Nella traccia di sviluppo storico-liturgico che stiamo seguendo, la lettura del libro di Ester è da situare sullo sfondo delle problematiche del periodo post-esilico e anche del periodo ellenistico, per quanto riguarda il rapporto di Israele con gli altri popoli. Su questi periodi vedi il sommario storico-teologici relativo indicato nel riquadro.
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Quinta tappa. Le
prime letture della Quinta Domenica di
Quaresima, con la quinta e sesta lettura della Veglia Pasquale, riguardano
le riflessioni profetiche circa il tempo del post-esilio, il sorgere del
giudaismo e le tensioni dell'ellenismo: Voi
tutti assetati, venite... (Quinta lettura della Veglia pasquale), Perché?...
Impara, ritorna... (Sesta lettura della Veglia pasquale), Rivivrete... (Prima lettura della quinta
domenica di Quaresima Anno A), L'alleanza nuova, la legge nel cuore (Anno B), Il
nuovo supera l'antico (Anno C). Riassumiamo questa tappa sotto il titolo: |
Il libro di Ester ci giunge in tre forme: Testo Masoretico (TM), Testo Alfa (AT), Settanta (LXX).
Il TM, scritto in ebraico forse nel III sec. a.C., usa come fonte una storia popolare su Ester e Mardocheo, alla quale aggiunge la spiegazione della festa di Purim. Non nomina mai Dio nè alcun altro aspetto esplicitamente religioso. È parte del canonce ebraico.
Il Testo Alfa (AT = Alpha Text) è la traduzione in greco di un testo ebraico simile, ma non identico al TM (circa del 20% più corto). Non ha il complotto che Mardocheo denuncia in 2,21-23 e le leggi persiane non sono presentate come irrevocabili (due punti importanti nella trama del TM). Non fa menzione della festa di Purim e, soprattutto, introduce alcune menzioni esplicite di Dio. Diffuso soprattutto in Egitto, non godette però dello stesso statuto canonico del TM.
La LXX è la traduzione in greco del TM, risalente al II sec. a.C. Contiene sei lunghi passaggi e diverse altre brevi varianti non presenti nel TM, aggiunte o al momento della traduzione o più tardi. Le integrazioni provvedono soprattutto a esplicitare la valenza religiosa del libro (Dio vi è nominato cinquanta volte) e a presentare i protagonisti Ester e Mardocheo come dei giudei osservanti. In tal modo, però, come vedremo, le aggiunte cambiano radicalmente la natura del libro, tanto da poter considerare Ester greco come un'opera diversa da Ester ebraico.
La LXX fa parte dei libri canonici delle Chiese Ortodosse e dei libri deuterocanonici della Chiesa Cattolica (La traduzione della Vulgata le aggiunge alla fine della sua traduzione del TM, continuando però una numerazione progressiva da 11,1 a 16,24).
Nelle edizioni protestanti della Bibbia le aggiunte sovente appaiono separate, nella sezione contenente i Libri Apocrifi.
Queste parti integrative della LXX furono successivamente aggiunte anche al Testo Alfa, per omologare le due versioni greche. Inoltre, esistono altre traduzioni sia del TM sia della LXX, come la Vetus Latina, due traduzioni targumiche in aramaico di tipo molto libero, e infine una versione a parafrasi da parte di Giuseppe Flavio che sembra conoscere le diverse versioni diffuse al suo tempo
Nella edizione della Bibbia Cei (contenuta ad esempio nella Bibbia di Gerusalemme) queste parti aggiunte non sono sempre chiaramente distinte e quelle più brevi non sono indicate. Esse sono riconoscibili perché indicate a fianco con la numerazione della volgata e nel testo con una numerazione letterale alfabetica (a-z) affiancata al numero del versetto del TM da cui parte l'aggiunta. Nelle edizioni moderne di studio tali aggiunte maggiori sono indicate con le lettere maiuscole A-F e una numerazione autonoma, talvolta inserite all'interno stesso del testo, talvolta inserite in due presentazioni distinte del libro, del TM prima e della LXX dopo (scelta più indicata)..
Nel presente commento noi ci limiteremo a presentare anzitutto il Testo Masoretico, indicando le aggiunte della LXX, ma lasciando la loro presentazione completa a una distinta lettura.
