Nella traccia di sviluppo storico-liturgico che stiamo seguendo, la lettura del libro di Ester è da situare sullo sfondo delle problematiche del periodo post-esilico e anche del periodo ellenistico, per quanto riguarda il rapporto di Israele con gli altri popoli. Su questi periodi vedi il sommario storico-teologici relativo indicato nel riquadro.
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Quinta tappa. Le
prime letture della Quinta Domenica di
Quaresima, con la quinta e sesta lettura della Veglia Pasquale, riguardano
le riflessioni profetiche circa il tempo del post-esilio, il sorgere del
giudaismo e le tensioni dell'ellenismo: Voi
tutti assetati, venite... (Quinta lettura della Veglia pasquale), Perché?...
Impara, ritorna... (Sesta lettura della Veglia pasquale), Rivivrete... (Prima lettura della quinta
domenica di Quaresima Anno A), L'alleanza nuova, la legge nel cuore (Anno B), Il
nuovo supera l'antico (Anno C). Riassumiamo questa tappa sotto il titolo: |
Est 4,1-17 Mardocheo ricorre a Ester
L'attenzione della storia ora si rivolge di nuovo a Ester e Mardocheo. Il destino dei giudei dipende dal loro coraggio e dalle loro risorse, specialmente di Ester. È sorprendente come l'autore continua ad evitare di nominare Dio, perfino in questo momento di estremo pericolo. È l'iniziativa e l'azione giusta degli uomini che deve portare alla salvezza, che ogni lettore saprà attribuire in ultima istanza a Dio).
4,1-3 Reazione di Mardocheo al decreto di Haman
La spettacolarità della reazione di Mardocheo non va ridotta a espediente per attirare l'attenzione di Ester (così Bibbia Piemme). Le comunicazioni tra Mardocheo e Ester non hanno mai fatto problema né prima né ora (cf 2,11). Il testo ebraico, ancora una volta descrive dei gesti "laici" di lutto, senza alcun tipico gesto religioso, mostrando la reazione di Mardocheo come tipica di quella di tutti gli ebrei dell'impero, anche per i quali nessuna invocazione a Dio viene riportata. In più, non esplicitando in nessun modo alcun riferimento ai sentimenti interni di Mardocheo, lascia aperta la possibilità, pur non facendovi mai allusione, che la disperazione e lo sconcerto di Mardocheo possa includere anche un suo senso di colpa per il comportamento ostinato che ha tenuto con Haman (in effetti la versione greca della LXX provvederà a difendere Mardocheo dall'accusa di essere causa di quanto succede).
4,4-17 Mardocheo convince Ester ad intervenire, rischiando la sua vita
Per la prima volta, Ester diventa il personaggio centrale della scena. Fino ad ora essa era apparsa sempre arrendevole e quasi passiva (eccetto per il modo attivo con cui si guadagna la simpatia di chi incontra alla corte). In questa scena essa dopo una iniziale distanza e un primo rifiuto, passa ad assumere l'iniziativa determinante e risolutiva.
4,4 Il gesto di Ester che manda dei vestiti a Mardocheo resta nel testo ebraico senza una spiegazione. Che cosa sta facendo di preciso? Sta forse cercando di alleviarne il dolore? Ma allora cambiarsi solo esteriormente d'abito non serve a Mardocheo, che di fatto rifiuta l'invio di Ester. Sta allora cercando di far smettere a Mardocheo i suoi vestiti luttuosi, per consentirgli di entrare a corte e parlare direttamente? In questo caso, sarebbe Mardocheo a non capire, e in ogni caso in seguito Ester sembra circondata da personaggi ai quali può affidare i messaggi più segreti e intimi. Esagerare il ruolo di intermediario del custode del harem è fuori bersaglio. Sta forse cercando semplicemente di dire a Mardocheo di farla finita con la sua sceneggiata pubblica, che la mette in grande angoscia? Di fatto, solo dopo il rifiuto di Mardocheo Ester pensa a chiedere a Mardocheo i motivi reali del suo comportamento. Il punto di partenza di Ester sembra in definitva abbastanza segnato dall'isolamento sicuro e beato in cui vive nel harem come regina.
4,5-9 Il dialogo tra il custode del harem e Mardocheo avviene nella pubblica piazza. I consigli di discrezione dati prima a Ester sulla sua identità giudaica non sembrano più pertinenti. Si noti che oltre alle informazioni, Mardocheo chiede che venga trasmesso ad Ester anche l' «ordine» di presentarsi al re per intercedere in favore del suo popolo.
4,10-12 La prima risposta di Ester è shoccante per Mardocheo: Ester oppone un netto rifiuto di fronte all'«ordine» ricevuto, mettendo avanti il rischio che ne deriverebbe per la propria vita.
4,13-14 La risposta di Mardocheo è triplice. Primo, egli diffida Ester dal pensare di potersi salvare da sola, approfittando della sua situazione privilegiata (13b). Secondo, le dice che veramente lei è l'unica possibilità immediata e conosciuta di azione (14a). Terzo, in conclusione, essa deve chiedersi se "sia arrivata al regno proprio per un tempo come questo" (14b).
