Gen 5,1-6,8; 6,9-9,29 Seconda e terza generazione

Per leggere una breve Introduzione alla lettura delle pagine che riguardano i racconti della "creazione" vai a:

 

  Prima tappa. Le prime letture della Prima domenica di Quaresima e la prima lettura della Veglia Pasquale riguardano le prime pagine della Genesi: la creazione (prima lettura della Veglia pasquale), il giardino e la scacciata (Prima domenica di Quaresima Anno A),  l'oggi del dopo-diluvio (Anno B), l'ingresso nella terra e il ringraziamento (Anno C).

Riassumiamo questa tappa sotto il titolo:

I PRINCÌPI. La storia non è un vicolo cieco. Dio è dalla parte della vita.
La creazione come liberazione. Il mondo come una casa.

5,1-6,8 La famiglia di Adamo. Da Adamo a Noè.

Dopo l'assassinio di Caino e la canzone vendicativa di Lamech, il cap. 5 segna come un nuovo inizio. Questo passaggio da Adamo a Noè, l'eroe del diluvio, si sviluppa sul riferimento positivo al culto del Signore alla fine del capitolo precedente (4,26). Un simile rapporto positivo con Dio, il Signore, ritorna nei due elementi narrativi contenuti nella genealogia, e riguardanti la settima (Enoch 5,22-24) e la decima generazine (Noè 5,29). In queste, il riferimento a Dio e al Signore evidenzia un carattere positivo, pur sullo sfondo del ricordo della maledizione (5,29). In questo modo si prepara anche il prossimo racconto della salvezza nel diluvio.

Al v. 5,1a, nella consueta formula redazionale iniziale ("e queste sono le generazioni di...") appare questa volta il termine "libro" ("Questo è il libro delle generazioni...), lasciando trasparire forse una fonte scritta che il redattore sta usando.  

a) Soprattutto i vv. 5,1b-3 confermano che non bisogna leggere i primi undici capitoli della Genesi sotto l'unica prospettiva di un crescendo di peccato e di violenza. Essi rappresentano come una "ripresa" della sezione precedente della creazione e della prima genelogia (cf rassomiglianza con i vv. 1,26-28 e 1,3-9). Non solo gli umani non hanno perso l'immagine di Dio, ma essi stessi la trasmettono. Di Adamo si dice che "generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò Set" (5,3). Il carattere compartecipativo e dialogico che la creazione degli uomini da parte di Dio aveva nei vv. 1,26-28, qui si esplicita integrando la fecondità e la creatività degli uomini nella medesima opera divina.

b) I vv. 5,4-32 portano da Adamo a Noè, passando attraverso dieci generazioni, alcune delle quali hanno dei nomi molto simili a quelli della famiglia di Caino: Shet (="sostituto"?) 5,6-8; Enosh  (= "uomo") 5,9-11; Qenan (variante di "Caino") 5,12-14; Mahalalèl (= "lode di Dio) 5,15-17; Iared (= "colui che scende"o "servo") 5,18-20; Enoch (=  "dedicato"; cf 4,17) 5,21-24, del quale si dice, variando le formule ripetitive,  che "camminò con Dio" e "fu preso" da Dio:  egli divenne una figura esemplare nel giudaismo posteriore (cf Sir 44,16; 49,14), ricordato anche nella Lettera di Giuda (vv. 14-15);  Metushelah (= "uomo di Shelah"; Matusalemme) 5,25-27; Lamech (incerto significato; notare che uno con lo stesso nome appariva ugualmente come penultimo nella genealogia di Caino) 5,28-31; e infine Nóach (Noè), al quale il padre, Lamech dà un nome che esprime speranza e fiducia (al contrario delle parole del primo Lamech in 4,23-24), essendo il nome "Nóach" spiegato popolarmente dalla radice ebraica nacham, che significa "consolare". Il suo nome è dunque in prospettiva già allusivo della salvezza di cui sarà portatore e in retrospettiva mitiga il ricordo del "castigo" del lavoro del suolo (in 9,21 Nóach apprirà come il primo coltivatore di vigne e produttore di vino). Si noterà, fatti i conti, che Nóach è il primo a nascere dopo la morte di Adamo. La formula ripetitiva della genealogia di Nóach sarà continuata in 9,28, dopo l'inserimento del racconto del diluvio.

 c) I vv. 6,1-8 hanno il compito di introdurre la storia del diluvio e si dividono in due parti.

Nella prima, 6,1-4, sotto una forma simile a quella di antichi racconti mitici orientali (ma anche greci ed egiziani), continua il tema della ricerca di una "comunione" tra il mondo umano e il mondo divino sotto l'immagine della durata della vita. La frase "I figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle  - tobot "buone" - e ne presero  per mogli quante ne vollero" si assomiglia nello stile e nel vocabolario a quella della visione e della presa del frutto dell'albero della conoscenza (cf 3,6).  Gli antichi racconti sono tuttavia del tutto demitologizzati e Dio appare il Signore incontrastato che emette il giudizio conclusivo e definitivo che accorcia gli anni di vita degli umani, rispetto alle età dei patriarchi antediluviani. Come negli racconti di "origine", la narrazione descrive sotto forma di racconto antichi eventi, ma con l'unico intento di dare un senso a una situazione presente. Qui, essa è rappresentata dal progressivo avvicinamento alla situazione conosciuta della realtà della vita umana, che in nessun modo può evitare la sua "fine": "Allora il Signore disse: Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni" (6, 3). "Carne" ha qui il senso di corpo sottoposto a debolezza, consunzione (cf Is 31,3), non di "natura incline al peccato". Il provvedimento di Dio è quello di equilibrare la presenza del suo spirito di vita alle possibilità limitate del corpo.

