Ester 1,1-22

 

Nella traccia di sviluppo storico-liturgico che stiamo seguendo, la lettura del libro di Ester è da situare sullo sfondo delle problematiche del periodo post-esilico e anche del periodo ellenistico, per quanto riguarda il rapporto di Israele con gli altri popoli. Su questi periodi vedi il sommario storico-teologici relativo indicato nel riquadro.

 

Quinta tappa. Le prime letture della Quinta Domenica di Quaresima, con la quinta e sesta lettura della Veglia Pasquale, riguardano le riflessioni profetiche circa il tempo del post-esilio, il sorgere del giudaismo e le tensioni dell'ellenismo:  Voi tutti assetati, venite... (Quinta lettura della Veglia pasquale), Perché?... Impara, ritorna... (Sesta lettura della Veglia pasquale),  Rivivrete... (Prima lettura della quinta domenica di Quaresima Anno A), L'alleanza nuova, la legge nel cuore (Anno B), Il nuovo supera l'antico (Anno C).

Riassumiamo questa tappa sotto il titolo:

Esilio-Epoca persiana (Giudaismo) - Ellenismo. Dal buio più profondo una luce.
In
attesa di uomini nuovi.
Israele come "resto"  

 

Introduzione al Libro di Ester

 

Premessa sul testo

 

Il libro di Ester ci giunge in tre forme: Testo Masoretico (TM), Testo Alfa (AT), Settanta (LXX).

Il TM, scritto in ebraico forse nel III sec. a.C., usa come fonte una storia popolare su Ester e Mardocheo, alla quale aggiunge la spiegazione della festa di Purim. Non nomina mai Dio nè alcun altro aspetto esplicitamente religioso. È parte del canonce ebraico.

Il Testo Alfa (AT = Alpha Text) è la traduzione in greco di un testo ebraico simile, ma non identico al TM (circa del 20% più corto). Non ha il complotto che Mardocheo denuncia in 2,21-23 e le leggi persiane non sono presentate come irrevocabili (due punti importanti nella trama del TM). Non fa menzione della festa di Purim e, soprattutto, introduce alcune menzioni esplicite di Dio. Diffuso soprattutto in Egitto, non godette però dello stesso statuto canonico del TM.

La LXX è la traduzione in greco del TM, risalente al II sec. a.C. Contiene sei lunghi passaggi e diverse altre brevi varianti non presenti nel TM, aggiunte o al momento della traduzione o più tardi. Le integrazioni provvedono soprattutto a esplicitare la valenza religiosa del libro (Dio vi è nominato cinquanta volte) e a presentare i protagonisti Ester e Mardocheo come dei giudei osservanti. In tal modo, però, come vedremo, le aggiunte cambiano radicalmente la natura del libro, tanto da poter considerare Ester greco come un'opera diversa da Ester ebraico.

La LXX fa parte dei libri canonici delle Chiese Ortodosse e dei libri deuterocanonici della Chiesa Cattolica (La traduzione della Vulgata le aggiunge alla fine della sua traduzione del TM, continuando però una numerazione progressiva da 11,1 a 16,24).

Nelle edizioni protestanti della Bibbia le aggiunte sovente appaiono separate, nella sezione contenente i Libri Apocrifi.

Queste parti integrative della LXX furono successivamente aggiunte anche al Testo Alfa, per omologare le due versioni greche. Inoltre, esistono altre traduzioni sia del TM sia della LXX, come la Vetus Latina,  due traduzioni targumiche in aramaico di tipo molto libero, e infine una versione a parafrasi da parte di Giuseppe Flavio che sembra conoscere le diverse versioni diffuse al suo tempo

Nella edizione della Bibbia Cei (contenuta ad esempio nella Bibbia di Gerusalemme) queste parti aggiunte non sono sempre chiaramente distinte e quelle più brevi non sono indicate. Esse sono riconoscibili perché indicate a fianco con la numerazione della volgata e nel testo con una numerazione letterale alfabetica (a-z) affiancata al numero del versetto del TM da cui parte l'aggiunta. Nelle edizioni moderne di studio tali aggiunte maggiori sono indicate con le lettere maiuscole A-F e una numerazione autonoma, talvolta inserite all'interno stesso del testo, talvolta inserite in due  presentazioni distinte del libro, del TM prima e della LXX dopo (scelta più indicata)..

Nel presente commento noi ci limiteremo a presentare anzitutto il Testo Masoretico, indicando le aggiunte della LXX, ma lasciando la loro presentazione completa a una distinta lettura.

