Ester 3,1-15

 

Nella traccia di sviluppo storico-liturgico che stiamo seguendo, la lettura del libro di Ester è da situare sullo sfondo delle problematiche del periodo post-esilico e anche del periodo ellenistico, per quanto riguarda il rapporto di Israele con gli altri popoli. Su questi periodi vedi il sommario storico-teologici relativo indicato nel riquadro.

 

Quinta tappa. Le prime letture della Quinta Domenica di Quaresima, con la quinta e sesta lettura della Veglia Pasquale, riguardano le riflessioni profetiche circa il tempo del post-esilio, il sorgere del giudaismo e le tensioni dell'ellenismo:  Voi tutti assetati, venite... (Quinta lettura della Veglia pasquale), Perché?... Impara, ritorna... (Sesta lettura della Veglia pasquale),  Rivivrete... (Prima lettura della quinta domenica di Quaresima Anno A), L'alleanza nuova, la legge nel cuore (Anno B), Il nuovo supera l'antico (Anno C).

Riassumiamo questa tappa sotto il titolo:

Esilio-Epoca persiana (Giudaismo) - Ellenismo. Dal buio più profondo una luce.
In
attesa di uomini nuovi.
Israele come "resto"  

 

Introduzione al Libro di Ester (vedi Guida di lettura a Est 1)

 

Guida per la lettura continua di Est 3,1-15

 

Est 3,1-15 Haman trama di sterminare i Giudei

 

I primi due capitoli non sono stati che l'antefatto e il preludio alla trama principale del racconto. Questa comincia al cap. 3, con la presentazione del principale "antagonista" Haman, "il nemico dei giudei", e della sua macchinazione, un vero e proprio progetto di genocidio.

 

3,1-6      Ostilità tra Mardocheo e Haman

 

Il tono ironico del testo prosegue introducendo Haman come nuovo protetto del re, senza darne alcuna spiegazione, e implicitamente creando un'opposizione e una suspense narrativa con la figura di Mardocheo. Si tratta di un passaggio in cui sono di nuovo notevoli le differenze tra le diverse versioni del libro. Le versioni greche introducono dei motivi religiosi per giustificare il rifiuto di Mardocheo a inchinarsi di fronte ad Haman. Il teto ebraico resta come al solito più dicreto e indiretto. Storicamente, non esiste da parte ebraica nessuna resistenza a onorare nei modi propri le autorità civili di un paese ospitante (cf Gen 42,6), e Mardocheo appare un fedele funzionario del regno. Anche l'inciso "perché aveva detto loro che era un giudeo" appare tanto tardi nel testo (3.4) da non sembrare tanto il motivo del rifiuto di Mardocheo di prostrarsi di fronte ad Haman, quanto la ragione della successiva generalizzata rappresaglia di Haman contro i giudei. Il testo ebraico, dunque, resta molto discreto e ambiguo sul motivo reale del rifiuto di Mardocheo, ma diverse indicazioni sembrano piuttosto farne una questione di inimicizia particolare contro Haman, e non una questione di opposizione all'impero per pregiudizi razziali. Questa interviene in un secondo tempo, nella generalizzazione di Haman che tutti i giudei si sarebbero comportati come Mardocheo. La questione etnica non è nei rapporti con l'impero, ma nell'antica e storica inimicizia dei discendenti di Amalek. Il testo ebraico ricorda questi antefatti in modo al solito molto discreto, limitandosi a indicare la genalogia di Haman, "figlio di Hammedàta, l'Agaghita" (3,1).  Nello stesso tempo, attraverso questa discrezione, lascia apparire il rifiuto di Mardocheo come un atto di inimicizia personale abbastanza imprudente da scatenare la reazione generalizzata contro il suo popolo, e che potrà essere risolta solo con la messa in pericolo della vita stessa della sua protetta diventata regina.

Riflessione. Generalizzazioni come quella di Haman hanno alimentato conflitti razziali in molte parti del mondo lungo la storia. Nello stesso tempo, anche se su un diverso piano di responsabilità, il testo ebraico sembra anche suggerire che alcune volte le cose sarebbero più semplici senza impuntamenti orgogliosi e poco immediatamente giustificati come quello di Mardocheo.

 

3,7-11    Trama di Haman

 

Il v. 7 serve da una parte per preparare la spiegazione finale del libro sull'origine della festa di Purim, e dall'altra per introdurre ancora una sottile nota ironica sulla decisione di sterminare il popolo ebraico: tale decisione, stabilita attraverso il getto delle "sorti", avviene nel primo mese dell'anno, che viene nominato con ilo nome babilonese di Nisan. A un lettore attento e memore dei racconti biblici non sfugge tuttavia che si tratta del mese ebraico di Aviv, il mese dell'esodo e della Pasqua (Dt 16,1-8). Ancora, come sempre nel testo ebraico, Dio non viene nominato, ma il lettore è portato a pensare che una tale coincidenza di date non potrà essere in ultimo a svantaggio di Israele. Potrebbe Dio permettere che il mese della sua liberazione coincida con la distruzione programmata da Haman?