Nella seconda parte, i vv. 6,5-8 preparano il passaggio più direttamente al racconto e al senso del diluvio. Linguisticamente, tutto avviene attraverso un gioco di parole costruite sulle consonanti del nome di Nóach: "Il Signore si pentì - nacham (6,6.7) ... ; Il Signore disse : Sterminerò - machah -... (6,7)  ; ... Nóach trovó grazia - chen - ..." (6,8). Dio appare non come un giudice vendicativo, iroso e impulsivo, ma come un parente costernato, deluso da quanto egli stesso ha iniziato e deciso a cambiare dopo aver visto che la malvagità era "grande", che "ogni" disegno umano era "solo" male, e tutto questo "sempre" - "tutto il giorno" (non tradotto da Cei).

Il v. 6,8, l'ultimo versetto, tuttavia, supera questa "totalità negativa" di giudizio e la misericordia di Dio ancora prevale nella scelta di salvezza che passa attraverso la "grazia" - chen - concessa a Nóach.

 

Terza generazione: Noè e il diluvio (6,9-9,28)

Per quanto riguarda l’organizazione della pagina, essa si può suddividere in sette sezioni, secondo le “sette parole” di Dio a Noè (6,13; 7,1; 8,15; 9,1.8.12.17). Il racconto del diluvio è uno dei racconti biblici più conosciuti. Ma lo era anche fin dall'epoca della letteratura mesopotamica. In realtà, si tratta di uno dei passi in cui la Bibbia maggiormente si avvicina alle antiche letterature. Le rassomiglianze sono molte, ma molte sono anche le differenze. Esse riguardano soprattutto la concezione di Dio e dei suoi rapporti con l'umanità, come già avveniva del resto per le rassomiglianze e le differenze dei racconti della creazione in Gen 1-3.

Come nei primi racconti, anche in questi racconti del diluvio il Dio della Genesi continua a non avere avversari ed è autonomo nelle sue decisioni e nella sua opera. L'uomo è al culmine del creato e partner dell'opera creativa di Dio, e non appare, come invece nei racconti mesopotamici, come lo "schiavo" che allevia la fatica degli dei. La distruzione avviene per motivi morali e Dio è descritto come addolorato per la necessaria anti-creazione cui deve dar luogo, mentre nei racconti mesopotamici la distruzione avviene per evitare che gli dei siano disturbati dal rumore che gli uomini fanno sulla terra, a causa del loro sproporzionato aumento di numero. Il Signore appare giusto e leale verso Noè, di cui il racconto è interessato soprattutto a notare la rettitudine e la completa disponibilità a Dio. La descrizione della sua "giustizia" è ovviamente conforme ai principi della pietà giudaica: conosce la differenza fra "puro"e "impuro" (7,2-3; 8,20) e sembra rispettare il ritmo settimanale del sabato (8,10).

Ma soprattutto, in una lettura continua, è importante notare la conclusione del racconto e le sue differenze con la realtà di prima del diluvio, che viene così a rappresentare come una "seconda creazione" e l'inizio del mondo "contemporaneo", cioè della realtà quotidiana conosciuta dai lettori.

La prima sorprendente rassomiglianza-differenza è che dopo il diluvio il motivo che Dio porta per dire che non distruggerà più la terra è esattamente lo stesso motivo che aveva portato per scatenare il diluvio. Si confrontino i vv. 6,5 e 8,21. È come se anche Dio sia disposto ormai ad essere più "realista", ad accettare i "limiti" degli umani, pur continuando a "giudicarli". Per questo, subito dopo comincia a dare leggi e norme per ovviare ai delitti che gli umani potranno commettere. Questi però sono presentati sullo sfondo della alleanza fedele di Dio (8,22) e della rinnovata "benedizione" della prima creazione (9,1-2).

Che il dopo diluvio cominci il mondo "contemporaneo" appare soprattutto dalla differenza di "menù" previsto per la sopravvivenza degli umani. Mentre il racconto della prima creazione terminava con l'assegnazione di un menù "vegetariano" sia per gli umani che per gli animali (cf 1,29-30), ora il racconto di questa "seconda creazione" descrive i "menù" conosciuti (purtroppo, sembra dire questa organizzazione del testo) nella realtà quotidiana. Di nuovo essi riguardano sia gli uomini sia gli animali, e includono tanto il fatto che gli umani uccidono gli animali per cibarsene quanto il fatto che talvolta gli animali stessi uccidono gli umani per farsene cibo o per altro motivo. In questa lotta della vita contro la vita (iniziata già in 3,15!), interviene il giudizio di Dio a più livelli. Che gli umani si cibino ora (ma soltanto ora!) di animali viene accettato, ma chiedendo ad essi una consapevolezza drammatica: "Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue". Il senso di questo gesto viene chiarito dalla simmetria che subito dopo viene stabilita dalle parole che seguono e che traduciamo letteralmente dall'ebraico (la trad. Cei oscura il senso): "E sicuramente, del sangue vostro per le vostre vite, io domanderò conto: ne domanderò conto a ogni animale, e domanderò conto della vita dell'uomo all'uomo, all'uomo di suo fratello". La legge di Es 21,28-31 provvederà a far uccidere un bue che incorna mortalmente un uomo, e, in più, se il bue aveva dato segni già prima di questa sua tendenza e il padrone non lo aveva custodito, anche il padrone dovrà pagare con la sua vita, a meno che non gli venga imposto una riscatto per la sua propria vita, che allora dovrà pagare. 

La differenza del mondo dopo il diluvio con la situazione di prima del diluvio non potrebbe esssere detta in modo più drammatico. Le contraddizioni del mondo "contemporaneo" sono cominciate. In mezzo ad esse, la bibbia chiede agli uomini di non perdere di vista il "senso" delle cose. In un mondo che deve fare i conti con la morte, il racconto biblico ci chiede di non perdere, soprattutto, il senso della vita.

