli uomini, ma per il Signore, il quale sarà con voi quando pronunzierete la sentenza... Coraggio, mettetevi al lavoro. Il Signore sarà con il buono"), e nell'aiuto contro una minaccia esterna (20,17: "Non toccherà a voi combattere in tale momento; fermatevi bene ordinati e vedrete la salvezza che il Signore opererà per voi, o Giuda e Gerusalemme. Non temete e non abbattetevi. Domani, uscite loro incontro; il Signore sarà con voi").

Questo motivo positivo è intercalato con uno negativo, l'alleanza con i peccatori, rappresentati dai re del nord, "con"  Achab e "con" Azaria (18,3; 20,35-37). In tal modo il resoconto del regno di Giosafat fornisce un sermone provocatorio sulle alternative di associazione con Dio e con gli alleati umani.

In un punto il Cronista modifica leggermente la sua fonte per evidenziare questo motivo. La diversa forma della preposizione che si trovava in 1Re 22,4, 'ittì,  è cambiata nella forma più usuale 'immì in 2Cr 18,3, e in più si aggiunge "e io sarò con te in battaglia". Gli usi di questa espressione chiave individuano cinque sottosezioni, in accordo con i cinque racconti contenuti: 17,1-19; 18,1-19,3; 19,4-11; 20,1-30; e 20,31-21,1a.. Tre di queste sottosezioni contengono anche il termine chiave più importante del Cronista, "cercare Dio", darash, in 17,3-4; 18,4; 19,3 e 20,3 (cf il doppio uso del termine sinonimo biqqesh in 20,4 - Cei "implorare"). Nella quarta sottosezione, appare una frase intera con il medesimo significato (20,32-33 "non avevano rafforzato il loro cuore verso il Signore" - Cei aggiunge "nella ricerca del Signore").

 

3.4    2Cr 21,1b-23,21 La minaccia scongiurata contro la dinastia

 

                         21,1b-22,9              Infedeltà di Ioram e Acazia

                         22,10-23,21            Colpo di stato in aiuto di Ioash

 

I racconti dei regni di Joram, Acazia e Atalia, madre di Acazia, formano una unità letteraria, dove in due sezioni si mostra come viene scongiurata la minaccia di estinzione della dinastia davidica nei fatti e nello spirito. I regni di Ioram e di Acazia sono presentati in coppia, correlati in 21,2 e in 22,3 con i connettivi "e/anche". Così la prima sottosezione comprende 21,1b-22,9.

La sua prima metà, 21,1b-20, introduce la disastrosa influenza della "casa di Acab" attraverso la "figlia di Acab" (21,6 = 2Re 8,18). Un ulteriore riferimento alla "casa di Acab" appare in 21,13 nel messaggio del profeta Elia. Questa "casa" sta in contrasto con la "casa di Davide", espressione che modifica il termine "Giuda" nella fonte di 2Re 8,19, una variazione che rafforza l'asserzione teologica della permanenza della dinastia davidica. I destini contrastanti delle loro case era fondato su "Davide" (2Re 8,19), termine che è conservato in 2Cr 21,7. Un nuovo riferimento a "Davide" appare in 21,12, un invito all'attuale re davidico di vivere secondo l'eredità regale. Il riferimento è accompagnato da un altro commento circa la "casa di Acab" in 21,13. L'alternanza dei riferimenti alle due "case" rivali riassume il programma di tutto il passo.

La seconda metà della prima sottosezione, 22,1-9 contiene due riferimenti alla "casa di Acab" (22,3-4), che derivano da 2Re 8,27. Essi sono riecheggiati in 22,7-8 dai due riferimenti finali, non presenti nella fonte di 2Re. Due riferimenti intercalati a Ioram "figlio di Acab" in 22,5-6 (= 2Re 8,28-29) rafforzano la frase piena di minaccia, tanto più che le allusioni a Davide nel c. 21 sono ora assenti. Questo monopolio stilistico prepara il lettore alla disperante frase finale: "Nella casa di Acazia nessuno era in grado di regnare" (22,9).