Religione popolare e religione colta: sono davvero a due estremi opposti? Sovente, nel mondo religioso, si oppone ciò che è "popolare" a ciò che è più "corretto", o "colto", o "teologico", o "clericale" (scegliete o aggiungete la coppia di aggettivi che più vi aggrada). Recentemente, in occasione delle celebrazioni di Padre Pio, simili distinzioni hanno riempito le cronache dei giornali. Compreso l'Avvenire, che, come giornale "cattolico", si è trovato di fronte alla necessità di affrontare l'argomento in modo "colto" (almeno per ovvietà di mestiere) e "popolare" (almeno per desiderio di diffusione), mantenendo un tono di compromesso tra il serio rigore del teologi e il gioioso successo del popolo. Un tale compromesso si è soprattutto evidenziato nella ricerca di presentare con grande risalto diverse interviste su Padre Pio fatte a personaggi "famosi" (che a quanto pare si suppone automaticamente "colti"), confezionando così il concetto, mediatore tra i due estremi, di "popolo di Padre Pio", che al suo interno racchiude (e viene presentato come un altro miracolo) i cittadini e le cittadine "popolari" (il cui numero e i cui problemi incutono sicuro rispetto), l'intrattenitore televisivo (al quale sembra si debba riconoscere un peso culturale proporzionato al suo indice di ascolto), l'ingegnere e il medico (la cui cultura offre sempre qualcosa di solido e di magico), e infine l'immancabile "teologo" scelto fra quelli aperti a tutte le possibilità pluralistiche della fede (comprese quelle mediatiche). Ovviamente ai teologi intervistati su Padre Pio veniva risparmiata l'ironia riservata in questi discorsi ai "teologi" colti ma con poco successo (di media e, sembra, di santità) rispetto ai "taumaturghi", sovente "incolti" ma certo di più successo (di santità e, sicuramente,di media: concetti che a forza di essere messi insieme sembrano destinati a identificarsi).
Ebbene, questa lunga premessa dovuta alla cronaca recente, si giustifica per il fatto che il libro di Ester ebraico appare nello stesso tempo così "popolare" e così raffinatamente "colto" da poter essere preso in considerazione come "mediatore" tra i due estremi della religiosità "popolare"e "teologica", allo stesso modo che il concetto di "popolo di Padre Pio". E se proprio non vi potrà sembrare "allo stesso modo", dato che un libro su Padre Pio vende certamente più che un'edizione del Libro di Ester (per rispetto, non prendiamo in considerazione l'offerta "in bundle" con la Bibbia), se non altro vorremmo tentare di mostrare come il libro di Ester offre, tra i due estremi, popolare/colto, una mediazione inaspettata e sorprendente, dove "popolare" e "colto" non appaiono affatto essere uno agli estremi dell'altro. Anzi.
Ester, libro "popolare", non apprezzato dai "clerici". Il libro di Ester è entrato a far parte del canone biblico per acclamazione popolare. Un po come certi santi. La differenza è che mentre i santi a furor di popolo sono tali a causa soprattutto, anche se non sempre, dei miracoli, il caso di Ester è esattamente il rovescio. Nel libro di Ester ebraico, nessun "miracolo" è presente, nessuna preghiera, nessun tempio, nessuna esplicita pratica religiosa; Dio non vi è nominato mai, nemmeno una volta. Come è possibile che un libro simile faccia parte dei libri "sacri", dei libri che parlano di Dio?
La cosa ha dato fastidio abbastanza presto. A Qumran, a quanto pare, non accettavano né il libro né la festa di Purim. I rabbini discutevano la canonicità del libro. Altre comunità accettavano di leggere una versione un po' più religiosa (quella che poi divenne il nostro Testo Alfa), fino a quando nella traduzione della LXX si decise di regolare una volta per sempre questo "scandalo" e si aggiunse tutto quello che "mancava": il nome di Dio (50 volte), preghiere, pratiche religiose, osservanza giudaica da parte di Ester e Mardocheo. Ma anche così, nella chiesa orientale non tutte le comunità cristiane nei primi secoli accettavano il libro: Melitone, vescovo di Sardi, che ha collegamenti con le chiese palestinesi, non lo elenca fra i libri approvati. Tra i numerosi Padri che rigettano il libro sono Atanasio, Gregorio di Nazianzo, Teodoro di Mopsuestia, tutti del IV sec. Il libro fu infine incluso nella lista dei libri sacri nel Concilio di Ippona (393 d.C.) e di Cartagine (397 d.C.).