 

Presentazione generale

 

Religione popolare e religione colta: sono davvero a due estremi opposti? Sovente, nel mondo religioso, si oppone ciò che è "popolare" a ciò che è più "corretto", o "colto", o "teologico", o "clericale" (scegliete o aggiungete la coppia di aggettivi che più vi aggrada). Recentemente, in occasione delle celebrazioni di Padre Pio, simili distinzioni hanno riempito le cronache dei giornali. Compreso l'Avvenire, che, come giornale "cattolico", si è trovato di fronte alla necessità di affrontare l'argomento in modo "colto" (almeno per ovvietà di mestiere) e "popolare" (almeno per desiderio di diffusione), mantenendo un tono di compromesso tra il serio rigore del teologi e il gioioso successo del popolo. Un tale compromesso si è soprattutto evidenziato nella ricerca di presentare con grande risalto diverse interviste su Padre Pio fatte a personaggi "famosi" (che a quanto pare si suppone automaticamente "colti"), confezionando così il concetto, mediatore tra i due estremi, di "popolo di Padre Pio", che al suo interno racchiude (e viene presentato come un altro miracolo) i cittadini e le cittadine "popolari" (il cui numero e i cui problemi incutono sicuro rispetto), l'intrattenitore televisivo (al quale sembra si debba riconoscere un peso culturale proporzionato al suo indice di ascolto), l'ingegnere e il medico (la cui cultura offre sempre qualcosa di solido e di magico), e infine l'immancabile "teologo" scelto fra quelli aperti a tutte le possibilità pluralistiche della fede (comprese quelle mediatiche). Ovviamente ai teologi intervistati su Padre Pio veniva risparmiata l'ironia riservata in questi discorsi ai "teologi" colti ma con poco successo (di media e, sembra, di santità) rispetto ai "taumaturghi", sovente "incolti" ma certo di più successo (di santità e, sicuramente,di media: concetti che a forza di essere messi insieme sembrano destinati a identificarsi).

Ebbene, questa lunga premessa dovuta alla cronaca recente, si giustifica per il fatto che il libro di Ester ebraico appare nello stesso tempo così "popolare" e così raffinatamente "colto" da poter essere preso in considerazione come "mediatore" tra i due estremi della religiosità "popolare"e "teologica", allo stesso modo che il concetto di "popolo di Padre Pio".  E se proprio non vi potrà sembrare "allo stesso modo", dato che un libro su Padre Pio vende certamente più che un'edizione del Libro di Ester (per rispetto, non prendiamo in considerazione l'offerta "in bundle" con la Bibbia), se non altro vorremmo tentare di mostrare come il libro di Ester offre, tra i due estremi, popolare/colto, una mediazione inaspettata e sorprendente, dove "popolare" e "colto" non appaiono affatto essere uno agli estremi dell'altro. Anzi.

 

Ester, libro "popolare", non apprezzato dai "clerici". Il libro di Ester è entrato a far parte del canone biblico per acclamazione popolare. Un po come certi santi. La differenza è che mentre i santi a furor di popolo sono tali a causa soprattutto, anche se non sempre, dei miracoli, il caso di Ester è esattamente il rovescio. Nel libro di Ester ebraico, nessun "miracolo" è presente, nessuna preghiera, nessun tempio, nessuna esplicita pratica religiosa; Dio non vi è nominato mai, nemmeno una volta. Come è possibile che un libro simile faccia parte dei libri "sacri", dei libri che parlano di Dio?

La cosa ha dato fastidio abbastanza presto.  A Qumran, a quanto pare, non accettavano né il libro né la festa di Purim. I  rabbini discutevano la canonicità del libro. Altre comunità  accettavano di leggere una versione un po' più religiosa (quella che poi divenne il nostro Testo Alfa), fino a quando nella traduzione della LXX si decise di regolare una volta per sempre questo "scandalo" e si aggiunse tutto quello che "mancava": il nome di Dio (50 volte), preghiere, pratiche religiose, osservanza giudaica da parte di Ester e Mardocheo. Ma anche così, nella chiesa orientale non tutte le comunità cristiane nei primi secoli accettavano il libro: Melitone, vescovo di Sardi, che ha collegamenti con le chiese palestinesi, non lo elenca fra i libri approvati. Tra i numerosi Padri che rigettano il libro sono Atanasio, Gregorio di Nazianzo, Teodoro di Mopsuestia, tutti del IV sec. Il libro fu infine incluso nella lista dei libri sacri nel Concilio di Ippona (393 d.C.) e di Cartagine (397 d.C.). 