La seconda sottosezione, 22,10-23,21, registra il rovesciamento di questa situazione disastrosa. La casa di Acab non riceve ora nessun commento. La restaurazione della casa di Davide è celebrata con due riferimenti introdotti dal Cronista: un'affermazione della promessa del Signore circa la dinastia (23,3: "Tutta l'assemblea concluse un'alleanza con il re nel tempio di Dio. Ioiadà disse loro: «Ecco il figlio del re. Deve regnare come ha promesso il Signore ai figli di Davide") e un racconto della reintroduzione dei riti cultuali inaugurati da Davide (23,18: "Ioiadà affidò la sorveglianza del tempio ai sacerdoti e ai leviti, che Davide aveva divisi in classi per il tempio, perché offrissero olocausti al Signore, come sta scritto nella legge di Mosè, fra gioia e canti, secondo le disposizioni di Davide"). Il trionfo della dinastia di Giuda dette al Cronista l'opportunità di attirare l'attenzione alla permanenza dell'alleanza davidica e al culto del Tempio strettamente associato ad essa.

Il regno di Giosafat segnò uno zenit nelle fortune della monarchia di Giuda durante il periodo del regno diviso. I due regni successivi segnarono invece il punto più basso. Il Cronista polarizza i due periodi in 21,12 ("la condotta di Giosafat tuo padre") e in 22,9 ("è figlio di Giosafat, che ha ricercato il Signore con tutto il cuore"). Durante il regno di Giosafat, il regno del nord, come un cammello, aveva messo il naso nella tenda davidica. Ora, invece, vi aveva stabilito la sua presenza in modo così sfacciato che la dinastia ne era quasi cancellata da una combinazione di giudizio divino (21,14.16.18; 22,7) e peccato umano. Provvidenzialmente, la promessa divina ne garantì la sopravvivenza.

 

3.5    2Cr 24,1-26,23 Come perdere la corsa, in tre lezioni

 

                         24,1-27                   Ioash ascolta il consiglio sbagliato

                         25,1-28                   Amazia trova una nuova fede

                         26,1-23                   Ozia trasgredisce i limiti di Dio

 

Questi capitoli presentano tre scenari alla Jekyll e Hyde, passando da un'iniziale obbedienza a Dio a una successiva apostasia. Nel resoconto dei regni di Ioas, Amazia e Ozia essi predicano in forma narrativa un triplice avvertimento contro l'abbandono della vera fede. In ogni caso, la prima metà apre con un elogiativo "fece ciò che era giusto agli occhi del Signore", seguito da una frase qualificativa negativa circa la virtù di corta durata del re (24,2 da 2Re 12,3; 25,2; 26,4-5). Nel primo e terzo dei regni descritti,la virtù è accreditata per aver dato ascolto a un saggio anziano consigliere (24,2.17; 26,5), e nel primo e nel secondo il saggio consiglio viene in seguito rifiutato (24,21-22; 25,15.20). Nel secondo e terzo regno, la fase del rifiuto è caratterizzata da orgoglio (25,19 da 2Re 14,10; 26,16).

Ognuno dei tre re stava "correndo bene" per un certo tempo, per usare la metafora di Gal 5,7, ma ognuno di essi mancò di finire la corsa. Il Cronista sembra che li stia usando per illustrare il caso di Ez 18,24.26 (cf 33,12-13), dove "il giusto si allontana dalla giustizia e commette l'iniquità e agisce secondo tutti gli abomini che l'empio commette" ed è per questo punito con morte prematura. Egli scrisse con un cuore di pastore, mettendo davanti alla sua generazione dei modelli esemplari perché se ne tenesse conto.

 

3.6  2Cr 27,1-28,27 Modelli regali di giusto e sbagliato

 

                         27,1-9                     Iotam il buono

                         28,1-27                   Acaz il cattivo

 

Due regni sono presentati spalla a spalla come opposizioni polari di giusto e di sbagliato. Iotam il giusto è presentato a fianco di Acaz il cattivo. Le valutazioni dei loro regni funzionano come degli indicatori retorici: Iotam "fece ciò che è retto agli occhi del Signore", mentre Acaz "non fece ciò che è retto agli occhi del Signore"(27,2 = 2Re 15,34; 28,1). Il Cronista sembra aver avuto in mente le storie esemplari di Ez 18,5-13, in cui un padre buono è seguito da un figlio disgraziato. Il c. 28 ha anche un suo proprio programma. Esso segna la fine della narrazione del regno diviso nei cc. 10-28, e questo spiega la sua maggiore lunghezza e le sue particolarità.