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Nel centenario della nascita, alcune lettere del futuro pontefice su una visita pastorale in Sardegna negli anni Trenta
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Papa Montini, tra messe e colazioni al sacco
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La seconda visita di Papa Montini in Sardegna, avvenne nel 1932, e fu una tappa tutta cagliaritana, occasionata dallo svolgimento del ventinovesimo congresso nazionale dei fucini. La convocazione sarda dell'assise era stata suggerita dallo stesso Giovanni Battista Montini – di cui oggi ricorre il centenario della nascita – nell'autunno del 1930 a conclusione del congresso di Trieste. A tutte le obiezioni mosse circa le difficoltà organizzative e di viaggio, egli aveva opposto argomenti che, anzi, valorizzavano le distanze consentendo ai giovani delegati una esperienza sicuramente romantica nella terra della Deledda. Il conflitto tra regime ed Azione cattolica («La sospensione dei nostri Convegni Universitari è una stroncatura forte per il nostro movimento; ma dalla ferita germogliano segni di vita ancora promettenti», scrive alla madre nell'aprile del '31) indurrà a "saltare" l'anno e a celebrare il nuovo congresso nel settembre 1932. A Cagliari giungono svariate decine fra studenti da Firenze, Napoli, Catania, Messina, Palermo. Con l'idrovolante da Ostia arrivano i due presidenti generali (Righetti e Gottelli). Anche lui, don Battista, viaggia in aeroplano, «deliziosamente stupito – scriveva – della semplicità e della sicurezza del nuovo comodissimo mezzo di trasporto». Il primo e il 2 settembre, alternandosi con l'arcivescovo della città monsignor Piovella, guida gli esercizi spirituali per «un buon numero di giovani», come riferirà ai famigliari a conclusione del soggiorno isolano. Questo, più dettagliatamente, il programma svolto. Dopo la messa solenne in cattedrale e l'invocazione alla Madonna di Bonaria da parte di monsignor Piovella, intorno alle 18 di sabato 3 i lavoratori si aprono con la prolusione di monsignor Ernesto Ruffini, segretario della Pontificia Congregazione delle università degli studi e futuro cardinale di Palermo. Il discorso è incentrato su Il decennio del pontificato di Pio XI. Il teatro Civico – dove si può accedere soltanto per invito – è gremito di delegati e semplici iscritti, presenti anche alcune autorità municipali, ad esprimere forse la riconquistata distensione degli animi fascisti.... Papa Ratti è celebrato per la sua dottrina storica e teologica di cui sono prova le numerose encicliche e bolle da lui emanate e per la speciale attenzione sempre mostrata verso l'azione missionaria della Chiesa nelle nazioni più lontane da Roma. Interessante, a tal riguardo, un'osservazione del cronista dell'Unione Sarda, critica verso l'oratore: «... sarebbe stato completo nella sua esposizione se non avesse taciuto del Patto lateranense, che rappresenta, senza dubbio, l'atto più notevole dell'ultimo decennio della vita della Chiesa, e che alla Chiesa ha consentito quei maggiori sviluppi cui appunto ha fatto riferimento l'arcivescovo Ruffini». A conclusione della manifestazione al Civico, i congressisti si dirigono verso la vicina sede universitaria per deporre una corona d'alloro sulla lapide che ricorda gli studenti caduti in guerra. L'indomani, apertura con la messa a Bonaria e a seguire, relazione di Augusto Baroni su L'attualità del Tomismo, arricchita dagli interventi dei membri del Gruppo filosofico coordinato da Guido Gonella (futuro ministro democristiano e, intanto, clandestino comunista dell'Osservatore Romano). In serata, meditazione di Montini nella chiesa di Santa Caterina dei Genovesi, in via Mannu. Così anche nei due giorni successivi. Lunedì 5 apertura con la messa in cattedrale ed avvio della trattazione di aspetti attinenti alle varie difficoltà umanistiche e scientifiche, già esaminati nel corso dell'anno da parte delle varie strutture locali dell'organizzazione. Idem il giorno dopo, dopo la messa celebrata stavolta a Sant'Anna ( in suffragio dei soci scomparsi). Otto, complessivamente, le riunioni di facoltà e quattro quelle dedicate alle attività generali degli universitari cattolici. Fra i temi discussi: Lo spirito e la lettera del Patto della Società delle Nazioni e La dottrina cattolica del diritto di proprietà e Autodeterminismo e concetto della casualità. Fra i documenti che circolano durante l'assemblea uno è di mano degli ex fucini che, riunitisi apposta, esprimono nuovamente il desiderio che sorga un movimento di «assistenza spirituale e intellettuale» ai laureati. (Lo stesso pontefice, nell'udienza che concederà ai delegati al termine dei loro lavori, accennerà a «quella parte dei desiderata... in cui i giovani si era riferiti... all'organizzazione dei laureati». Nascerà infatti presto il movimento dei laureati cattolici destinato ad essere, anche in Sardegna, uno dei protagonisti del laico cattolico organizzato di quest'ultimo cinquantennio). Mercoledì 7, solita apertura eucaristica, stavolta nella chiesa gesuita di San Michele. All'ordine del giorno è la relazione del Consiglio Generale che stimola una lunga e animata discussione. Pomeriggio in Duomo per il Te Deum di ringraziamento perchè tutto è... filato al meglio. Monsignor Piovella impartisce la benedizione e rivolge la sua parola. Giovedì 8 è la giornata finale dedicata alle escursioni dell'entroterra che integrano la visita anche di studio compiuta in città in museo archeologico. Dovendosi recare a Terranova (Olbia) per l'imbarco alla volta per Civitavecchia, i giovani puntano dapprima, col loro assistente nazionale, ad Oristano (messa al Santuario di Nostra Signora del Rimedio), fermandosi quindi ad ammirare il nuraghe Losa e, più in là, il bacino del Tirso. Segue una colazione al sacco ad Abbasanta e quindi, in treno, il tragitto prosegue per Terranova. «Il viaggio non fu senza interesse», scrisse Montini il 13 settembre. Dice della visita in automobile nell'oristanese e dell'incoveniente trovato al porto di Terranova «dove tutti giungono molto stanchi». «Non ci fu possibile imbarcarci: soldati avanguardisti ebbero la precedenza su di noi, e ci volle del bello e del buono per ottenere che fossero imbarcate almeno le studentesse. Terranova fu ospitale: vagoni di terza classe e qualche stanza rimediata alla meglio offersero un accompagnamento di fortuna al centinaio di giovani rimasti. Io dormii comodamente dal Parroco. La interminabile giornata d'attesa fu occupata a mandar telegrammi, a dar rappresentazioni in versi comici improvvisati su la piazza del paese, e a navigare in barca». Due annotazioni curiose in ultimo. Riferendosi alla partenza dei congressisti da Cagliari, "l'Unione Sarda" – coerente alla sua divisa fascista – ne enfatizza la visita alle «maggiori opere di costruzione eseguite dal regime dell'isola», tacendo di santuari e nuraghi. E, inoltre, l'episodio del mancato imbarco così viene raccontato dalla stampa cattolica del tempo, aggiungendo qualcosa a quanto già si conosce della delicatezza d'animo di Giovanni Battista Montini: ormai salito a bordo del piroscafo ed appreso in quel momento che i suoi giovani sarebbero rimasti a terra, ridiscende «salutato da un applauso scrosciante».
GIANFRANCO
MURTAS |