L'organizzazione del racconto, con la suddivisione in sequenze e in sottosequenze, si potrà seguire attraverso la strutturazione suggerita nella terza colonna a destra.

Lettura continua
con brevi annotazioni per aiutare a seguire il movimento narrativo del testo

Traduzione (dinamica)
LDC-ABU
Traduzione (formale)
CEI
Annotazioni sul movimento narrativo

Seconda generazione - "Questo è il libro delle generazioni di Adamo ..."
Gen 5,1-6,8

5,1-6,8 Da Adamo a Noè. L'albero genealogico di Adamo.
Tale suddivisione è decisa in base al ricorrerere del versetto introduttivo redazionale sulle "genealogie" in 5,1 e in 6,9.

1-2 Quando Dio creò l'uomo, lo fece simile a sé. Lo creò maschio e femmina, li benedisse, e quando furono creati pose loro il nome UOMO.
Questo è l'elenco dei discendenti del primo uomo:
3 Adamo all'età di centotrent'anni generò un figlio simile a lui, a sua immagine. Lo chiamò Set.
5,1 Questo è il libro della genealogia di Adamo ('adam s.art.). Quando Dio creò l'uomo ('adam s.art.), lo fece a somiglianza di Dio; 2 maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini ('adam s.art.) quando furono creati.
3 Adamo (s.art.) aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò Set.

5,1-3. Ricapitolazione e continuazione della creazione. Frase introduttiva che si collega a quanto precede,  a 1,26-28 con parole molto simili e a 1,5ss per l'azione del dare il nome.
NB. La trad. Ldc-Abu qui perde del tutto il riferimento di strutturazione redazionale e rischia la parafrasi.

    5,4-32 Dieci nomi da Adamo a Noè. Sviluppi particolari per il primo e il decimo (Adamo e Noè) e per il settimo (Enoch).
4 Dopo la nascita di Set, Adamo visse altri ottocento anni ed ebbe ancora figli e figlie.
5 Adamo visse novecentotrent'anni, poi morì.

6 Set all'età di centocinque anni generò Enos.
7 Dopo la nascita di Enos, Set visse altri ottocentosette anni ed ebbe ancora figli e figlie.
8 Set visse novecentododici anni, poi morì.
9 Enos all'età di novant'anni generò Kenan.
10 Dopo la nascita di Kenan, Enos visse altri ottocentoquindici anni ed ebbe ancora figli e figlie.
11 Enos visse novecentocinque anni, poi morì.
12 Kenan all'età di settant'anni generò Maalaleel.
13 Dopo la nascita di Maalaleel, Kenan visse altri ottocentoquarant'anni ed ebbe ancora figli e figlie.
14 Kenan visse novecentodieci anni, poi morì.
15 Maalaleel all'età di sessantacinque anni generò Iared.
16 Dopo la nascita di Iared, Maalaleel visse altri ottocentotrent'anni ed ebbe ancora figli e figlie.
17 Maalaleel visse ottocentonovantacinque anni, poi morì.
18 Iared all'età di centosessantadue anni generò Enoc.
19 Dopo la nascita di Enoc, Iared visse altri ottocento anni ed ebbe ancora figli e figlie.
20 Iared visse novecentosessantadue anni poi morì.
21 Enoc all'età di sessantacinque anni generò Matusalemme.
22 Enoc visse sempre come piace a Dio. Dopo la nascita di Matusalemme, Enoc visse altri trecento anni ed ebbe ancora figli e figlie.
23-24 Enoc dunque visse come piace a Dio per trecentosessantacinque anni, poi scomparve perché Dio lo portò via con sé.
25 Matusalemme all'età di centottantasette anni generò Lamech.
26 Dopo la nascita di Lamech, Matusalemme visse altri settecentottantadue anni ed ebbe ancora figli e figlie
27 Matusalemme visse novecentosessantanove anni, poi morì.
28 Lamech all'età di centottantadue anni generò un figlio
29 che chiamò Noè. «Questo figlio, - disse, - ci consolerà nella durissima fatica di lavorare la terra maledetta dal Signore».
30 Dopo la nascita di Noè, Lamech visse altri cinquecentonovantacinque anni ed ebbe ancora figli e figlie.
31 Lamech visse settecentosettantasette anni, poi morì.
32 All'età di cinquecento anni Noè generò Sem, Cam e Iafet.

4 Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie. 5 L'intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.

6 Set aveva centocinque anni quando generò Enos; 7 dopo aver generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e generò figli e figlie. 8 L'intera vita di Set fu di novecentododici anni; poi morì.

9 Enos aveva novanta anni quando generò Kenan; 10 Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni e generò figli e figlie. 11 L'intera vita di Enos fu di novecentocinque anni; poi morì.

12 Kenan aveva settanta anni quando generò Maalaleèl; 13 Kenan dopo aver generato Maalaleèl visse ancora ottocentoquaranta anni e generò figli e figlie. 14 L'intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni; poi morì.

15 Maalaleèl aveva sessantacinque anni quando generò Iared; 16 Maalaleèl dopo aver generato Iared, visse ancora ottocentrenta anni e generò figli e figlie. 17 L'intera vita di Maalaleèl fu di ottocentonovantacinque anni; poi morì.

18 Iared aveva centosessantadue anni quando generò Enoch; 19 Iared, dopo aver generato Enoch, visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie. 20 L'intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni; poi morì.

21 Enoch aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme. 22 Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie. 23 L'intera vita di Enoch fu di trecentosessantacique anni. 24 Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l'aveva preso.

25 Matusalemme aveva centottantasette anni quando generò Lamech; 26 Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora settecentottantadue anni e generò figli e figlie. 27 L'intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi morì.