Per il seguito, ricordiamo che Lutero avrebbe voluto che il libro di Ester, insieme al Secondo Libro dei Maccabei, non esistesse. Numerosi commentatori del secolo ventesimo ne hanno declassato il valore. Il giudizio di Paton (1908) è sempre citato: "Nessun personaggio nobile appare nel libro... Moralmente, il libro di Ester cade molto più in basso del livello generale dell'Antico Testamento e perfino degli Apocrifi". C'è chi afferma che l'unico personaggio degno è la regina Vashti, che viene deposta per il suo rifiuto di obbedire al re. Sandmel, studioso e rabbino, scrisse (1972) che non si sarebbe dispiaciuto di vedere il libro cancellato dalle Scritture, e l'israeliano Ben Chorin si augurò (1938) che il popolo ebraico abbandoasse sia libro sia la festa di Purim.

Ma tant'è: il popolo ebraico continua a ritenere il libro di Ester secondo solo allo stesso Pentateuco e la festa di Purim resta tra le più popolari e universalmente celebrate, con caratteri di gioia e usanze che la fanno assomigliare al nostro "carnevale".

 

Teologia implicita nel libro di Ester (sul prossimo numero del Rimedio)

 

Guida per la lettura continua di Est 1,1-22

Aggiunta A ( da leggere nel contesto della edizione greca del libro

da saltare invece quando si legge l'edizione ebraica )

 


Aggiunta A 1,1-17; Cei 1,1a-r Vg 11,2-12,16


L'aggiunta A fu composta in ebraico o aramaico, forse nell'ultima parte del II sec. a.C., dopo le guerre dei Maccabei. I Gentili, in questa aggiunta, sono diventati del tutto ostili ai Giudei, e questi pongono esplicitamente in Dio la loro unica speranza.

 

 

Est 1,1-22 : I primi tre banchetti. Deposizione della regina Vashti

 

Il capitolo primo del Testo Masoretico (senza le aggiunte del testo greco della Settanta), inquadra il racconto di Ester nel contesto dell'Impero Persiano e della sua corte, introduce alcuni temi principali e prefigura alcuni eventi importanti nella trama che seguirà..  L'autore adotta un tono irono e perfino satirico che abbandonerà raramente.

Eccetto il re Assuero, nessun altro personaggio apparirà nel resto del libro. Più che far pensare che l'autore usa qui una fonte diversa, si terrà conto che l'episodio della regina Vasti ha la funzione di provvedere uno sfondo alla successiva storia di Ester.

Le imprecisioni storiche, presenti fino dal primo versetto (iperbole delle 127 province), non sono da valutare con il metro della storiografia, quanto con quello dell'arte narrativa: esse apparentemente danno un'aria di verosimiglianza storica alle scene, ma nello stesso tempo, per la loro grossolanità esplicitamente voluta, segnalano al lettore il carattere romanzesco dell'insieme, dove l'ironia avrà tanto più spazio quanto più sarà profonda l'intesa tra le allusioni del narratore e l'intuiszione interpetativa dell'ascoltatore.

 

1,1-9      I primi tre banchetti. Introduzione alla corte di Susa

 

Il racconto si apre con tre banchetti. I banchetti , dieci in tutto, segneranno le svolte principali della trama. La sontuosità del primo, cui sono invitati i nobili per la durata di 180 giorni, e la descrizione dettagliata, e volutamente "persiana", del lusso del secondo, che quasi traduce lo stupore dei nuovi invitati, la gente comune della capitale, enfatizzano in modo iperbolico il significato stesso del nome del re, Assuero, identificato in genere con Serse, xshayarsha, "uomo potente", quarto imperatore persiano dal 486 al 465. 

Il v. 8, variamente tradotto, è da interpretare sullo sfondo della tradizione persiana riportata anche da Erodoto, secondo cui il re "segnava il ritmo" del bere: quando egli beveva, tutti bevevano. Tuttavia, in questi due banchetti del re questa "indicazione" non era valida, e ognuno poteva bere quando e quanto voleva. Il lettore ne ricava almeno due cose: che in questo regno niente avviene senza la volontà del re, i cui decreti sono onnipresenti e irrevocabili; e che quando si beve senza misura, qualcosa deve succedere..