Per il seguito, ricordiamo che Lutero avrebbe voluto che il libro di Ester, insieme al Secondo Libro dei Maccabei, non esistesse. Numerosi commentatori del secolo ventesimo ne hanno declassato il valore. Il giudizio di Paton (1908) è sempre citato: "Nessun personaggio nobile appare nel libro... Moralmente, il libro di Ester cade molto più in basso del livello generale dell'Antico Testamento e perfino degli Apocrifi". C'è chi afferma che l'unico personaggio degno è la regina Vashti, che viene deposta per il suo rifiuto di obbedire al re. Sandmel, studioso e rabbino, scrisse (1972) che non si sarebbe dispiaciuto di vedere il libro cancellato dalle Scritture, e l'israeliano Ben Chorin si augurò (1938) che il popolo ebraico abbandoasse sia libro sia la festa di Purim.
Ma tant'è: il popolo ebraico continua a ritenere il libro di Ester secondo solo allo stesso Pentateuco e la festa di Purim resta tra le più popolari e universalmente celebrate, con caratteri di gioia e usanze che la fanno assomigliare al nostro "carnevale".
I “non miracoli” del libro di Ester
Come Dio è presente nella storia
Ester figura di Maria
Come può un libro che non nomina mai Dio essere considerato “secondo” dopo il Pentateuco, la raccolta dei cinque libri fondanti della religione ebraica? Perché questa è la caratteristica teologica della edizione ebraica del libro di Ester: parla di Dio senza mai nominarlo. E sì che ce ne sarebbe stato bisogno, visto il pericolo di sterminio di cui racconta.
I punti in cui l’autore si avvicina di più ad una allusione diretta a Dio sono i vv. 4,13 -14 e 6,13 (vedi commento), ma non bisogna limitare il discorso a questi due passi. Piuttosto, la frase conclusiva del v. 4,14 che invita Ester a riflettere sulla coincidenza di essere trovata “regina” proprio in questa circostanza, rimanda anche il lettore a riconsiderare tutta la serie di incredibili coincidenze che ritmano il racconto. Esse sono tante e tali (vedi commento) che dietro la casualità dei fatti il lettore credente non può non intravedere il suo Dio che con sapienza e pazienza traccia nelle contraddizioni della storia un sentiero verso un senso superiore di salvezza. Ma non è tutto. Queste coincidenze non avrebbero portato da nessuna parte senza la risposta dell’azione umana. L’essere regina di Ester non servirebbe a niente se lei non decidesse di rischiare la propria vita (4,14ss). La lettura negli archivi del passaggio riguardante la benemerenza di Mardocheo (6,1ss) non servirebbe a niente se il re non decidesse finalmente di ricompensarlo. “Le coincidenze possono rivelare la mano di Dio, ma, ancora una volta, le persone umane non possono saperlo con certezza. Tutto quello che possono è agire, nella speranza che la loro azione corrisponda al disegno e al proposito di Dio” (Crawford, p. 868).
Una tale impostazione teologica è oggi significativa più di quella che troviamo in libri biblici che invece fanno intervenire Dio direttamente e miracolosamente (cf il libro di Daniele). Sullo sfondo di una convinzione generale implicita che Dio vuole certo la salvezza del suo popolo, il libro ebraico di Ester racconta le cose in modo tale da non dare mai ai suoi protagonisti la certezza di quale sia la strada scelta qui e ora per arrivarci. Ester non è sicura in anticipo del suo successo presso il re, essa mette realmente a rischio la sua vita. Pur non conoscendo con certezza la “volontà”di Dio “qui e ora”, sia Ester sia Mardocheo approfittano delle circostanze in cui si trovano con un atteggiamento di speranza. Un autore ha chiamato questo atteggiamento “apertura alle possibilità di provvidenza” (Fox 1991, p. 242).
In questo momento della storia in cui da una parte ci sono credenti “fondamentalisti” sicuri fino al fanatismo di conoscere la volontà di Dio e dall’altra ci sono credenti “scettici” in lotta quotidiana per discernere “i segni” di una volontà divina che si nasconde, il libro di Ester ebraico può fondare un atteggiamento di fede profonda. Nonostante tutte le apparenze, il libro di Ester ebraico è un libro di dialogo, proprio perché è un libro “di confine”, di popoli “diversi” che alla fine convivono in pace (cf 10,1-3).
Ester, pur essendo la donna più nominata nella Bibbia, non è la donna che i Padri o i teologi hanno preso di più a modello della figura della Madonna. Eppure, una lettura più frequente e accurata del libro ebraico di Ester, forse aiuterebbe i fedeli cattolici a comprendere meglio quello che il Concilio Vaticano II ha detto di Maria e della sua intercessione “esemplare”. Maria intercede per la nostra salvezza anzitutto perché offre l’esempio di come rispondere a Dio. Senza miracolismi di moda. Dopo tutto, anche Maria ha scommesso su una parola che non comprendeva del tutto, ma che “custodiva nel suo cuore”. (ap)