28 Lamech aveva centottantadue anni quando generò un figlio 29 e lo chiamò Noè, dicendo: «Costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto». 30 Lamech, dopo aver generato Noè, visse ancora cinquecentonovantacinque anni e generò figli e figlie. 31 L'intera vita di Lamech fu di settecentosettantasette anni; poi morì.

32 Noè aveva cinquecento anni quando generò Sem, Cam e Iafet.

Set era già stato nominato alla fine del capitolo precedente, con il particolare riferimento al culto del Signore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Enoch (cf sopra, guida rapida)

Noè: a parte le considerazioni generali sui numeri, l'età molto avanzata (rispetto agli altri) di Noè quando genera i suoi figli, concorda con il fatto che egli ha 600 anni quando il diluvio comincia (7,11) e nell'arca non ci sono nipoti. Egli è poi l'unico a non avere figlie, e questo è da connettere con 6,1-2 che parla dei "figli di Dio" che prendono per mogli le "figlie degli uomini", e si suggerisce così l'idea che la famiglia di Noè invece resta incorrotta.
Rashbam osservò che, dai calcoli numerici, Noè nasce 874 anni dopo Set, quindi egli è il primo a nascere dopo la morte di Adamo (che vive 800 anni dopo la nascita di Set: 5,4). Dato lo sviluppo del racconto, Noè si trova ad essere il nuovo capostipite dell'umanità.

 

 

 

 

6,1-8 preludio al diluvio
6,1 Gli uomini incominciarono a moltiplicarsi sulla terra. Nacquero loro delle figlie.
2 I figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e si scelsero quelle che vollero.
3 Allora il Signore disse: «Non lascerò che il mio alito vitale rimanga per sempre nell'uomo perché egli è fragile. La sua vita avrà un limite: centovent'anni».
4 Quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini ed esse partorirono figli, sulla terra vi erano anche dei giganti. E ci furono anche dopo. Sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi.
6,1 Quando gli uomini (ha'adam c.art.) cominciarono a moltiplicarsi (larob = a essere grandi) sulla terra ('al penê ha'adamah) e nacquero loro figlie,
2 i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.
3 Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni».
4 C'erano sulla terra i giganti (hannephilim) a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi.
6,1-4 Un nuovo tentativo di "comunione-confusione".
 
Nel racconto del giardino, gli umani cercano di innalzarsi al livello di Dio, qui gli esseri divini si abbassano (nephilim = i caduti) al livello degli umani. Questi "esseri divini" narrativizzano qui il plurale "noi" di Gen 1,26. Tuttavia i confini del monoteismo non vengono affatto superati. Questa pagina, anzi, accogliendo racconti mitologici di diverse culture, combatte proprio i racconti politeistici diffusi nell'ambiente greco e mediorientale (cf Is 14,12; Gb 4,18-19: Ez 32,27).
Come già l'espulsione dal giardino e dall'albero della vita, la limitazione dell'età degli umani è da interpretare come il nuovo "limite" imposto ai "frutti" di questo secondo tentativo di "confusione" tra divino e umano (6,3: i nuovi nati restano "carne" = fragili umani). Non si tratta quindi di castigare gli esseri umani risparmiando gli esseri divini.
6,5-8 La visione della totalità e continuità della violenza porta Dio a pentirsi, a cambiare. Ma la distruzione non sarà totale.  Egli concedere "grazia" - chen - a Nóach.
5 Il Signore vide che nel mondo gli uomini erano sempre più malvagi e i loro pensieri erano di continuo rivolti al male.
6-7 Si pentì di aver fatto l'uomo e fu tanto addolorato che disse: «Sterminerò dalla terra quest'uomo da me creato, e insieme con lui anche il bestiame, i rettili e gli uccelli del cielo».
8 Ma Noè incontrò il favore del Signore.
5 Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra (rabbah ba'aretz)  e che ogni - kol - disegno concepito dal loro cuore non era altro che male  - hebr.  sempre.
6 E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.
7 Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d'averli fatti».
8 Ma Noè - Nóach -  trovò grazia - chen -  agli occhi del Signore.
6,5-8 Prologo al diluvio

Terza genealogia - "Queste sono le generazioni di Noè... "
Gen 6,9-9,28

9 Questa è la storia di Noè.
Diversamente dai suoi contemporanei, Noè era un uomo giusto e senza difetti, e si comportava come piace a Dio.
10 Aveva tre figli: Sem, Cam e Iafet.
9 Questa è la storia ('elleh tôledot: queste le generazioni) di Noè
Noè era uomo giusto (tzaddîq) e integro (tammîm) tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. 10 Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet.
6,9-10 Versetti di passaggio. Retrospettiva genalogica (cf 5,22.29.32; 6,8)

11 Il mondo era corrotto, dappertutto c'era violenza.

12 Dio guardò il mondo e vide che tutti avevano imboccato la via del male.

11 Ma la terra era corrotta (vb. shahat) davanti a Dio e piena di violenza (hamas). 
12 Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta (vb. shahat), perché ogni uomo aveva pervertito (vb. shahat) la sua condotta sulla terra.

