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La Nuova Sardegna 9 settembre 2001 |
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L'assalto tedesco nel giorno della festa |
Beppe Meloni
ORISTANO. Giovedì nove settembre 1943, oltre mezzo secolo fa, mentre ancora
sono in corso nel vicino santuario i riti religiosi per la festività della
"Madonna del Rimedio", tanto cara agli oristanesi e non solo, sul
vecchio ponte Mannu (inaugurato dal fascismo nei primi anni Trenta del secolo
scorso), si registra uno scontro violento tra militari tedeschi, in ritirata
verso il Nord Sardegna, e un battaglione di fanteria italiano. Dal giorno prima,
quando è stato firmato con gli anglo americani l'armistizio di Cassibile,
italiani e tedeschi non sono più alleati ma nemici.
Questo scontro militare sul ponte Tirso è uno dei pochi episodi di guerra
verificatosi nell'isola, perché le truppe tedesche riescono a passare in
Corsica quasi indisturbate, grazie all'accordo stipulato con i generali Basso e
Castagna, che comandano le truppe italiane di stanza in Sardegna.
Dopo tre anni si è spenta definitivamente la "grande illusione"
dell'Italia fascista entrata in guerra a fianco della Germania nazista il 10
giugno 1940. L'ambizioso programma del capo del Governo, Benito Mussonili,
fondato su una "guerra lampo" e otto milioni di baionette pronte a
battersi contro le "potenze plutocratiche e reazionarie
dell'Occidente", si rivela un autentico suicidio. E per l'Italia sarà una
grande tragedia.
Il 25 luglio 1943 crolla il fascismo e Mussolini, fatto arrestare da re Vittorio
Emanuele III dopo la drammatica seduta del Gran consiglio, viene inviato
prigioniero in Sardegna, a Villa Weber a La Maddalena.
Il 28 agosto, per ordine del maresciallo d'italia e nuovo capo del Governo,
Pietro Badoglio, Mussolini viene trasferito nel nuovo rifugio del Gran Sasso per
impedire che venga liberato dai tedeschi.
La sequenza degli ultimi avvenimenti della seconda guerra mondiale è dunque di
una drammaticità impressionante.
Passa infatti soltanto un mese e l'8 settembre 1943 viene firmato a Cassibile
l'armistizio con i nuovi alleati anglo americani.
Lo scontro militare all'ingresso nord di Oristano tra italiani e tedeschi, uno
dei pochi segnalato in Sardegna, è stato forse raccontato dallo stesso tenente
colonnello Sardus Fontana di Iglesias, comandante delle truppe italiane nella
nota firmata con lo speudonimo di "Miles" contenuta nelle pagine del
secondo volume su "L'antifascismo in Sardegna" di
Brigaglia-Manconi-Mattone-Melis.
L'antefatto si svolge il 9 settembre di primo mattino a Baressa, un piccolo
paesino della Marmilla, dove diversi abitanti vengono fermati da militari
tedeschi della 7ª Compagnia del 2º battaglione di fanteria, che procedono in
marcia verso nord dell'isola.
L'intenzione dei tedeschi è forse solo quella di requisire alcuni automezzi, ma
nel disordine che segue, partono alcuni colpi di arma da fuoco.
Sul terreno il corpo di un giovane diciassettenne colpito a morte, Anselmo
Lampus di Giovanni.
Soltanto dopo alcuni mesi, il 13 novembre 1943, il suo cadavere, fatto sparire
misteriosamente, verrà ritrovato in aperta campagna in regione "Sa
Cruxi" con il cranio trapassato da una pallottola.
Lo scontro per la difesa del ponte Mannu che i tedeschi volevano fare saltare
con le mine, avviene soltanto alcune ore dopo l'episodio di Baressa.
I fanti del 403º battaglione del 132º reggimento di fanteria, comandati dal
tenente colonnello Sardus Fontana, con il loro eroico intervento impediscono ai
tedeschi di minare e fare saltare il ponte, una arteria importante di
collegamento tra la città e i paesi vicini.
In quelle prime giornate del settembre 1943 aveva destato preoccupazione nel
comando italiano l'ammassamento delle truppe tedesche vicino alla basilica del
Rimedio, in prossimità dunque della stessa città di Oristano.
In questo lavoro di coordinamento fra le truppe italiane di stanza nell'area
oristanese e che precede lo scontro, si rivela prezioso l'intervento
dell'aiutante maggiore, Luigi Poddi di Cabras, e degli ufficiali di collegamento
Ovidio Addis di Seneghe, Giuseppe Mazzella di Dorgali e Carlo Manis di Oristano.
L'assalto tedesco ha inizio con un lancio di bombe a mano anticarro contro il
presidio italiano.
Dopo una lotta accanita per impedire ai tedeschi di minare il ponte Mannu, sul
terreno si contano i feriti.
Quelli italiani sono sei, il più grave dei quali è il sergente maggiore Fulvio
Bavaro, al quale verrà assegnata la medaglia d'argento al valor militare per «l'esempio
di fermezza e fedeltà al dovere».
Gli altri feriti sono il caporal maggiore Vittorio Cervetti e i fanti Francesco
Cancedda, Giuseppe Lixi, Antonio Moretto e Luigi Bartoli.
I tedeschi contano anch'essi una decina di feriti sul campo.
Al combattimento di ponte Mannu hanno preso parte, tra gli altri, i tenenti
Achille Roncelli e Giacomo Palmieri, i sottotenenti Mario Murgia e Carlo
Bertoldi, tutti della 1ª Compagnia del 403º battaglione, il capitano Paolo
Mannu di Riola Sardo, il tenente Carlo Murgia di Olzai e lo squadrone dei
"cavalleggeri di Sardegna" al comando del maggiore Giovanni Careddu,
il 30º gruppo motorizzato diretto dal maggiore Guido Randaccio di Cagliari e
trentotto carri armati del gruppo tattico motocorazzato al comando del tenente
colonnello Giuseppe Ponzini.
La divisione "Sabaudia" ha proceduto infine all'inseguimento dei
tedeschi in ritirata.
Lo scontro armato di "ponte Mannu" è una piccola pagina di guerra
vissuta nei pressi della nostra città, ai più sconosciuta, e che dopo oltre
mezzo secolo ritrova l'onore della cronaca.
Un episodio che ha fatto rifulgere l'eroismo di molti soldati sardi, tra i quali
Aldo Chapelle e Pietro Puggioni di Cagliari sono stati decorati con la medaglia
di bronzo. A Mario Atzori di Arbus, Celestino Magrini di Asuni e Luigi Porcu di
Cagliari sono state invece assegnate le croci di guerra al valor militare.