I vv. 8-10 riassumono le accuse ricorrenti verso il popolo ebraico, fatte di verità, mezze verità e falsità. È vero che il popolo ebraico è "disseminato" nel territorio dell'impero. È meno vero che è "segregato", dal momento che Mardocheo stesso sta svolgendo compiti importanti presso la corte. È una mezza verità dire che esso ha leggi proprie, la Torâ, poiché è anche vero, nel testo ebraico, che Mardocheo e soprattutto Ester (che non ha rivelato la sua identità) non stanno mettendo in contrasto le proprie leggi con le leggi dell'impero, tanto anche da apparire poco o per niente "osservanti" ( i testi greci correggereanno questo aspetto). In più è una totale falsità che gli ebrei non osservino le leggi dell'impero,

poiché è proprio  Mardocheo  che ha sventato un complotto contro il re, senza nemmeno esserne ricompensato, mentre viene ricompensato Haman senza ragione.

I vv. 9-10 mostrano il coinvolgimento quasi "indifferente" del re nella macchinazione di Haman. Si notino alcune sfumature. La proclamazione del decreto è suggerita al passivo, "sia fatto uno scritto per la loro distruzione", quasi ad attutire inizialmente la responsabilità diretta del re. Di fatto il re, contrariamente al solito, non provvede a nessuna verifica  o a nessuna richiesta di consigli (come invece finora aveva fatto). Egli, poi, accetta, ma con apparente distacco, tipicamente orientale, la grande somma che Haman gli offre. La trad. Cei "il denaro sia per te" non appare nè grammaticalmente né contestualmente corretta.  L'ebraico dice letteralmente "il denaro è dato a te", cioè "il denaro è tuo" (e dunque tu puoi farne quello che vuoi quando decidi di darlo a me), e di fatto in seguito Mardocheo, che appare bene informato sui fatti segreti di corte, parlerà a Ester della grande somma di denaro pagata da Haman al re (4,7) e la stessa Ester parlando con il re dirà coraggiosamente che il suo popolo è stato "venduto" (7,4).

Riflessione. L'impero persiano storicamente era molto tollerante verso la diversità multietnica. Le accuse di Haman contro i giudei sono in realtà le accuse da sempre rivolte contro gli ebrei fin dagli inizi della diaspora. La differenza delle minoranze,  meno è conosciuta e più resta misteriosa, più appare anche pericolosa e ostile alla cultura della maggioranza. Inoltre, motivi religiosi antigiudaici (se non proprio e sempre antisemiti) hanno contribuito a ripetere tali accuse nella storia con differetni gradi di partecipazione. Alla ostilità attiva di Haman, si affianca l'indiferrenza passiva del re,.e altri fingeranno di non sapere, o resteranno indifferenti. I diversi coinvolgimenti non porteranno a un risultato diverso, e in definitiva, nemmeno a una responsabilità diversa.

 

3,12-15 La trama di Haman comincia a realizzarsi

 

I vv. 3,12-15 mostrano come Haman mette in moto gli ingranaggi dell'impero per portare avanti i suo progetto di genocidio. Anche qui si notino alcuni particolari. La data del decreto del re, ma scritto "seguendo in tutto gli ordini di Haman", è quella del tredici del mese di Nisan. Oltre il fatto che il tredici era considerato un numero sfortunato anche nel mondo babilonese, di fatto è il giorno che per un ebreo precede l'inizio della festa di Pasqua. Di nuovo, Dio non è nominato, ma il lettore ebreo non potrà fare a meno di chiedersi se sarà permesso ai nuovi fatti di smentire le antiche convinzioni di fede. Forse, è proprio l'importanza di questa allusione pasquale che può aver convinto il narratore a situare in questa data del tredici del primo mese la firma del decreto di sterminio, che però è stabilito per il tredici dell'ultimo mese (mese in cui di fatto si celebrava la festa di Purim). In ogni caso, a parte le considerazioni diacroniche sulla composizione del libro o altri motivi logistici interni al racconto, ad esempio, dare il tempo che il decreto arrivi dappertutto (ma esso è inviato "con urgenza"), di fatto il racconto prospetta un intero anno di angoscia per il popolo ebraico, ulteriore allusione alla continuità di una paura dalla quale non si intravede via di scampo.

Tuttavia, il testo si mantiene oggettivo il tanto che basta anche a riconoscere che nell'impero persone estranee al popolo ebraico ne condividono l'angoscia. Infatti, proprio la popolazione più vicina alla corte è angosciata, mentre a due passi il re e Haman stramangiano.

Riflessioni. Il trionfo di Haman, l'indifferenza del re, l'angoscia della cittadella di Susa sono tre atteggiamenti illustrate dal testo di fronte al progettato genocidio. Sono ancora le reazioni di oggi di fronte a ogni genocidio: il sentimento di superiorità di chi lo vuole, l'indifferenza di non si sente direttamente interessato e lontano, l'angoscia delle persone sensibili abbastanza per essere spaventate dalla violenza e nello stesso tempo impotenti a fare qualcosa. Nel libro di Ester questi atteggiamenti portano allo stesso risultato. Non ce ne vogliamo rendere conto, ma portano al medesimo risultato ancora oggi.

                                                                             

Aggiunta B (da leggere nel contesto della edizione greca del libro

da saltare invece quando si legge l'edizione ebraica )

 

Aggiunta B 1-7; Cei 3,13a-g (fra 3,13 e 3,14 ; Vg 13,1-7
 

Includere copie di lettere o decreti persiani serviva per dare al testo un tono di storicità. Scritto in greco, senza i semitismi e con stilemi retorici tipici della LXX. Riflettte l'antisemitismo diffuso nell'impero ellenistico.