6,11-12 Versetti di passaggio. Retrospettiva tematica. Giudizio sulla violenza nella terra (cf 6,5-6)

13 Allora Dio disse a Noè:
«Ho deciso di farla finita con gli uomini! Per colpa loro infatti il mondo è pieno di violenza. Voglio distruggere loro e anche la terra.14 «Costruisciti un'arca, una grande imbarcazione in legno robusto. La farai con molti locali e la spalmerai di pece dentro e fuori.
15 L'arca dovrà essere di queste dimensioni: lunga centocinquanta metri, larga venticinque, alta quindici.
16 La coprirai con un tetto a spiovente, inclinato di mezzo metro. L'arca dovrà avere tre piani, e su di una fiancata farai la porta.
17 «Io farò venire una grande inondazione per distruggere tutti gli esseri viventi. Tutto ciò che si muove sulla terra, perirà.
18 Tu invece ti salverai, io mi impegno con te. Devi entrare nell'arca, tu con tua moglie, i tuoi figli e le tue nuore.
19 Dovrai farvi entrare anche una coppia di ogni essere vivente, un maschio e una femmina, per conservarli in vita con te.
20 Di ogni specie di uccelli, di ogni specie di bestie e di ogni specie di rettili verrà con te una coppia per aver salva la vita.
21 Procurati ogni genere di viveri e prepara una scorta: servirà di cibo per te e per loro».
22 Noè eseguì tutto quel che Dio gli aveva comandato.
13 Allora Dio disse ('amar 1) a Noè:

«E` venuta per me la fine (qetz) di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò (vb. shahat) insieme con la terra.
14 Fatti (vb. `asah 1) un'arca (tebah 1 ) di legno di cipresso; dividerai (vb. `asah 2) l'arca (tebah 2) in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori.
15 Ecco come devi farla (vb. `asah 3): l'arca (tebah 3) avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza.
16 Farai (vb. `asah 4) nell'arca (tebah 4) un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell'arca (tebah 5). La farai (vb. `asah 5) a piani: inferiore, medio e superiore.
17 Ecco io manderò il diluvio (ham-mabbûl) , cioè le acque, sulla terra, per distruggere (vb. shahat) sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà.
18 Ma con te io stabilisco la mia alleanza (berît) . Entrerai nell'arca (tebah 6) tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli.
19 Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell'arca (tebah 7) due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina.
20 Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d'ognuna verranno con te, per essere conservati in vita.
21 Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro».
22 Noè eseguì (vb. `asah 6) tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece (vb. `asah 7).

6,13-22 Dio parla a Noè (1). Comunica il suo giudizio e da istruzioni per l'arca. 
NB. Dio parla a Nóach sette volte (6,13; 7,1; 8,15; 9,1.8.12.17). Nella cronologia interna del racconto, questo giorno in cui Dio comunica a Nóach la decisione di salvarlo è il primo giorno dell'anno.  Il giorno in cui le acque sarannop prosciugate sarà di nuovo il primo giorno dell'anno (cf 8,13). Si tratta evidentemente di una cronologia simbolica e molto attentamente costruita.
 
Il calendario supposto in 8,22 situerebbe il Nuovo Anno in autunno, quando ricomincia la stagione delle piogge.
6,13 insieme con la terra: la traduzione "insieme" è quella delle antiche versioni. Gen Rabbah 31,7 comprende che Dio toglierà lo strato della terra contaminato dalla violenza (la terra non è distrutta né si ha una nuova creazione di essa).
6,13 Dio disse a Noè: Dio parla a Noè sette volte in tutto il racconto.

6,14ss: "fare" e "arca ", parole chiave che ricorrono sette volte in questa sezione. Tutta l'iniziativa è dalla parte del Signore, ma Noè deve costruirsi lo strumento della sua salvezza. A differenza della vera e propria nave che compare nei racconti mesopotamici del diluvio, qui l'arca non ha nessun mezzo di navigazione o equipaggio: è completamente affidata alle acque. Tutta la salvezza è nelle mani di Dio.

7,1 Il Signore disse a Noè: «Entra nell'arca con tutta la tua famiglia. Ho visto che di tutta questa generazione tu solo sei giusto.
2 Prendi con te sette coppie di tutti gli animali non impuri: sette maschi e sette femmine. Di tutti gli altri prendi invece una sola coppia: un maschio e la sua femmina.
3 Devi anche prendere sette coppie di ogni tipo di uccelli: maschi e femmine, per conservare la loro specie sulla terra,
4 perché fra una settimana io farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti ininterrottamente. Così farò scomparire dalla faccia della terra tutti gli esseri viventi che ho fatto».
5 Noè eseguì quel che il Signore gli aveva comandato.
6 Aveva seicento anni quando venne il diluvio e le acque inondarono la terra.
7 Per sfuggire al diluvio Noè entrò nell'arca con i suoi figli, la moglie e le nuore,
8 con gli animali puri e impuri, gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra.
9 Come Dio aveva comandato a Noè, gli animali andarono da lui nell'arca, a coppie: maschi e femmine.
10 Dopo una settimana venne il diluvio sulla terra.
7,1 Il Signore disse (vb. 'amar 2) a Noè: «Entra (vb. bô' 1) nell'arca (tebah) tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto (tzaddîq) dinanzi a me in questa generazione.
2 D'ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina.
3 Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra.
4 Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto».
5 Noè fece (vb. `asah) quanto il Signore gli aveva comandato.
6 Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra. 7 Noè entrò (vb. bô' 2) nell'arca (tebah) e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.
8 Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo
9 entrarono (vb. bô' 3) a due a due con Noè nell'arca (tebah), maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè.
10 Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra;
7,1-10 Dio parla a Noé (2). Ordini per l'imbarco.
11 Quando Noè compiva seicento anni, il giorno diciassette del secondo mese,

le acque sotterranee uscirono con violenza da tutte le sorgenti
e le riserve del cielo si spalancarono.

12 Piovve sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.
13 Fu proprio in quel giorno che Noè entrò nell'arca con i figli Sem, Cam e Iafet, con sua moglie e le mogli dei suoi figli.
14 Con loro entrarono ogni specie di animali selvatici e domestici, ogni genere di rettili che strisciano al suolo e ogni razza di uccelli e di volatili.
15 Vennero dunque nell'arca con Noè coppie di ogni essere vivente.
16 Maschio e femmina di ogni specie entrarono, come Dio aveva comandato. Poi il Signore chiuse la porta dell'arca dietro a Noè.

11 nell'anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno,

eruppero tutte le sorgenti del grande abisso
e le cateratte del cielo si aprirono.