Il terzo banchetto è quello della regina Vashti (dal persiano vahista, "migliore"). L'introduzione di questo nome, sconosciuto fuori della Bibbia (la moglie di Serse si chiamava Amestri e lo fu per tutta la durata del regno), è un altro chiaro segnale per il lettore ad andare oltre la patina storica e a leggere il racconto nella sua valenza narrativa. Le usanze persiane permettevano alle mogli legittime di mangiare insieme agli uomini (cf anche Ne 2,6: Dan 5), ma lasciavano la sala al momento in cui gli uomini cominciavano a bere (entravano allora concubine e cortigiani).

 

Riflessione. Le descrizioni dettagliate e lussuose dell'ambiente e degli aspetti fisici con cui inizia il libro di Ester sono inusuali nella letteratura biblica, in genere fedele ai valori di modestia e di misura. Nessuna condanna è espressa esplicitamente, e tuttavia il lettore abituato allo stile biblico non potrà non ricordare che "viene la superbia, verrà anche l'obbrobrio, mentre la saggezza è presso gli umili... Non serve la ricchezza nel giorno della collera, ma la giustizia libera dalla morte" (cf Pr 11,2-4). E che cosa dire del "consumismo" dei nostri giorni?

 

1,10-22 Caduta di Vashti

 

Il racconto della deposizione della reginaVashti è pieno di allusioni ironiche, che il testo ebraico, nella sua laconicità, lascia al lettore di intuire. Il testo dice soltanto che il re, nel settimo giorno del banchetto, ormai ubriaco, mobilita sette importanti funzionari del regno (tutti elencati con i loro nomi persiani per dare un tono di verosimiglianza) e ordina alla regina di lasciare il suo banchetto per le donne e venire a mostrarsi ai suoi invitati maschi con la corona regale. È come se alla "fiera" dei suoi sfarzi mancasse soltanto l'esposizione della bellezza della regina. Vasti rifiuta, e il testo ebraico non ne dice il perché, anche se la menzione della ubriacatura del re lascia pensare al lettore che il testo approvi il comportamento della regina. Questo rifiuto, contrapposto a una certa arrendevolezza e passività di Ester nei confronti del potere maschile, ha valso a Vasthi una grande simpatia da parte di una sensiblità femminista.

Del resto,  il testo stesso provvede a calcare la mano sul versante della satira, mostrando come questo rifiuto diventa un affare di stato. Il re mobilita altri sette consiglieri per affrontare il rifiuto "secondo la legge". Alla regina Vashti viene comandato per decreto di non poter fare quello che non ha voluto fare già di sua spontanea volontà e viene destituita per dare una lezione a tutte le mogli dell'impero, così che "tutte le donne renderanno onore ai loro mariti dal più grande al più piccolo" (1,20). Così un decreto imperiale viene emesso perché "ogni marito fosse padrone in casa sua e potesse parlare a suo arbitrio"(1,22). Ovviamente, il lettore si accorgerà che un tale decreto "irrevocabile" viene emesso da un re superpotente che non è affatto padrone in casa sua.

Riflessione. Ci si potrebbe chiedere che cosa possa dire peer la storia biblica della salvezza una tale pagina di romanzo "persiano". Tuttavia, se si rinuncia alle facili "prediche istantanee" (tipiche anch'esse di una mentalità "consumistica" dove molte cose si pregiano dell'aggettivo "instant", anticamera tuttavia della seconda formula "usa e getta"), si noterà che il primo capitolo del Libro di Ester ebraico lancia due tra i suoi temi ricorrenti: quello del ruolo delle donne e quello del potere.

Per quanto riguarda il primo, sarà bene non dedurre conseguenze frettolose da singole frasi. Vashti serve certamente per mettere in risalto il ruolo di Ester. Tuttavia, all'inizio Vashi rappresenta quasi una "martire" dell'autonomia femminile nei confronti dello strapotere e degli abusi maschili, mentre dopo Ester apparirà almeno inizialmente molto remissiva, anche se pronta a trar vantaggio dalle debolezze maschili. Quale messaggio sta suggerendo l'autore biblico? Come il suo eventuale messaggio si concilia con le attuali convinzioni, anche cristiane, circa il ruolo della donna nella società? Per rispondere, bisognerà aspettare di aver letto il seguito.

Per quanto riguarda il tema del potere, esso in questo primo capitolo appare tanto più fittizio quanto più decantato. Si intravede già che il solo modo per avere un potere reale sarà quello di unirlo alla saggezza.