La frase del v. 14 ha dato luogo a diverse interpretazioni. In un testo ebraico che non fa mai riferimento a Dio, l'espressione di un aiuto che potrebbe ancora venire da un "altro luogo" ha fatto pensare a molti che si tratti di un'allusione a Dio, come se Mardocheo dicessse: "se non ti muovi tu, si muoverà Dio". Ora, è vero che il termine maqôm è usato talvolta in ebraico in modo sostituivo del "tempio" e quindi di "Dio". Tuttavia, in questo caso la la particolare espressione "altro luogo", conl'aggiunta cioè del termine "altro" rende improbabile una tale allusione diretta a Dio. Essa invece sembra far capire che Mardocheo sta parlando a Ester sul fondo di una fondamentale speranza che la regina incarna qui e ora, ma che non esaurisce. Le coincidenze nel libro sono stante tante, che potrà benissimo essercene ancora qualche altra. Solo che qui e ora l'unica possibilità a portata di mano è l'azione di Ester nelle circostanze favorevoli, anche se rischiose, in cui essa si trova. Se essa agisce, mette a frutto le possibilità che le coincidenze offrono, se essa non si muove, ne pagherà le conseguenze "lei e la casa disuo padre". Il testo, in altre parole, continua a muoversi sul piano degli aiuti "umani" senza nominare e alludere direttamente a Dio, ma certo l'inesauribile speranza che le parole di Mardocheo fanno intravedere a Ester, insieme con il suggerimento di scommettere che il suo essere "arrivata al regno" sia un fatto "provvidenziale", non possono non essere sentiti dal lettore della Bibbia se non come un velato atto di fede in un Dio presente nella storia, ma non al modo spettacolare di un "deus ex machina".
Non sembra quindi né necessario né opportuno immaginare (come fa la Bibbia PiEmme) di tradurre la frase del v. 14 come un'interrogativa alla quale ci si deve aspettare una risposta negativa : "Perché se tu in questo momento taci, forse che aiuto e liberazione sorgeranno per i giudei da un altro luogo? E così tu e la casa di tua padre perirete". A parte la considerazione che in questa traduzione non si comprende il riferimento alla rovina solo di Ester e della sua famiglia, bisogna aggiungere che la mancanza di un tale sfondo di speranza generale priva l'azione di Ester della prospettiva divina che le dà forza, reale anche se implicita.
4,15-16.17 Ester prende l'iniziativa. Mardocheo esegue gli ordini di Ester
Una volta convinta, Ester ordina a Mardocheo di indire un digiuno di tre fra tutti i giudei di Susa, al termine del quale lei metterà a rischio la sua vita presentandosi al re senza esserne chiamata. in tal modo, la sua posizione a corte, nonostante lo statuto quinquennale di regina, si rivela fragile e sempre incerta, come quella degli ebrei nel resto dell'impero. Il digiuno sarebbe l'unico atto religioso di cui parla il testo ebraico, trattandosi di un vero e proprio atto di domanda (cf 2Sam 12,16-17; Giona 3,7). Ironicamente, tale digiuno viene a coincidere con i primi giorni della settimana pasquale, durante la quale per un giudeo era assolutamente proibito digiunare. Esso si risolverebbe, dunque, in una violazione della legge giudaica. In ogni caso, il carattere religioso del digiuno, ancora una volta, non è esplicitato (lo fa invece una traduzione greca di un testo ebraico più corto).
Nel v. 17, l'ubbidienza di Mardocheo segna la trasformazione ormai compiuta del personaggio di Ester.
Riflessione. Il difficile dialogo che porta infine all'iniziativa di Ester è un ritratto molto umano delle incertezze e degli interrogativi che una persona qualsiasi sperimenta quando si trova nelle circostanze di poter agire a favore di una persona o di un gruppo di persone oppresse e in pericolo. Non sempre, come invece per Ester, le eventuali iniziative pongono a rischio la vita, ma sovente possono mettere a rischio il lavoro, la rispettabilità, la famiglia. La frase "ho famiglia"è diventata proverbiale per giustificare una propria mancata assunzione di responsabilità. Lo stesso Mardocheo non è sicuro che Ester voglia agire. Il suo esprimersi attraverso un "chissà" riconosce l'incertezza, ma anche la possibilità della situazione, dietro cui il testo suggerisce, pur non nominandola, la "provvidenza"divina. Nelle due frasi di Mardocheo a Ester nei vv. 4,13-14, il libro di Ester ha riassunto «il dilemma di ogni credente: come può uno trovare il coraggio e la fede di fare ciò che è giusto di fronte all'ambiguità umana e divina? L'esempio di Ester può darci il coraggio di andare oltre noi stessi e agire a favore degli altri, riponendo la nostra fiducia in Dio» (Sidnie W. Crawford, op. cit., p. 906).
Aggiunte A B C ( da leggere nel contesto della edizione greca del libro, da saltare invece quando si legge l'edizione ebraica )
| Da completare Aggiunta C Preghiera di Mardocheo e Ester 4,17a-z Aggiunta D Ester si presenta al re 5,1.1a-2b
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