12 Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.
13 In quello stesso giorno entrò (vb. bô' 4) nell'arca Noè con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli:
14 essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati.
15 Vennero (vb. bô' 5) dunque a Noè nell'arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio di vita.
16 Quelli che venivano (vb. bô' 6), maschio e femmina d'ogni carne, entrarono (vb. bô' 7) come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui.

7,11-16 Inizio del diluvio

7,11b inserimento due versi in poesia (vocabolario e parallelismo), non necessariamente di una mano diversa da quella del redattore (tecnica frequente).

17 Il diluvio continuò per quaranta giorni sulla terra. Le acque aumentarono e sollevarono l'arca dal suolo.
18 Acquistarono forza, crebbero ancora e su di esse l'arca andava alla deriva.
19-20 Con maggior violenza le acque continuarono ad aumentare sulla terra finché sommersero tutti i monti. Li coprirono completamente; superarono di oltre sette metri le più alte cime.
21 Morì tutto ciò che aveva vita sulla terra: uccelli, animali domestici e selvatici, tutte le piccole bestie che si muovono sul suolo, e anche tutti gli uomini.
22 Morì tutto quel che prima aveva vita sulla terra asciutta.
23 Fu distrutta ogni forma di vita sulla superficie della terra: furono sterminati uomini e bestie, rettili e uccelli. Sopravvissero solamente Noè quelli che erano con lui nell'arca.

24 Sulla terra il livello delle acque rimase alta per centocinquanta giorni.
17 Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l'arca che si innalzò sulla terra.
18 Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l'arca galleggiava sulle acque.
19 Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo.
20 Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano ricoperto.
21 Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini.
22 Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta morì.
23 Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell'arca.
24 Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.
7,17-24 Crescita dell'inondazine
1 Dio non si dimenticò di Noè e di tutti gi animali selvatici e domestici che si trovavano con lui nell'arca. 8,1 Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell'arca. 8,1 Dio ricorda : centro del racconto del diluvio
 Fece soffiare un vento sulla terra e le acque cominciarono ad abbassarsi.
2 Vennero fermate le sorgenti, chiuse le riserve del cielo, e fu trattenuta la pioggia.
3 Così, dopo centocinquanta giorni, le acque cominciarono a calare
4 e il diciassettesimo giorno del settimo mese l'arca si posò su un monte della catena dell'Ararat.
5 Le acque continuarono a calare fino al decimo mese: il primo giorno di quel mese apparvero le cime dei monti.
 Dio fece passare un vento (ruah) sulla terra e le acque si abbassarono.
2 Le fonti dell'abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo;
3 le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni.
4 Nel settimo mese, il diciasette del mese, l'arca si posò (va-tanah) sui monti dell'Ararat.
5 Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.

8,2-5 Abbassamento dell'inondazione

 Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatto nell'arca

7 e lasciò andare un corvo. Il corvo usciva e tornava indietro ogni volta, finché le acque scomparvero dal suolo.

8 Per vedere se le acque si erano ritirate dalla superficie della terra, Noè mandò fuori una colomba.
9 Essa non trovò alcun luogo dove posarsi perché l'acqua ricopriva ancora tutta la terra. Tornò allora verso l'arca e Noè stese la mano e la portò dentro con lui.
10 Noè aspettò ancora una settimana e mandò di nuovo la colomba fuori dell'arca.

11 Verso sera essa tornò da lui: aveva nel becco un ramoscello verde di ulivo. Noè capì che le acque si erano ritirate dalla terra.

12 Aspettò ancora un'altra settimana. Lasciò di nuovo andare la colomba la quale non tornò più da lui.

13 Il primo giorno del primo mese, quando Noè aveva seicentun anni, le acque si erano ritirate dal suolo. Noè tolse il tetto dell'arca, guardò intorno e vide che la superficie della terra stava asciugandosi.
14 Il ventisettesimo giorno del secondo mese la terra era completamente asciutta.

6 Trascorsi (lett. Alla fine - qetz - cf 6,13) quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell'arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate.
7 Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra.
8 Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo;
9 ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell'arca, perché c'era ancora l'acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell'arca.
10 Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall'arca
11 e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.
12 Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.

13 L'anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell'arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta.
14 Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.

8,6-14 La terra si asciuga

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8,13 Il giorno del Nuovo Anno, esattamente un anno dopo il primo dialogo di Dio con Noè.


15 Allora Dio ordinò a Noè:
16 «Esci dall'arca con tua moglie, i tuoi figli e le tue nuore.
17 Fa' uscire anche gli animali che hai con te, di qualsiasi specie: uccelli, bestiame e tutti gli animali che strisciano al suolo: si diffondano sulla terra, siano fecondi e diventino numerosi».
18 Noè uscì dunque dall'arca con i figli, la moglie e le nuore.
19 Poi uscirono anche tutte le bestie secondo la loro specie: tutti i rettili, tutti gli uccelli e tutti gli animali che si muovono sulla terra.
15 Dio ordinò (vb. dabar parlò 3) a Noè: 16 «Esci dall'arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te.
17 Tutti gli animali d'ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa».
18 Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli.
19 Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall'arca.

8,15-19 Dio parla a Noè (3). Ordine di uscire dall'arca.

8,17 cf la benedizione della creazione in 1,22

20 Noè costruì un altare per il Signore. Tra gli animali e gli uccelli puri ne prese uno di ogni specie e li bruciò sull'altare come sacrificio completo offerto al Signore.
21 Il Signore gradì quel sacrificio dal piacevole odore e disse fra sé: «Non maledirò mai più il mondo a causa dell'uomo. È vero che fin dalla sua giovinezza egli ha in cuor suo solo inclinazioni malvagie. Tuttavia io non distruggerò mai più tutti gli esseri viventi come ho fatto questa volta.

22 Finché durerà il mondo,
semina e mietitura,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno mai».
20 Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti (vay-ya`al `olot) sull'altare.
21 Il Signore ne odorò la soave (nihoah) fragranza e pensò:
«Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, perché l'istinto (heb. disegno = 6,5) del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza;
né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.

22 Finché durerà la terra,
seme e messe,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno».

8,20-22 Il sacrificio di Noè e la risposta di Dio per la salvaguardia del creato

8,21 cf 6,5-7. Inclusione e inversione rispetto alla situazione antediluviana.
8,21: "Qui Dio parla "al suo cuore".  

In 6,5 aveva detto : "ogni disegno concepito nel suo cuore è solo male tutto il giorno")
"Fin dalla adolescenza":  non dice "fin dalla nascita". Da qui il ruolo delle leggi date nei versetti seguenti e che possono invertire la "tendenza" dell'animo umano.

9,1-17 Rigenerazione e riordinamento della società








9,1 Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: «Siate fecondi, diventate numerosi e popolate la terra.


2 Tutti gli animali: il bestiame, gli uccelli, gli animali selvatici e i pesci, avranno timore e paura di voi. Di tutti potrete disporre:


3 vi do per cibo tutto ciò che si muove e ha vita, come vi ho dato le piante.

4 «Non dovrete però mangiare la carne con il sangue: perché nel sangue c'è la vita.
5 Se sarà versato il sangue di un uomo, ossia la sua vita, io interverrò per punire: punirò ogni animale che avrà ucciso un uomo e punirò ogni uomo che avrà ucciso un altro uomo.


6 Chi uccide un uomo
verrà ucciso dall'uomo,
perché Dio ha fatto l'uomo
a sua immagine.

7 Quanto a voi, siate fecondi,
diventate numerosi,
diffondetevi sulla terra,
popolatela».








9,1 Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro ('amar 4)
«Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.

2 Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo.
Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere.
3 Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. 
4 Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.

5 Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto;
ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell'uomo all'uomo,
a ognuno di suo fratello.

6 Chi sparge il sangue dell'uomo
dall'uomo il suo sangue sarà sparso,
perché ad immagine di Dio
Egli ha fatto l'uomo.

7 E voi, siate fecondi 
e moltiplicatevi,
siate numerosi (heb. brulicate) sulla terra 
e dominatela».

9,1-7 Dio parla a Noè (4). Un nuovo "ordine del mondo": inizio del mondo "contemporaneo". Qui la realtà è corrispondente a quella conosciuta e sperimentata quotidianamente dagli uomini (scittori-lettori).

9,1 È la terza volta che Dio benedice gi umani: cf 1,26-28; 5,2; la fecondità di questa benedizione viene mostrata nei capitoli seguenti, quando si racconta cla diffusione dell'umanità sulla terra.
9,2: cf la lotta della vita contro la vita in 3,15

9,4: la Genesi ama riportare al lontano passato il fondamento delle norme tradizionali alimentari e rituali conosciute e tramandate nel suo ambiente

9,5-6 Dopo il racconto del diluvio, si potrebbe pensare a una sottovalutazione della vita umana e animale. Da qui il richiamo.

9,5 cf 4,10 l'omicidio è fratricidio



9,6
inserimento in versi: notare l'inversione dell'ordine delle parole tra delitto e castigo: abc-cba.
La pena capitale significa anzitutto che la vita umana non può essere equiparata a una pena in denaro (come sovente era il caso: cf Nm 35,31). Mai nella Bibbia si propone una pena capitale per delitti contro la proprietà. Inoltre, la pena capitale non è più un affare privato (cf 6,11; 4,23-24), ma viene regolata da una istituzione sociale. Tuttavia, la giurisdizione rabbinica tenderà a evitare in ogni modo una pena capitale (cf Mishnah Makkot 1,10).

8 Poi Dio disse a Noè e ai suoi figli:
9 «Io stabilisco un'alleanza con voi e con tutti i vostri discendenti
10 e con gli esseri viventi intorno a voi: uccelli, bestie selvatiche, animali domestici, quelli usciti con voi dall'arca e quelli che vivranno in futuro sulla terra.
11 M'impegno a questo con voi: nessun essere verrà mai più coperto dalle acque del diluvio; esse non allagheranno mai più la terra per distruggerla».
8 Dio disse a Noè e ai sui figli con lui ('amar; 5):
9 «Quanto a me, ecco io (va-'ani hinneni) stabilisco la mia alleanza (berît 1 ) con i vostri discendenti dopo di voi;
10 con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca. 
11 Io stabilisco la mia alleanza (berît 2) con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra».

9,8-11 Dio parla a Noè e ai suoi figli (5). Assicurazione divina per un'alleanza duratura
9,9 va-'ani hinneni : stesso inizio in 6,17, allora per il giudizio, qui per la salvezza.

9,9: "alleanza berît" : parola chiave usata sette volte in questa sezione.

 

12 Dio aggiunse:
«Vi do un segno
dell'alleanza che ho stabilito
fra me e voi
e tutti gli esseri viventi
che sono con voi
e per tutte le loro generazioni
in futuro:
13 ho messo il mio arco
tra le nubi..
Sarà il segno dell'impegno
che ho preso verso il mondo.
14 «Quando io accumulerò nubi sopra la terra, apparirà l'arcobaleno

15 e io mi ricorderò della promessa fatta per voi e per tutti i viventi, a qualunque specie appartengano: le acque non scateneranno più il diluvio e non distruggerò mai più ogni vivente.

16 Vedrò apparire l'arcobaleno nelle nubi e non dimenticherò il patto stabilito per sempre tra me e tutti gli esseri viventi nel mondo, di ogni specie».

12 Dio disse ('amar" 6):
«Questo è il segno dell'alleanza (berît 3),
che io pongo
tra me e voi
e tra ogni essere vivente
che è con voi
per le generazioni eterne.
13 Il mio arco pongo sulle nubi
ed esso sarà il segno dell'alleanza (berît 4)
tra me e la terra.
14 Quando radunerò
le nubi sulla terra
e apparirà l'arco sulle nubi
15 ricorderò la mia alleanza (berît 5)
che è tra me e voi
e tra ogni essere che vive in ogni carne
e non ci saranno più le acque
per il diluvio, per distruggere ogni carne.
16 L'arco sarà sulle nubi
e io lo guarderò per ricordare l'alleanza (berît 6) eterna
tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne
che è sulla terra».

9,12-16 Dio parla a Noè (6). Arcobaleno, segno dell'alleanza.

Una caratteristica di stile di questo brano sono le variazioni nelle ripetizioni del medesimo vocabolario. Ciò dà un effetto di esuberanza festosa al tema dell'alleanza.

17 Dio disse a Noè:«È questo, dunque, il segno del patto che io ho stabilito tra me e ogni vivente nel mondo». 17 Disse Dio a Noè ('amar 7): «Questo è il segno dell'alleanza (berît 7) che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra». 9,17 Dio parla a Noè (7). Conferma "finale" del segno.
9,18-29 "Coda" alla storia di Noè e preparazione della sezione seguente sulla popolazione della terra (cc 10-11)
9,18
: Cam è il padre di Canaan: tecnica narrativa frequente che consiste nell'introdurre un particolare a prima vista inutile o insignificante, ma in realtà di grande importanza per il seguito. Il passo prepara il prossimo sviluppo genealogico, che terminerà con Abramo, della discendenza di Sem. Gli Israeliti, figli di Abramo, si installeranno nei territori di Canaan, qui maledetto. L'episodio introduce anche il tema delle depravazioni dei Cananei e degli Egiziani, entrambi in 10,6 discendenti di Cam (cf Lv 18,3; 20,23; Gen 12,10-20; 20; 26,7-11; 19,5-8; 34; 38; 39).
18 Con Noè uscirono dall'arca i suoi figli: Sem, Cam, che fu il padre di Canaan, e Iafet.
19 Da quei tre figli di Noè ha avuto origine tutta la popolazione della terra.
18 I figli di Noè che uscirono dall'arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam è il padre di Canaan.
19 Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la terra.
9,18-19 Presentazione dei personaggi.

20 Noè fu agricoltore e fu il primo a piantare una vigna.
21 Un giorno bevve il vino, si ubriacò e si addormentò nudo nella sua tenda.
22 Cam, padre di Canaan, vide suo padre nudo e uscì a dirlo ai suoi due fratelli.
23 Ma Sem e Iafet presero un mantello, se lo gettarono tutti e due sulle spalle e, camminando all'indietro, coprirono il loro padre che era nudo. Poiché voltavano la faccia dall'altra parte essi non videro il padre nudo.
24 Quando Noè non fu più ubriaco venne a sapere quel che aveva fatto suo figlio minore.
25 Allora disse:
«Canaan sia maledetto,
sia lo schiavo degli schiavi
dei suoi fratelli!».
26 Poi disse ancora:
«Il Signore, il Dio di Sem,
sia benedetto.
Canaan sia lo schiavo di Sem!
27 E Dio conceda spazio a Iafet!
Possa egli abitare nelle tende di Sem
e Canaan sia lo schiavo di Iafet!».

20 Ora Noè, coltivatore della terra (heb. uomo del suolo), cominciò a piantare una vigna.
21 Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all'interno della sua tenda.
22 Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori.
23 Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.
24 Quando Noè si fu risvegliato dall'ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore;
25 allora disse:

«Sia maledetto Canaan!
Schiavo degli schiavi
sarà per i suoi fratelli!».

26 Disse poi:

«Benedetto il Signore, Dio di Sem,
Canaan sia suo schiavo!
27 Dio dilati (yaft) Iafet
e questi dimori nelle tende di Sem,
Canaan sia suo schiavo!».

9,20-27 Nóach ubriaco. Benedizione e maledizione nella famiglia di Noè
Passo indipendente dal racconto del diluvio, senza paralleli nei racconti mesopotamici. La "punta" del testo è il comportamento non rispettoso di Cham e la maledizione che prepara la storia della sua discendenza. In un racconto epico della letteratura ugaritica si dice che il figlio deve "prendere per mano suo padre quando è ubriaco, portarlo quando è saturo di vino" (Aqht,ANET 150). Il racconto va letto da questa prospettiva culturale in cui l'iportanza dei rapporti padre-figlio si abbina ai doveri della discrezione familiare.


9,27 Jafet rappresenta i popoli dell'Anatolia e dell'Egeo (cf 10,2-4), e la presenza dei suoi discendenti insieme con gli Israeliti in Canaan può rimandare all'insediamento dei Filistei o dei popoli del mare sulla costa del Mediterraneo, in un periodo più o meno contemporaneo all'insediamento di Israele in Canaan. Da qui l'abbinamento di Jafet con Sem nel nostro testo. In ogni caso, il testo include una benedizione su un popolo non solo diverso da Israele, ma anche suo avversario. In più, comincia ad apparire l'idea biblica che il destino dei popoli non è separabile dalla loro condotta morale.

28 Dopo il diluvio Noè visse ancora trecentocinquant'anni.
29 Quando morì aveva novecentocinquant'anni.
28 Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni.
29 L'intera vita di Noè fu di novecentocinquanta anni, poi morì.
9,28-29 Epitaffio. Conclusione delle toledot di Nóach

*(calcoli numerici: Adamo 130 Set; Set 105 Enosh; Enosh 90 Kenan; Kenan 70 Maalaleel; Maalaleel 65 Iared; Iared 162 Enoch; Enoch 65 Matusalemme; Matusalemme 187

* Lamech; Lamech 182 Noè;)